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FARMACI ANTI-RIGETTO: UNA NUOVA SPERANZA PER I TRAPIANTATI

La ricerca condotta da ricercatori del Lucile Packard Children's Hospital e della Stanford University School of Medicine.

07/09/2007
Chi ha subito un trapianto d'organo deve assumere per tutto il corso della vita farmaci anti rigetto. Questo però potrebbe non essere sempre vero, secondo una ricerca condotta da ricercatori del Lucile Packard Children's Hospital e della Stanford University School of Medicine. Attraverso un semplice esame del sangue, i ricercatori hanno infatti identificato per la prima volta un profilo di espressione genica condiviso da un piccolo gruppo di pazienti che consente loro di rimanere in salute per anni anche in assenza di farmaci immunosoppressori. La scoperta suggerisce che i riceventi del trapianto che condividono lo stesso schema genetico e assumono i farmaci anti-rigetto potrebbero ridurne o addirittura eliminarne l'assunzione. Lo studio può anche aiutare i medici a determinare il modo migliore per indurre la tolleranza all'organo ricevuto in tutti i pazienti trapiantati, quale che sia il loro profilo di espressione genica. "Siamo molto eccitati per la scoperta", ha detto Minnie Sarwal, che firma un articolo in merito sull'ultimo numero dei "Proceedings of the National Academy of Sciences". "La grande maggioranza dei pazienti che interrompe l'assunzione dei farmaci va incontro al rigetto dell'organo. Ma ora abbiamo la speranza di poter dire a qualcuno di essi che potrà minimizzare l'esposizione a quelle sostanze." Pur proteggendo dal rigetto, i farmaci immunosoppressori espongono infatti i pazienti a diversi effetti collaterali, come un maggior rischio di incorrere in infezioni. Sarwal e collaboratori hanno in particolare scoperto che il profilo di espressione di 33 geni, rilevabile attraverso un semplice esame del sangue, può essere utilizzato per prevedere con un'accuratezza superiore al 90 per cento la tolleranza del paziente, scoperta confermata in due gruppi di pazienti trapiantati uno dei quali assumeva dosaggi standard di immunosoppressori mentre l'altro - con il profilo di espressione genetica adatto - assumeva solamente dosaggi ridotti. Per quanto non si sappia con esattezza come i 33 geni identificati influiscano sulla tolleranza all'organo trapiantato, l'espressione e la funzione di un terzo di essi è controllato dalla molecola regolatrice TGFbeta. Sarwal ipotizza che i geni in qualche modo influiscano sullo sviluppo delle cellule immunitarie responsabili del riconoscimento biologico del Sé e del Non-sé. I ricercatori avvertono comunque che "tolleranza a lungo termine" non significa "tolleranza per sempre", dato che sfide al sistema immunitario come quelle rappresentate da severe infezioni possono a volte comunque innescare meccanismi che determinano il rigetto. LE SCIENZE settembre 07
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