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DONAZIONE DI FEGATO DA VIVENTE E TRASPARENZA DELLE INFORMAZIONI

L' ’argomento ha, in questo momento, una vasta eco internazionale. Riportiamo su questa tematica una nota della redazione di Fatti e Cifre del CNT.

09/05/2004
La morte di un donatore vivente di fegato in Giappone non solo ha riaperto il dibattito sull'utilizzo di tale procedura ma ha anche posto l'interrogativo sul reale grado di trasparenza delle letteratura medica inerente l'argomento. Nell'editoriale pubblicato nel mese di febbraio su Transplantation , James Neuberger del Queen Elizabeth Hospital (Birmingham, Gran Bretagna), e Michael Lucey della University of Wisconsin–Madison School of Medicine, (Madison, Wisconsin), hanno sottolineato come molte review riferiscano di studi in cui i dati clinici inerenti il decesso del donatore o non sono stati riportati in modo completo o, addirittura, sono stati omessi del tutto . Un'analisi sulla situazione dei trapianti di fegato da donatore vivente negli Stati Uniti, pubblicata nel 2003 sul New England Journal of Medicine, ha riportato un solo caso di decesso in tutto il Paese. Tuttavia, l'evidente riluttanza a pubblicare sulla stampa medica report sui casi di decesso dei donatori viventi di fegato, sebbene comprensibile per i problemi medico-legali che ne potrebbero derivare, danneggia sia i pazienti sia la procedura di trapianto stessa. Sebbene alcuni studi riportino il tasso di mortalità del donatore vivente pari all'1 per cento , ad oggi non sono stati ancora sviluppati protocolli uniformi e condivisi per il follow-up: basti pensare che raramente il donatore viene monitorato per tutto l'anno successivo all'intervento . La National Institute of Health Conference, inoltre, ha posto l'attenzione su un altro problema: l'assenza di report sugli eventi che hanno determinato il decesso, comporta sia la mancanza di dati relativi a controindicazioni alla procedura, il cui riconoscimento precoce potrebbe evitare il decesso del donatore, sia la mancata possibilità per altri team trapianto di poter imparare dall'esperienza dei colleghi. Fino a quando non si saranno sviluppate terapie più efficaci che permettano di non utilizzare donatori viventi è quindi fondamentale che: • gli operatori siano obbligati alla più completa trasparenza; • il pubblico sia rassicurato sull'utilizzo da parte dei clinici delle tecniche più avanzate e del rispetto dei migliori standard di sicurezza; • si creino registri nazionali ed internazionali al fine di raccogliere dati riguardanti il follow-up a lungo termine di tutti i donatori viventi; • si standardizzi la terminologia e la classificazione delle complicanze, contemporaneamente allo studio degli eventi avversi ed alla pubblicazione dei risultati che ne derivano.
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