indietro

Due anni: nata senza trachea vive grazie a protesi “biotech”.

È creata con staminali del ricevente.

03/05/2013
Quando si è risvegliata e non ha trovato il tubicino che le permetteva di respirare, mangiare, piangere e chiamare la mamma, Hannah, una bimba americana di due anni mezzo nata per una malformazione senza trachea ha mostrato ai dottori gli occhi pieni di stupore. Per la prima volta, dopo il tentativo di un uomo adulto l’anno scorso in Svezia e altri sei casi, una trachea creata in laboratorio con le cellule staminali dello stesso paziente è stata trapiantata in una bambina così piccola. A effettuare l’operazione presso il Children’s Hospital of Illinois l’italiano Paolo Macchiarini, inventore della tecnica, che guida il team del Karolinska Institute di Stoccolma. La bimba, Hannah Warren, era nata senza trachea, una condizione rarissima che porta alla morte nel 99% dei casi. Grazie alla tecnica che consente di “coltivare” le cellule su un’impalcatura fatta di un materiale biocompatibile che “regge” la struttura cellulare e consente di riformare il tessuto. Le cellule sono prelevate dal midollo osseo del paziente e questo riduce le possibilità di rigetto e altre complicazioni relative alla terapia immunosoppressiva. L’intervento, svolto con l’equipe il 9 aprile, è durato nove ore: Hannah ora sta bene, a parte qualche piccola complicazione post operatoria. “La cosa più sorprendente, che per una bambina è un miracolo, è che questo trapianto ha salvato non solo la sua vita, ma alla fine le consentirà di mangiare, bere e deglutire, anche parlare, proprio come qualsiasi altro bambino normale”, ha detto Macchiarini dopo l’intervento. Salute 24 (IlSole24ORE), Cosimo Colasanto
torna su