indietro

DONARE I RENI A PAGAMENTO? SAREBBE SCHIAVITU'

Il direttore del Centro Nazionale Trapianti sulla proposta olandese di incentivi economici.

06/12/2007
L'attesa per un rene in Europa o negli Usa è così lunga che a volte si muore. O si compra un organo al mercato nero del Terzo Mondo. Dall'Olanda la proposta di "pagare" chi dona un rene dando in cambio l'assistenza sanitaria a vita (costa mille euro l'anno). Che ne pensa? Innanzitutto precisiamo meglio la questione alla luce dei recenti progressi della medicina. La mortalità tra i dializzati oggi è circa del 1,2% l'anno, sovrapponibile a una popolazione simile, senza patologie renali. Il trapianto di rene quindi, a differenza di quello di altri organi, non è un "salvavita". Sulla qualità della vita del malato, invece, ha un impatto enorme, riportandola alla normalità. Detto questo, sono contrario, come lo sono tutte le società trapiantologiche, il governo Usa e quelli europei, a qualunque forma di rimborso della donazione. Anche se questa fosse per un trapianto salvavita. Perché? "La donazione deve essere libera e consapevole. Un rimborso, sotto qualunque forma lo si elargisca, "seleziona" i più deboli, i cittadini che si privano di un rene e vanno incontro ai rischi, anche se minimi per la propria salute, solo perché bisognosi. È evidente che se non avessero necessità economiche non lo farebbero. E tutto ciò per risolvere il problema di un altro cittadino bisognoso, quello che riceve l'organo. Il sistema sanitario di una nazione civile, in particolare quello italiano, invece si basa sul principio etico della universalità delle cure: tutti abbiamo diritto alla salvaguardia della nostra salute, in quanto esseri umani, indipendentemente dalle nostre condizioni economiche o altro". In fondo, si tratterebbe solo di fare un'eccezione per il rene, unico caso in cui la donazione di uno dei due organi non compromette la sopravvivenza. Il principio etico rimarrebbe poi ben saldo per tutti gli altri campi della medicina. "E poi l'eccezione si ripete sino a diventare la regola, come spesso succede. Dopo il rimborso per la donazione di un organo, perché non introdurre il pagamento per la donazione di sangue, che può essere un salvavita? O di un parte del fegato, col quale si può fare un trapianto, anch'esso salvavita? Per non parlare poi dei commerci che si potrebbero avviare con le cellule staminali. Sarebbe il ritorno della schiavitù, nel senso del commercio di esseri umani, anche se fatta di pezzi e non di corpi interi". Dramma che già avviene col mercato nero dei reni, tra malati dei Paesi ricchi e donatori di Paesi poveri. Alcuni sostengono che il rimborso della donazione stroncherebbe questo traffico clandestino, rendendolo inutile. "Anche se sappiamo di un incremento di problemi di questo tipo, i dati in nostro possesso non sono così drammatici. Le organizzazioni nazionali per i trapianti europee, tra le quali vi è un continuo scambio di informazioni, sono in grado di scoprire se c'è stato un traffico d'organi. I malati in dialisi ed in lista d'attesa sono noti e seguiti nel tempo. Se uno di questi "scompare", non si presenta più alla dialisi o ai controlli periodici, e non è stato trapiantato, vuol dire che il rene lo ha comprato. Qualche "scomparsa" viene segnalata in Nord Europa. In Italia sinora non ce ne sono state. E non mi meraviglio, perché ormai si sa che da questi viaggi della speranza spesso si torna con gravi infezioni o, addirittura non si torna proprio. Altro argomento contro il rimborso della donazione è l'esperienza dell'Iran. Lì esiste un sistema di donazione rimborsata limitato ai cittadini iraniani ma la donazione da cadavere è pressoché inesistente. Anche perchè laddove vi sono forme di rimborso delle donazioni, quelle libere e basate sulla solidarietà, da cadavere, spariscono". Insomma, le liste d'attesa sembrano destinate a rimanere drammaticamente lunghe. Ma la medicina moderna, con tutti i suoi progressi, non può fare nulla? "Può fare molto con uno strumento, tra l'altro molto economico e che dovremmo sfruttare al massimo se vogliamo porre un freno alla crescita dei pazienti e dei costi: questo strumento si chiama prevenzione. Oggi, anche in campo nefrologico, è possibile evitare una parte delle malattie o rallentarne in modo molto significativo l'evoluzione verso la dialisi. E lo stesso si può dire per le liste d'attesa degli altri organi. Non a caso, la legge relativa all'organizzazione dei trapianti in Italia si occupa anche di prevenzione delle malattie curabili con un trapianto. Su questa sarebbe bene concentrarsi, più che su strategie e modi eticamente pericolosi di aumentare gli organi". di Arnaldo D'Amico (La repubblica -Salute 6-12-2007)
torna su