indietro

DONARE UN RENE? E' SOLO UN GIOCO

Al pubblico non si chiede di ragionare. Solo di emozionarsi. Un commento di Riccardo Toniolo di Megachip (Democrazia nella comunicazione).

03/06/2007
Eravamo tutti su scherzi a parte, ma francamente non c'è stato proprio niente da ridere. “De grote donor show” era, appunto, solo uno show. “Il grande donatore” non esisteva, nessun rene da donare in diretta; Lisa, la malata terminale che doveva scegliere a chi delle tre persone selezionate tra le oltre millequattrocento (in Olanda) in attesa di trapianto avrebbe donato il suo rene, era in realtà un attrice... I tre dializzati che glielo chiedevano, invece, erano autentici; ma allo stesso tempo erano anche complici di questo gioco televisivo. Nessuno dei tre, insomma, aveva l'illusione di vincere il rene in diretta televisiva. Lo scopo del programma, ha spiegato alla fine il presentatore Patrick Lodiers, era quello di far iscrivere quanti più olandesi possibile nella lista dei donatori di organi. Meno male, ma questo esperimento mediatico trasmesso in diretta in Olanda venerdì 1° giugno non può essere accantonato con un sospiro di sollievo ed un alzata di spalle. “De grote donor show” ha comunque lasciato il segno, non solo in Olanda, ed ha portato alla luce alcuni fatti su cui riflettere. Lasciamo agli olandesi ed ai loro politici le riflessioni sulla lunghezza della loro lista d'attesa per un trapianto d'organo ed occupiamoci degli altri fatti evidenziati dal programma. Solo apparentemente marginali. Innanzitutto: siamo ormai disposti a credere nell'onnipotenza dello show-business. Non ci stupisce praticamente più niente di quel che fa la tv. Il primo “grande fratello” ci ha mostrato che esistevano persone disposte ad uscire per cento giorni dalla loro vita pur di apparire in video, ed ai tempi ci era sembrato incredibile. Sembra ormai passato un secolo; abbiamo visto fare ben di peggio, in cambio di una fetta di celebrità televisiva, peraltro ben più effimera. Stasera la soglia si è alzata ancora. Di quali effetti speciali avranno bisogno la prossima volta per stupirci ancora? Il programma ha poi confermato che non basta più informare, far conoscere un problema, nemmeno parlarne in un talk-show televisivo, per quanto possa essere seguito. La vera attenzione, ormai, si ottiene solo con l'intrattenimento. Meglio ancora se attraverso l'uso di format prestabiliti. “De grote donor show” ha interpretato le regole del linguaggio del format con consumata abilità ed ha ottenuto un'attenzione mediatica internazionale impensabile per qualsiasi talk-show o approfondimento di qualsiasi genere. La trasmissione ha scandito il suo tempo al ritmo di tutti i più tipici “riti” dei reality show. Dai 30 secondi di autopromozione per ogni concorrente, al servizio sui familiari che fanno il tifo. Dalle domande in studio al tipo di musica che sottolineava i momenti più intensi. Fino all'eliminazione di una concorrente, appena un minuto prima della rivelazione finale. Ed in questo modo “De grote donor” ha confermato che la tv che plasma la società, quella che determina davvero chi siamo e che politiche seguiremo, è quella di intrattenimento, non quella d'informazione. Niente di nuovo, per carità. Basta ricordarsi della differente intensità delle polemiche che hanno fatto seguito al “Rockpolitik” di Celentano, show dai contenuti solo presunti, rispetto a quelle per la messa in onda di video contenenti denunce ben più forti ed intense. Mi riferisco, al documentario di Ranucci su Fallujah, a “confronting the evidence” a Report od anche, proprio in questi giorni, al video della BBC su pedofilia ed omertà nella chiesa mandato in onda ad annozero. Le polemiche non sono mancate, certo, ma niente di paragonabile agli echi della trasmissione di Celentano. Il pubblico di “de grote donor” ha partecipato in diretta. Tramite SMS era possibile suggerire alla “nostra” Lisa a chi dei tre lasciare in dono il suo rene. Un'altra barriera è stata rotta. Stasera si è data l'illusione che in uno show televisivo si potesse decidere tramite SMS chi avesse più diritto ad un trapianto. Chi li spediva non sapeva che era un gioco. Non facciamoci illusioni: i media sono ampiamente manipolabili e direzionabili, basta capire come funzionano. Ed alla Endemol lo sanno molto bene. Al punto di confezionare così bene una “bufala” da farla diventare notizia sul circuito internazionale. La trasmissione, ben prima della sua messa in onda, aveva già fatto breccia nella curiosità (morbosa) un po' ovunque e ad Almere erano presenti inviati da moltissimi paesi. Gente comune, operatori dei media, mondo politico; ci siamo cascati tutti. Ed anche su questo dovremmo iniziare a riflettere. Sul potere della tv che è così forte da ingannare non solo chi la guarda, ma anche chi la fa. Un ultima considerazione. La rivelazione che lo show era solo una provocazione è arrivata praticamente alla fine. Sottolineata da un sapiente cambio di luci e sonoro di sottofondo. Alla rivelazione ha fatto seguito una breve spiegazione sulle motivazioni della produzione, un breve ricordo di Bart de Graaff, morto mentre era ancora in attesa di un trapianto, e niente più. Attenzione, però, se lo scopo era quello di attirare l'attenzione sul problema... beh in quel momento l'attenzione era tutta su di loro. Perchè, allora, invece di sfruttarla per spiegare il problema, hanno chiuso velocemente lo show? Perchè i maestri di tv che hanno prodotto il programma sono ben consapevoli che verità, argomentazioni, dati etc, semplicemente non avrebbero retto il confronto col pathos dello show. Al pubblico non si chiede di ragionare. Solo di emozionarsi. Ed i sondaggi del mattino dopo dicono che la maggioranza degli olandesi vorrebbero cambiare le regole riguardo alla donazione di organi.  
torna su