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Due trapianti di trachea al Careggi di Firenze.

Eseguiti dall'équipe del chirurgo Paolo Macchiarini i primi due interventi di trapianto di trachea bioingegnerizzata con cellule staminali per la cura di tumori maligni tracheali.

29/07/2010
Nell’Azienda Ospedaliero Universitaria Careggi di Firenze sono stati eseguiti con successo dall’equipe guidata dal chirurgo Paolo Macchiarini i primi due trapianti di trachea in soggetti affetti da tumore maligno tracheale. Gli interventi, gli unici al mondo di questo genere, sono avvenuti il 6 e il 13 luglio scorsi. Il decorso delle due pazienti, la prima di circa 30 anni di nazionalità Ceca e la seconda di circa 20 anni inglese, è stato privo di complicazioni. Le due donne sono in fase di dimissione dall’ospedale e le loro condizioni sono attualmente soddisfacenti. Le nuove tecniche di chirurgia rigenerativa e le possibilità terapeutiche per la cura del tumore della trachea saranno illustrate dal professor Paolo Macchiarini nel corso di una conferenza stampa in programma venerdì 30 luglio alle 12:30 nell’Aula magna del Nuovo ingresso dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Careggi di Firenze, in Largo Brambilla 3. La speranza è che questi interventi possano aprire una nuova prospettiva di cura in casi, fortunatamente rari, in cui non vi sono attualmente altre possibilità di trattamenti, medici o chirurgici. É la prima volta che si sperimenta questa chirurgia per la cura del carcinoma della trachea, resa possibile dalla tecnica di preparazione delle trachee bioingegnerizzate da donatore, già messa a punto da Macchiarini in precedenti interventi non oncologici. La tecnica consiste nell’eliminazione di tutte le cellule viventi del donatore dalla trachea per predisporre una struttura inerte su cui inserire cellule staminali prelevate dai pazienti riceventi, poco prima dell’intervento, con l’aggiunta di fattori di crescita. Questo evita il rigetto e consente, nei mesi successivi, la rigenerazione delle trachea grazie ai naturali processi riparativi dell’organismo in cui è stata impiantata. Il tumore alla trachea è raro e ha la caratteristica di non diffondersi nell’organismo creando metastasi, ma di aggredire solo i tessuti circostanti. É su questa particolarità che trova fondamento un certo ottimismo sulle concrete possibilità di guarigione a seguito di interventi radicali, che solo oggi sono possibili grazie al trapianto di trachea bioingegnerizzata. I due interventi sono durati oltre 10 ore ciascuno e hanno coinvolto circa 40 persone fra chirurghi, anestesisti, infermieri biologi e tecnici, oltre alle equipe del Centro nazionale trapianti e della Protezione civile per il prelievo e il trasporto delle trachee. La fase di preparazione delle trachee chiamata decellularizzazione, per l’eliminazione di tutte le cellule del donatore, mediate lavaggio, è stata eseguita dalla dottoressa Silvia Baiguera nel Laboratorio di bioingegneria e biologia molecolare della via aerea (BIOAIR) e nella Banca del sangue placentare di Careggi diretta dal dottor Riccardo Saccardi. Gli interventi hanno richiesto un particolare impegno dell’equipe di anestesisti rianimatori coordinata dai dottori Paolo Fontanari e Sante Ferrarello per il delicato compito di mantenimento dell’ossigenazione nel corso delle dieci ore necessarie alla rimozione e contestuale trapianto della prima parte delle vie aeree. Nel secondo intervento sulla paziente inglese è stata eseguita, per la prima volta in Italia, una radioterapia intraoperatoria in corso di trapianto di trachea, coordinata dal professor Giampaolo Biti, per ridurre al minimo il rischio di recidive tumorali. La prima paziente operata era stata sottoposta a chemioterapia per una preventiva riduzione della lesione neoplastica. Fra le particolari innovazioni utilizzate in questi interventi è l’inserimento all’interno delle trachee trapiantate di protesi innovative. Sono cilindri fatti su misura con una sorta di maglia riassorbibile in circa tre mesi dall’operazione. Le protesi sono necessarie a sorreggere dall’interno le trachee favorendo il processo di rigenerazione della mucosa. Soddisfatto il direttore del centro nazionale Trapianti, Alessandro Nanni Costa: "Due interventi straordinari - ha sottolineato -. La particolarità dell'operazione è stata quella di combinare la tecnica chirurgica con quella biotecnologica, cioè l'uso di cellule staminali, dimostrando una capacità del sistema di conoscenze veramente eccellente".
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