indietro

Dopo il trapianto torna a giocare a volley, la storia della campionessa Sara Anzanello

In occasione della campagna di sensibilizzazione "Diamo il meglio di noi", la giovane , trapiantata di fegato, parla della sua esperienza: «Lo sport ti aiuta a vincere anche la malattia»

11/10/2016

Bionda, altissima (193 cm) e oggi molto più magra di qualche anno fa quando giocava in serie A, collezionando numerose presenze. Fra queste quella dell’oro Mondiale in Germania nel 2002. É la “nuova” Sara Anzanello, soprannominata Anza, che partecipa alla campagna di sensibilizzazione “Diamo il Meglio di noi” su donazione e trapianto di organi, tessuti e cellule promossa da ministero della Salute, Centro Nazionale Trapianti e Associazioni di settore. Sara racconta la sua esperienza di trapiantata e testimonia in prima persona l’importanza vitale della donazione d’organi.

EPATITE FULMINANTE
L’anno che ha segnato la sua vita è il 2013: “Ero a Baku per una gara della serie A con la maglia dell’Azerrail Baku quando improvvisamente ho iniziato a stare male, avevo dolori, febbre e poi è arrivato il coma. Era un’epatite fulminante, di quelle per cui si muore all’istante e in pochi casi ci si salva” racconta con un filo di voce. Prima di allora, non c’erano mai stati sintomi che potessero far pensare ad una malattia così seria. “Come atleta agonista ero sottoposta ad una serie di controlli medici ed analisi del sangue molto rigorosi ma tutto era sempre nella norma. E poi facevo una vita sana, mangiavo bene. Insomma, avevo tutte le caratteristiche di una persona in buona salute”. Eppure Sara entrò in coma e perciò fu trasferita prima a Istanbul e poi di corsa a Milano. Per il suo caso fu addirittura proclamata un’allerta europea.

IL DONO CHE L’HA SALVATA
Sono rimasta in coma all’ospedale Niguarda di Milano per circa una settimana e poi il 16 marzo è arrivato un fegato per me. Nonostante le regole che stabiliscono l’anonimato del donatore e del ricevente, sono venuta poi a sapere tramite un articolo di giornale che l’organo era di un uomo di circa 50 anni colpito da un aneurisma cerebrale”. La ripresa per Sara è stata dura e molto lunga: “Sono rimasta a letto per tantissimi mesi, ho perso 25 chili ma per fortuna ero fisicamente molto forte, sembravo quasi una Hulk in gonnella. Nonostante ciò la lunga permanenza a letto, mi ha tolto la forza muscolare e all’inizio non riuscivo né a camminare né a mangiare da sola”. Certo, la sua è stata una storia atipica rispetto a chi aspetta un trapianto d’organo da mesi se non anni: “A me è successo tutto in un baleno, senza che me ne rendessi neppure conto mentre so che la norma è un’attesa straziante che può essere lunghissima”.

L’IMPORTANZA DELLO SPORT
Dopo mesi di riabilitazione, alla fine Sara ce l’ha fatta aiutata anche dalla mentalità sportiva: “Lo sport e la forma mentis a cui ti abitua, il fatto di avere un obiettivo da raggiungere sono state armi potenti per me e credo che tutti dovrebbero dedicare del tempo al movimento sia perché fa bene come fattore protettivo per la salute sia perché ti allena a superare gli ostacoli della vita”. E non a caso, dopo tre anni di incubo, Anza è tornata in campo. “Dopo aver insistito tanto con i medici perché mi dessero l’autorizzazione a tornare ad allenarmi, finalmente nel 2015 mi hanno dato il via libera”. La campionessa di volley, infatti, a gennaio 2016 è tornata a giocare nella serie B1 di Novara.

LA RINASCITA
Ora, a 36 anni, Sara, dopo essersi tolta la soddisfazione di essere tornata in campo, ha rivisto le sue priorità: “Mi sono trasferita a casa mia, a Treviso: ora ho voglia di stare con la mia famiglia e il mio fidanzato. Mi sono iscritta all’università di scienze motorie, ma continuo ad allenarmi e finalmente ho l’opportunità di provare tanti sport che prima non avevo mai fatto come la bicicletta”. E con la pallavolo, hai chiuso? “Per ora non sto giocando anche perché tutte le mie compagne si stanno ritirando per l’età e a maggior ragione dovrei farlo io visto tutto quello che ho passato, ma non escludo di tornare a giocare magari in una squadra locale”.

"DIAMO IL MEGLIO DI NOI"
La campagna di sensibilizzazione vuole promuovere la cultura del dono e l’importanza del trapianto attraverso un grande network di organizzazioni pubbliche e private. Tra le realtà che hanno già aderito alla Campagna anche la Granfondo Campagnolo.
Sabato 8 ottobre, all’interno della Minifondo Roma, è stata ospitata la Minifondo dei trapiantati: momento di puro divertimento su due ruote per i piccoli ciclisti trapiantati organizzato dal Centro Nazionale Trapianti. Un messaggio positivo e significativo per tutti i presenti alla giornata che hanno ricevuto in regalo uno zainetto ispirato alla storia di Salvo e Gaia, un cartone animato strutturato in sei episodi in cui i protagonisti partono alla scoperta del “fantasticoso” corpo umano a bordo della loro “medicicletta”, interrogandosi sul suo funzionamento e in alcuni casi sulle sue possibilità di “riparazione”. (http://www.salvoegaia.it/progetto.html).
Dai piccoli ciclisti trapiantati agli atleti adulti trapiantati: la squadra ciclistica ANED Sport, formata da 20 pazienti trapiantati di rene, fegato, cuore e polmoni, ha partecipato alla Granfondo di domenica scorsa pedalando per 125 km. con un dislivello di 2.025 m. totale. Gli atleti trapiantati sono appassionati delle ruote che grazie allo sport hanno migliorato la propria qualità di vita, dopo il trapianto (http://trapianti.net/progetti-in-italia/).

(Repubblica.it)

torna su