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FRANCIA. Donazione di organi: scetticismo riguardo alla nuova legge.

01/01/2017

Il 1° gennaio 2017, un emendamento regolerà ulteriormente il rifiuto di prelievo sui defunti, al fine di soddisfare il bisogno di trapianti. Le equipe mediche mettono in dubbio la sua efficacia.

Nel 2015, un emendamento alla legge sanitaria di Marisol Touraine circa la donazione di organi aveva suscitato una vivace polemica e fatto temere una “nazionalizzazione dei corpi”.

Il 1° gennaio 2017 arriverà finalmente una versione ammorbidita del testo che sarà messo in atto per modernizzare la legge Cavaillet del 1976 che rendeva ogni cittadino francese un presunto donatore di organi, tranne nel caso in cui durante la propria vita vi si fosse opposto.

Il nuovo emendamento definisce quali sono le modalità di espressione del rifiuto al prelievo di organi e di tessuti dopo la morte. Con l’obiettivo di far diminuire il tasso di opposizione che si aggira attorno al 30% in Francia.

D’ora in avanti, il registro nazionale dei rifiuti costituirà il mezzo principale per esprimere il rifiuto del prelievo. Oggi, quest’ultimo conta 150.000 iscritti, secondo le ultime cifre dell’Agenzia di Biomedicina. Vale a dire 10.000 in più rispetto allo scorso giugno, dopo un boom di quasi un terzo degli iscritti sulla scia delle polemiche di marzo 2015 sulla legge sanitaria. A partire dal 23 gennaio, le iscrizioni si potranno fare altresì online e non più soltanto tramite posta. “Con l’evoluzione della regolamentazione, non si esclude un aumento significativo degli iscritti al Registro Nazionale dei rifiuti, viene indicato dall’Agenzia di Biomedicina. Tuttavia, l’aumento delle domande d’iscrizione non vuol dire che ci saranno meno trapianti. Si tratta di un chiarimento di posizione da parte di coloro che sono contrari”.

Le altre modalità di opposizione alla donazione di organi, una dichiarazione scritta su un normale foglio di carta o un’opposizione effettuata oralmente nel corso della vita, saranno altrimenti prese sempre in considerazione ma in una maniera più inquadrata. “Ciascuno può far sapere personalmente la propria opposizione ai parenti, rassicura l’Agenzia di Biomedicina, spazzando via così l’idea di un prelievo “automatico” degli organi in caso di non-iscrizione al registro dei rifiuti. Ma, in questo caso, verrà richiesto di trascrivere per iscritto le circostanze precise dell’espressione di questo rifiuto e di far firmare tale trascrizione al parente a cui è stato reso noto. Una maniera per rimuovere l’ambiguità sulla consultazione con le famiglie dal momento che, nell’ignoranza dei desideri del defunto, alcuni esprimevano la propria opposizione a questo prelievo.

“Per i medici di terapia intensiva e le equipe di coordinamento, le cose non cambiano molto. Già oggi, la discussione con i familiari è incentrata attorno al desiderio del defunto e non sui sentimenti dei parenti, anche se è importante che essi si esprimano”, spiega il Dott. Florence Vachiery, responsabile del coordinamento ospedaliero delle donazioni di organi del CHU di Montpellier. La nostra principale difficoltà è che innanzitutto una famiglia su due non si è mai posta questa domanda e non conosce la volontà del defunto”.

“Questo nuovo decreto va semplicemente a ricordare ciò che era già stato messo in opera dai coordinatori i quali sapevano bene che il legame di confidenza con le famiglie è essenziale. Il governo ha fatto marcia indietro dopo la protesta dei professionisti e delle società scientifiche, aggiunge Emmanuel Hirsch, professore di etica medica all’Università di Parigi-Sud. Decidere di donare un organo, è un atto volontario, un atto di generosità. Ciò non può quindi divenire un automatismo per rimediare a una situazione di carenza. Non sarebbe stato meglio creare un registro nazionale per il SI’ alla donazione? E giudica che Réparer les vivants, l’adattamento cinematografico del romanzo di Maylis de Kerangal sulla donazione di organi, ha senza dubbio fatto di più per questa causa di quanto non abbia fatto il nuovo testo... “La modifica della legge non farà aumentare il numero dei donatori se non la si accompagna a una diffusione delle buone pratiche da parte degli operatori sanitari, a campagne di comunicazione per informare il grande pubblico e a una sensibilizzazione su questi quesiti a partire dalla più giovane età, sottolinea dal canto suo il Dott. Vachiery. Bisogna portare le persone a prendere una decisione e a rassicurarle spiegando che il prelievo viene fatto nel rispetto dell’integrità del corpo”.

(Le Figaro, traduzione di Cosimo Burroni)

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