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DONATORI CADAVERE A CUORE BATTENTE E NON NEL TRAPIANTO DI RENE

La rivista Transplantation pubblica i risultati di uno studio sugli esiti a lungo termine.

29/05/2007
Il donatore cadavere a cuore non battente viene comunemente considerato un donatore marginale, in quanto alla sua morte cerebrale è associata la cessazione dell'attività cardiaca, utile a preservare la funzionalità dei suoi organi per il trapianto. Uno studio pubblicato sulla rivista Transplantation ha valutato, con una tecnica meta-analitica, le differenze di outcome nei pazienti sottoposti a trapianto di rene da donatore cadavere a cuore non battente (non heart beating, NHB) rispetto a quelli sottoposti a trapianto da donatore cadavere a cuore battente (heart beating, HB). Attraverso una ricerca in letteratura, sono stati confrontati i trapianti di rene da donatori NHB e HB effettuati tra il 1992 e il 2005. Gli outcome dei pazienti riceventi il trapianto sono stati valutati in base a: tempo di ischemia calda e fredda, primary nonfunction, funzione ritardata del graft, periodo di degenza in ospedale, rigetto acuto, sopravvivenza del graft e del paziente e livello di creatinina nel sangue nel periodo post-trapianto. Diciotto studi comparativi sono stati compiuti su un totale di 114.081 pazienti, di cui 1858 avevano ricevuto il graft da donatori NHB e 112,223 da donatori HB. I risultati mostrano che il tempo di ischemia calda era significativamente più lungo per il gruppo NHB di un tempo medio pari a 24 minuti (P<0,001). Il tempo di ischemia fredda era simile per i due gruppi (P=0,97). L'incidenza di una primary nonfunction e di una funzione ritardata del graft erano rispettivamente 2,4 volte (P<0,001) e 3,6 volte (P<0,001) maggiori nel gruppo NHB rispetto al gruppo HB. Il tempo di degenza in ospedale era maggiore per il gruppo NHB di 4,6 giorni (P<0,001). La sopravvivenza dei pazienti a 6 mesi, 2 anni e 5 anni era simile tra i due gruppi di pazienti. L'incidenza del rigetto acuto era simile tra i due gruppi, mentre il vantaggio di sopravvivenza iniziale del graft nel gruppo HB diminuiva gradualmente nel corso del tempo. Dall'analisi non è emersa nessuna differenza statisticamente significativa tra i due gruppi riguardo ai livelli di creatinina nel sangue dei riceventi a 3 mesi e a 12 mesi dopo il trapianto. In conclusione, i donatori NHB hanno la potenzialità di estendere il pool di donatori cadavere disponibili per il trapianto di rene. Nonostante che i trapianti effettuati da donatori NHB siano infatti associati ad una maggiore incidenza di eventi avversi durante il periodo iniziale post-trapianto, gli outcome a lungo termine sembrano essere comparabili a quelli del trapianto da donatori HB.   Bibliografia Kokkinos C, Antcliffe D, Nanidis T, et al. Outcome of kidney transplantation from nonheart-beating versus beart-beating cadaveric donors. Transplantation 2007; 83: 1193-9. Fatti ecifre n. 100  
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