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DONATORI E RICEVENTI...

Capita spesso di leggere sui giornali o di ascoltare in televisione appelli per trovare donatori o riceventi. Il parere dello specialista, in seguito all'ultimo appello.

20/11/2002
In questi giorni molte famiglie di donatori di organi hanno telefonato alla segreteria del Nord Italia Transplant (Nitp) di Milano per contattare i trapiantati. E' l'effetto dell'appello di una madre di un quattordicenne di Bressana Bottarore (PV), morto a luglio e che ha donato gli organi. La madre chiede di incontrare le persone che vivono col cuore, il fegato, i polmoni e le cornee del figlio. Il professore Alberto Maria Comazzi, del Servizio di Psicologia medica del Nitp, si è detto disponibile a creare un contatto , purchè "la richiesta sia reciproca, non solo della famiglia del donatore, ma anche dei trapiantati". Inoltre precisa il professor Comazzi, anche nel caso il desiderio sia reciproco, non c'è l'incontro personale. "Noi sconsigliamo sempre un contatto diretto perchè non è facile da gestire. L'impatto emotivo è enorme per la persona che sopravvive e possono nascere recriminazioni. Dopo un primo momento in cui si prova solidarietà, successivamente possono emergere problemi di varia natura. Siamo invece favorevoli agli scambi di lettere. Consigliamo ad esempio al trapiantato di scrivere una lettera di ringraziamento alla famiglia del donatore. E siamo anche favorevoli allo scambio di telefonate. Il contatto diretto invece deve essere preparato, mediato". Va ricordato che la legge italiana prevede il rispetto dell'anonimato. "C'è l'articolo 622 del Codice Penale che proibisce la divulgazione di notizie riguardanti le pratiche sanitarie - dice Comazzi - così come la legge del 1º aprile 1999 n. 91, all'articolo 18, comma 2, prevede specificatamente che il personale sanitario e amministrativo impegnato nelle attività di trapianto, debba garantire l'anonimato dei dati relativi al donatore e al ricevente". Ma per i parenti del donatore la ricerca è spesso spasmodica. Una ricerca che il professore definisce la "sindrome del segugio". "E' quando i parenti, a volte, si trovano, a inseguire, appunto come "segugi", le tracce dei loro congiunti defunti". Ed è qui che il servizio di Psicologia medica del Nitp può intervenire, "chiarendo la sindrome e permettendo semmai quel contatto indiretto che rispetta la sensibilità di entrambi. E soprattutto a favorire una pronta elaborazione del lutto, che insorge dal terzo al sesto mese dalla scomparsa del proprio caro e induce la famiglia a mettersi sulle tracce dei trapiantati". (vipas)
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