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Effetto Covid sui trapianti di cornea

Aumentano i tempi di attesa

04/01/2021

Le scorte di tessuti accumulate durante il primo lockdown si sono esaurite. Da quando è scoppiata la pandemia, calate le donazioni. Gli oculisti: nessun pericolo di contagio

Sono circa 9mila gli italiani che stanno aspettando un trapianto di cornea, stando alle stime diffuse nel corso dell’ultimo congresso dell’Associazione Italiana Medici Oculisti (Aimo): persone che non vedono più perché la porzione della superficie oculare trasparente e liscia che sta di fronte all’iride è diventata opaca o è molto danneggiata per i più vari motivi, da un’infezione grave a ulcerazioni dovute al contatto con sostanze caustiche, da una ferita profonda a malattie che ne modificano la struttura come il cheratocono. Purtroppo, sempre secondo i dati Aimo, la pandemia potrebbe allungare di parecchio i tempi di attesa dei pazienti: le donazioni di cornea infatti si sono ridotte di circa il 40 per cento. «Al momento abbiamo una grande difficoltà nel reperire cornee dalle banche degli occhi», osserva Luigi Mosca, responsabile dell’Unità di Cornea e Chirurgia Rifrattiva del Policlinico Gemelli di Roma e referente scientifico di Aimo. «Subito dopo il lockdown c’è stato un calo importante dei trapianti, in parte perché le donazioni sono diminuite per limitare al massimo i contatti, in parte perché sono state bloccate dal rischio di diffusione dell’infezione da Covid-19».

Garantiti solo trapianti in urgenza
Lo scorso anno, in base ai dati del Centro Nazionale Trapianti, le Banche degli Occhi hanno ricevuto oltre 18 mila donazioni di tessuto corneale distribuendone ai centri trapianto circa 7 mila; quest’anno i numeri saranno inevitabilmente inferiori, a primavera per esempio si sono garantiti solo i trapianti in urgenza. Il Ministero della Salute ha sottolineato in un documento recente come «Il prelievo di tessuti oculari non costituisce di per sé un fattore di rischio di esposizione al Covid-19 per i sanitari coinvolti, se sono rispettate le indicazioni all’uso dei dispositivi di protezione, e il rischio di trasmissione ai riceventi appare del tutto trascurabile: la sequenza del virus è stata isolata dal liquido lacrimale, ma il tessuto corneale è privo dei recettori per Sars-Cov-2».

L’appello degli oculisti: «Continuare a donare»
I trapianti di cornea quindi devono e possono essere eseguiti ma come specifica Mosca «Subito dopo il blocco primaverile abbiamo ripreso, ma ora forse è il momento peggiore: la riduzione dei trapianti a cui stiamo assistendo è legata al fatto che l’accumulo dei tessuti avvenuto in precedenza (con il calo dei trapianti della primavera scorsa si era creata un’eccedenza di vecchie cornee che in parte è stato possibile utilizzare ma che poi «scadono», ndr) è stato esaurito e si sono contemporaneamente ridotte le donazioni». Con il nuovo aumento dei contagi, il rischio è che diminuiscano ancora impedendo di trattare molti pazienti e allungando le liste d’attesa: per evitarlo, gli oculisti lanciano perciò un appello perché le donazioni proseguano.

Attenzione a schermi e poca umidità
Il trapianto è la soluzione quando la cornea ha sofferto danni irreparabili, ma oggi questo tessuto (assieme al cristallino e alla congiuntiva è l’unico del nostro corpo a essere totalmente trasparente) può essere messo alla prova anche dal cambiamento delle abitudini indotto dalla pandemia. Luigi Mosca di Aimo sottolinea infatti che «La cornea prende l’80% dell’ossigeno di cui ha bisogno da quello atmosferico, disciolto nel film lacrimale: se riduciamo questo scambio, per esempio con l’uso delle lenti a contatto, possiamo avere maggiori problemi di secchezza oculare. È quello che può accadere con l’uso della mascherina, che indirizza il respiro verso gli occhi aumentando l’evaporazione del film lacrimale: questo può accentuare il disagio soprattutto in chi già prima soffriva della sindrome dell’occhio secco». Purtroppo anche questo è un fastidio in crescita, perché è effetto collaterale della pandemia: passare molto tempo di fronte allo schermo di un computer, come accade oggi più che mai, è infatti associato a un minore ammiccamento delle palpebre e quindi maggior secchezza della cornea. La scarsa definizione dei monitor e dei display dei cellulari porta infatti a tenere gli occhi ancora più spalancati, per notare le piccole differenze: ciò «prosciuga» gli occhi che poi alla sera bruciano e si arrossano. La soluzione, oltre a cercare di staccare per qualche minuto ogni ora lo sguardo dagli schermi, è stare in ambienti in cui l’aria sia ben umidificata, facendo attenzione soprattutto se il riscaldamento è acceso al massimo.

(Elena Meli, Corriere.it)

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