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DONAZIONE E TRAPIANTO IN ITALIA: UNA RETE CHE FUNZIONA

"La vita è corsa attraverso i fili di tutta Italia, sono state toccate 15 città per arrivare alla meta". 9 dicembre: la "domenica di speranza" nel racconto del direttore del Centro nazionale trapianti, Alessandro Nanni Costa.

11/12/2002
Due cuori in due bambini, ormai quasi senza speranza, sono tornati a vivere. Otto trapianti in 24 ore, duecento persone al lavoro da domenica pomeriggio fino a ieri: un unico grande cuore si è mosso per salvare quanti più piccoli pazienti fosse possibile. La macchina ha funzionato. La vita è corsa attraverso i fili di tutta Italia, sono state toccate 15 città per arrivare alla meta. La speranza è passata attraverso i centralini dei telefoni, è corsa con la staffetta della polizia che ha permesso all'équipe di chirurghi di raggiungere l'ospedale, si è diffusa nell'impegno dei rianimatori, ed è nata dalla sofferenza di quei genitori che, nella tragedia di un figlio che moriva, hanno detto sì alla donazione. C'erano tutti, in quella domenica di speranza: i chirurghi che hanno fatto il trapianto, i rianimatori che hanno seguito gli accertamenti di morte e che poi hanno parlato con i familiari; c'era chi ha lavorato nei coordinamenti regionali e in quelli interregionali consultando le liste d'attesa e individuando i riceventi; ovviamente in questo caso è stata data la priorità ai due bambini ormai con supporto meccanico per il cuore. Per il piccolo di Ferrara il coordinamento interregionale di Bologna, ha allertato il coordinamento di Firenze che a sua volta ha attivato Milano e Roma. Da Roma è stata chiamata la Sicilia, Marcelletti ha accettato l'organo e da qui è stato organizzato il viaggio, in aereo da Palermo a Bologna, poi la staffetta in ambulanza per Ferrara. A Ferrara sono stati fatti accertamenti sul donatore per verificare l'idoneità, nel frattempo il rianimatore otteneva la non opposizione ala donazione e si procedeva al prelievo. Il cuore è stato riportato a Palermo e lì trapiantato. Così è stato per il fegato e per i reni. Così è stato per gli organi donati dal piccolo di Milano. Stessa procedura, stessa trafila. Stesso cuore che batteva nelle telefonate, nelle attese, negli accertamenti, nella tragedia di altri genitori e nell'attesa di altri ancora. Lo scambio di informazioni è avvenuto attraverso il sistema informativo per i trapianti, un sistema che permette il controllo in tempo reale di tutto il processo di donazione, prelievo e trapianto. Il risultato positivo di questi 8 trapianti è il segnale che la rete funziona. Il trapianto non è più un fatto miracolistico compiuto dalle mani di un chirurgo "salvatore", ma una terapia consolidata che si riesce a praticare sui bambini con ancora maggiore frequenza che sugli adulti. Oggi grazie alla maggiore attenzione alla tecnica di "split leaver" il tempo d'attesa per il fegato in Italia per i piccoli è di tre mesi. E il chirurgo non è più l'unica chiave del processo. Oggi, il caso di ieri lo ha dimostrato, i risultati si ottengono grazie ad una organizzazione complessa che marcia in sintonia. E la gente questo lo ha capito e noi che lavoriamo in questo campo ne siamo orgogliosi, perchè le donazioni stanno aumentando. La speranza ora è che i trapianti effettuati vadano bene, ma quello che si è riusciti a fare, lo si deve alla passione di tutti. Non c'è stata solo tecnica efficienza e fredda organizzazione, chiunque ha lavorato domenica era felice di farlo perchè sapeva che stava cercando di salvare una vita. E non è stato niente di straordinario, perchè lo stesso lavoro avviene il giorno di Natale, di Capodanno e in qualsiasi altro momento dell'anno. La mamma di Veronica ha sperato fino alla fine in un miracolo, il miracolo c'è stato. Ma il nostro obiettivo è che questo tipo di miracoli diventi realtà quotidiana. E' uno sforzo di squadra, quando il centroavanti fa gol qualcuno gli ha passato la palla, noi siamo il centrocampo e di gol speriamo che se ne segnino sempre di più. Alessandro Nanni Costa Direttore del centro Nazionale Trapianti
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