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ETICA DEL TRAPIANTO DI ARTI

Un articolo apparso sul British Medical Journal affronta le questioni etiche sul rifiuto di trapianto di arti a due pazienti pediatrici.

15/07/2002
Il BMJ ospita, nella rubrica Education and debate, una riflessione sulle problematiche etiche del trapianto degli arti. Lo spunto dell'articolo è scaturito dal rifiuto di un team di microchirurgia dell'Università di Cape Town, in Sudafrica, di effettuare un trapianto di arti a due pazienti pediatrici, casi avvenuti nel 1994 e nel 2000. Le questioni etiche legate al trapianto di arti sono principalmente dovute al fatto che si tratta di trapianti non salvavita che presentano gli stessi rischi d'immunosoppressione. Secondo gli Autori, nei due pazienti, il rapporto rischi-benefici era sbilanciato, per i due pazienti complessivamente il rischio cumulativo, calcolato su un'aspettativa di vita di 60 anni, era del 16,2%. La possibilità di perdita del nuovo arto era alta e comunque non sarebbe durato per tutta la vita, comportando un adattamento in un periodo in cui sarebbe stato più difficile abituarsi. Le terapie immunosoppressive avrebbero comportato una salute cronicamente compromessa e le condizioni di estrema povertà dei due bambini non garantivano un adeguato proseguimento delle cure. Il candidato ideale al trapianto di arti, secondo gli autori, sarebbe qualcuno che possa beneficiare al meglio, per il quale i rischi siano ridotti, e solo in questo caso sarebbe "moralmente" giustificato.
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