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DONATORI SAMARITANI: SÌ DAL COMITATO NAZIONALE DI BIOETICA

Rispettare anonimato e istituire registro.

26/04/2010
Il Comitato Nazionale di Bioetica (CNB), a larga maggioranza, ha approvato un parere sulle donazioni di organi da cosiddetti ‘donatori samaritani’, ovvero estranei al ricevente, poiché non legati ad esso da vincoli affettivi o di parentela. Il parere era stato sollecitato dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, dopo il recente caso di una offerta di donazione samaritana verificatosi all’ospedale Molinette di Torino e di due altre offerte di donazione sempre di questo tipo in Lombardia. Il parere, spiega il vicepresidente del Cnb, Lorenzo D’Avack, “non ha riscontrato maggiori rischi nella donazione samaritana rispetto a quelli che possono essere presenti nella donazione di organi da viventi, sia consanguinei sia affettivamente legati”. Inoltre, sottolinea il bioeticista, “si è soprattutto evidenziato come il dono verso pazienti anonimi attraverso i centri ospedalieri assicuri l’assenza di qualsiasi incentivo economico per il donatore e quindi di qualsiasi commercializzazione dell’organo”. Tale garanzia, precisa inoltre il vicepresidente del Cnb, “è data anche dal fatto che il Comitato raccomanda che venga garantito il principio dell’anonimato, che si deve realizzare evitando che donatore e ricevente abbiano rapporti reciproci, sia prima che dopo l’operazione”. Il Cnb ha comunque raccomandato un attento accertamento sulle condizioni cliniche del donatore e sulle motivazioni del gesto; un accertamento che deve essere attuato da una “parte terza” rispetto alle strutture mediche che effettueranno il prelievo e il trapianto, ossia si raccomanda che tale controllo sul donatore sia fatto da una parte estranea, come potrebbe ad esempio essere un comitato etico pluriprofessionale. Il parere approvato oggi verrà in tempi brevi trasmesso alla Presidenza del Consiglio e ha un valore consultivo. RISPETTARE ANONIMATO e ISTITUIRE REGISTRO. Garanzia che venga rispettato l’anonimato e istituzione di un registro dei potenziali ed effettivi donatori. Sono alcune delle raccomandazioni espresse dal Comitato Nazionale di Bioetica. La “donazione samaritana”, si legge in una nota del Cnb (il documento sarà pubblicato nei prossimi giorni), é “legittima dato che si tratta di un atto supererogatorio, come tale eticamente apprezzabile per il movente solidaristico che lo ispira” e “tale procedura non implica rischi maggiori, dal punto di vista medico, per il donatore vivente di quelli che sono presenti nell’ambito di qualsiasi genere di espianto d’organo ex vivo”. Il Cnb, prosegue la nota, ha raccomandato “che siano garantiti tutti quegli strumenti (giuridici e clinici), unitamente al rigoroso rispetto del principio dell’anonimato, atti ad evitare possibili abusi e assicurare che l’atto non sia mosso da motivazioni di altra natura, quale ad esempio l’incentivo economico” e che “si preveda un registro riservato e rispettoso della privacy con i nominativi sia dei potenziali che degli effettivi donatori”. Il Comitato raccomanda anche che “il dono del rene abbia un carattere aggiuntivo e non sostitutivo al trapianto da cadavere o da donatore vivente consanguineo o affettivamente legato” e che “l’espianto di rene da donatore samaritano abbia luogo nei centri di trapianto autorizzati nel rispetto delle procedure indicate dalla normativa in vigore di modo che sia garantita una corretta ricezione dell’organo e della sua assegnazione”. Quanto alle condizioni cliniche del donatore e alle motivazioni del gesto “l’accertamento” deve “essere attuato da una “parte terza” rispetto all’organizzazione medica che riceverà all’occorrenza il rene”. Le linee guida approvate dalla Conferenza Stato Regioni sulla donazione di rene da vivente e da cadavere, infine, dovranno “tenere conto, ma non diversamente nelle altre donazioni da vivente, di questo atto di generosità che deve tradursi in un criterio di preferenza nelle liste di attesa in caso di bisogno sopravvenuto di un rene da parte del donatore stesso”. MARINI: VICEPRESIDENTE CNB SI ASTIENE. “Il documento prodotto dal Comitato Nazionale di Bioetica dice sì alla donazione samaritana, ma rischia di porre dei paletti eccessivi in nome del timor panico della mercificazione del corpo umano, rischiando così di disincentivare la formazione di una cultura della donazione altruistica” che sarebbe necessaria vista anche la lunghezza delle liste di attesa. Luca Marini, vicepresidente del Cnb, motiva così la sua astensione al voto sulla raccomandazione espressa dal Comitato sulla donazione di organi tra persone che non si conoscono. “Mi sembra - aggiunge Marini - che in generale sia emersa una forte resistenza” a questa pratica, che in ogni caso “non costituisce una emergenza clinica o bioetica, visto che parliamo di tre potenziali donatori, a fronte di migliaia di soggetti in attesa di trapianto”. Peraltro, da un punto di vista giuridico, “la donazione samaritana - spiega - non è vietata dalla normativa”. Nonostante l’accento sulla garanzia dell’anonimato del donatore samaritano, poi, “come si fa - si chiede Marini - a superare il presunto rischio che il soggetto non sia spinto da motivazioni diverse da quelle altruistiche?”. CENTRO BIOETICA CATTOLICA: NO A DONATORI ‘SAMARITANI’. No ai donatori di organo ‘samaritani’ ossia pronti a cedere un rene a uno sconosciuto. È la posizione del Centro di Ateneo di Bioetica dell’Università Cattolica, diretto dal prof. Adriano Pessina, dopo il parere espresso dal Comitato Nazionale per la Bioetica che si è detto favorevole alle donazioni di organi da cosiddetti "donatori samaritani". “In realtà - replica il Centro di Bioetica - il riferimento alla figura del samaritano evangelico risulta improprio e fuorviante, perchè il samaritano stabilisce una relazione personale con il ferito e poi lo affida alle cure di un locandiere, riprendendo la propria strada. Qui si ha una vaga analogia con la figura del benefattore anonimo, proprio delle società moderne. La mutilazione del benefattore anonimo stravolge in realtà il significato stesso della donazione di organi da vivente, ammessa, in via eccezionale, laddove esistano relazioni parentali ed affettive”. La via ordinaria della medicina “deve passare attraverso il prelievo degli organi da cadavere e non può aprirsi all’idea che si possano creare mutilazioni e situazioni patologiche per rispondere alle esigenze di salute dei pazienti, creando un circolo vizioso e improprio”. Ma soprattutto, secondo Pessina, avallare questa impostazione, dal punto di vista antropologico e culturale, significa “fare propria l’idea che il corpo sia un semplice composto di parti e non l’espressione dell’identità personale”. In attesa di leggere l’intero parere del Comitato Nazionale per la Bioetica, “lascia perplessi notare che l’unica remora etica abbia riguardato il tema della possibile commercializzazione degli organi, di fatto esclusa dal CNB. Una remora che rischia di essere paradossale, perchè, una volta legittimata (sul piano antropologico ed etico) l’idea del proprio corpo come una “proprietà a disposizione” di un soggetto “sganciato” della sua corporeità oggettuale, non si vede perchè limitare il libero esercizio di tale proprietà, se non per l’omaggio al politically correct, alla sola pratica della donazione. Risulta inoltre inquietante la sottesa concettualizzazione di una soggettività totalmente “spiritualizzata” che qui emerge. Mentre, da un lato, si pensa al corpo come a un rivestimento assolutamente neutrale rispetto all’identità personale, dall’altro, dietro la veste, che si vuole immacolata, della donazione, non ci si interroga sui vissuti complessi e magmatici di persone autorizzate da un comitato nazionale di etica a pensarsi in modo dualistico. Se si vuole mandare un messaggio solidaristico in grado di conservare un’idea alta dell’uomo - conclude la nota del Centro- ci si deve impegnare lungo la strada della medicina rigenerativa e del prelievo degli organi da cadavere”. LA PARABOLA. Luca 10,25-37 Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall’altra parte. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n’ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all’albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno. Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?». Quegli rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Và e anche tu fà lo stesso».
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