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EMODIALISI PORTATILE IN ATTESA DEL RENE ARTIFICIALE

Il dispositivo viene indossato per otto ore al giorno dal paziente che può proseguire le proprie attività e anche dormire. Resi noti dalla rivista Lancet, i primi test dell'uso di questo apparecchio su otto pazienti.

28/12/2007
Quando i reni non funzionano più e la vita è aggrappata all'attesa di un trapianto, la dialisi è l'unica salvezza per il paziente, ma ciò significa recarsi in ospedale anche più volte a settimana per "ripulire" il proprio sangue: una schiavitù da cui i pazienti potranno forse affrancarsi ricorrendo un giorno al rene artificiale. Le prove generali di questo spettacolare avanzamento tecnologico si sono concluse con successo alla University College di Londra (UCL) con la messa a punto di un dispositivo portatile per la dialisi che si indossa come una cintura; non ancora un rene artificiale, ma comunque un apparecchio per la dialisi che funziona mentre il paziente lo porta con sé. Resi noti sulla rivista britannica Lancet, i primi test dell'uso di questo apparecchio sono stati eseguiti in tutto su otto pazienti dall'equipe di Andrew Davenport. Il dispositivo potrebbe migliorare in modo significativo la qualità di vita dei pazienti in dialisi, oltre che la loro prognosi. Infatti rispetto alla dialisi tradizionale che si esegue solo 3-4 volte a settimana, il dispositivo potrebbe un giorno consentire un'azione continua di filtro ematico, mentre il paziente svolge le proprie normali attività quotidiane, o anche mentre dorme. La dialisi è una pratica medica ormai consolidata per pazienti con insufficienza renale, circa 1,3 milioni nel mondo. Negli anni, gli apparecchi per filtrare il sangue e ripulirlo da tossine, lasciando equilibrato il suo contenuto elettrolitico e molecolare, sono diventati sofisticatissimi. Tuttavia la speranza di vita di persone in dialisi rimane bassa perché questi pazienti hanno comunque un elevato rischio cardiovascolare. Le chance di sopravvivenza dei pazienti possono essere migliorate aumentando la frequenza di dialisi, l'optimum sarebbe la dialisi quotidiana con risultati che si avvicinano alle condizioni fisiologiche di filtraggio del sangue. Ma, anche solo ragionando in termini di qualità di vita, ciò rimane poco praticabile. A meno che non si ricorra ad un apparecchio portatile per fare la dialisi senza andare in ospedale, una apparecchiatura di dimensioni il più piccolo possibile che funzioni mentre il paziente svolge la sua vita di sempre. Il dispositivo messo a punto e testato nell'ospedale londinese è forse la soluzione: i medici lo hanno provato su otto pazienti di età media sotto i 52 anni e con grave insufficienza renale. I pazienti lo indossavano circa otto ore al giorno. I risultati sono stati più che positivi: in termini di efficienza di filtraggio il dispositivo non ha nulla da invidiare alla dialisi tradizionale, infatti anche se a parità di tempo filtra quantità minori di sangue, viene indossato per molte ore permettendo di eliminare in modo soddisfacente liquidi, urea, creatina e altre tossine senza nessun cambiamento pericoloso dei parametri cardiovascolari. E i pazienti, che hanno potuto persino mangiare e bere nonché dormire mentre indossavano l'apparecchio, si sono detti soddisfatti: "lo consiglierei ad altri pazienti" hanno detto alcuni di loro. Servono dunque sperimentazioni su più vasta scala per confermare sicurezza ed efficacia della dialisi portatile, hanno concluso gli esperti: ''l'apparecchio ha le potenzialità per divenire uno strumento di routine per aumentare la frequenza di dialisi per pazienti con insufficienza renale''. Si tratta davvero di un piccolo grande passo verso il rene artificiale. vipas
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