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DONNE E TRAPIANTI

Secondo uno studio comparso sul BMJ è in aumento la percentuale delle donne che donano un rene; ma anche più alto il fenomeno del rigetto

02/01/2003
In un breve articolo apparso sul British Medical Journal (BMJ 325:851, 2002), Roger Dobson riporta alcune percentuali riguardanti le donazioni di organi da parte di viventi. Sembra che questo sia un fenomeno in espansione: negli Stati Uniti esso giustifica un terzo dei trapianti renali e in Gemania nel periodo compreso dal 1991 al 1999 la percentuale relativa a questo stesso genere di trapianti è cresciuta dal 3% al 17%. Sorprendentemente, a questo andamento positivo è associata una disparità sessuale come mostrano i dati qui di seguito presentati: la percentuale delle donne donatrici negli Stati Uniti cresce, nell'arco dei dieci anni compresi tra il 1988 e il 1998, dal 55% al 58%, mentre la controparte maschile esibisce, nello stesso periodo, un corrispondente calo dal 45% al 42%. Al contempo uno studio ambientato in Canada indica che, tra le mogli considerate idonee, il 36% in effetti donava gli organi, contro una percentuale molto più bassa dei mariti (6,5%) e in Germania risulta che le donazioni di reni da parte di mogli in favore dei mariti avvengono con una frequenza doppia rispetto al percorso contrario. Secondo lo studio di Medicine, Health Care and Philosophy, sul quale si basano le osservazioni di Dobson, questo fenomeno non va accolto con un semplice plauso alla generosità innata del sesso femminile: è anzi probabile che all'origine di tutto vi sia una maggiore vulnerabilità psicologica. In particolare le differenze di disponibilità alla donazioni di organi dipenderebbero da fattori economici, attitudinali e psicosociali femminili. In questo quadro si inserisce, dopo qualche settimana dalla pubblicazione della notizia precedente, uno studio che indica la possibilità del rigetto dell'organo anche in funzione del sesso del donatore. In particolare sembra che pazienti, siano essi uomini o donne, che ricevano reni da donatrici di sesso femminile sono a più alto rischio di rigetto, per quanto in percentuali diverse. Inoltre, questi stessi studi che cercano una relazione tra sesso del donatore, del ricevente e il tipo di organo indicherebbero anche che pazienti di sesso femminile tendono a rigettare cuori trapiantati più degli uomini. Il meccanismo che sottende questo fenomeno non è chiaro: secondo una teoria le differenze sessuali possono essere in relazione ai sistemi immunitari. Alcuni studi, inoltre, mostrano che le donne sviluppano risposte immunitarie più forti degli uomini. Un'altra teoria è che il livello più alto di estrogeni renda gli organi femminili più proni al rigetto e anche il corpo della donna più suscettibile a rigettare un organo. (Nicoletta Vesentini)
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