indietro

Donatori di fegato da vivente, convinti e soddisfatti.

Da Trapianti.net

28/12/2015
Un recente studio sul follow-up dei donatori di fegato da vivente, pubblicato su Liver Transplantation, riferisce che la maggior parte di essi è molto soddisfatta della donazione e donerebbe ancora una parte del fegato, indipendentemente da qualsiasi complicanza sul trapianto. È un dato confortante soprattutto perché la carenza di organi da donatore cadavere sta contribuendo all’aumento esponenziale dei pazienti in lista d’attesa. L’OPTN, l’organizzazione per il reperimento degli organi degli Stati Uniti, nella sua relazione annuale ha riferito che nel 2012 sono transitati 16.000 pazienti in lista di attesa per trapianto di fegato, di cui 6.878 sono stati trapiantati e 6.999 sono purtroppo deceduti in attesa del trapianto. Ciò significa che circa il 43% dei pazienti non ce l’ha fatta ed è un dato drammatico che deve spronare il sistema a trovare fonti alternative per soddisfare maggiormente la richiesta. Una di queste fonti è rappresentata indubbiamente dalla donazione da vivente. Tuttavia, la stessa OPTN riferisce chedei trapianti effettuati nel 2012, il 96% ha ricevuto organi da donatore cadavere e solo il 4% da donatore vivente. Quindi, anche se in molti la ritengono una valida alternativa, la donazione da vivente rimane sostanzialmente una procedura di nicchia. I motivi secondo alcuni vanno ricercati nella complessità della procedura e nella mancanza di dati di follow-up del donatore a lungo termine. In effetti ci sono pochi dati sugli esiti a lungo termine e questo studio, effettuato dai ricercatori del Dipartimento di Chirurgia dell’Università del Minnesota, ha valutato proprio lo stato di salute e la qualità di vita (HRQoL) su lungo periodo, di 127 pazienti che hanno donato una porzione di fegato a scopo di trapianto con particolare riguardo alla porzione destra del fegato (epatectomia destra), in un periodo di follow-up medio di 7 anni. I risultati mostrano che l’11% dei donatori ha riferito una salute migliore e l’80% non ha notato alcun cambiamento di salute rispetto a prima. Il disagio per l’incisione chirurgica è stato il più comune sintomo post-donazione, riferito dal 34% dei donatori, mentre il 22% ha accusato sintomi depressivi transitori. Complessivamente il 97% di loro è tornato con soddisfazione al proprio impiego. A una più particolareggiata analisi, i dati mostrano che la soddisfazione dei donatori era indipendente dall’aumento di vitalità, dalla diminuzione del dolore e dall’esito positivo del trapianto. “Abbiamo riscontrato che i donatori avevano una qualità di vita superiore alla media della popolazione generale, con il 97% di loro che ha affermato di non essersi pentito della donazione e che lo farebbe di nuovo”, commenta Srinath Chinnakotla del Dipartimento di Chirurgia dei Trapianti che ha supervisionato lo studio di Humphreville. “La donazione di fegato da vivente è una delle azioni più altruistiche che una persona possa fare: i risultati mostrano che è un’esperienza positiva per i donatori e dobbiamo continuare a condividere tali informazioni affinché queste esperienze non vadano disperse”, sottolinea Vanessa Humphreville autrice dello studio. “In qualità di specialisti del trapianto è nostra responsabilità informare i donatori su tutti gli aspetti del processo di donazione, ma è anche nostro dovere condividere e dunque far conoscere le esperienze positive della donazione e la qualità di vita dei donatori su lungo termine”. Bibliografia Humphreville VR, Radosevich DM, Humar A, et al. Longterm health-related quality of life after living donor liver transplantation. Liver Transplantation. Article first published online: 13 NOV 2015. DOI: 10.1002/lt.24304.
torna su