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Gb, mancano i donatori, al via misure estreme

Ma i medici italiani non sono d’accordo: si aumenti l’offerta

22/09/2016

A mali estremi, estremi rimedi. I donatori di organi del Regno Unito non sono abbastanza e per evitare che circa 1.000 persone all’anno muoiano in attesa di un trapianto, l’associazione dei medici britannici propone una serie di misure “al limite”, tra cui mantenere in stato di ventilazione i pazienti cerebralmente morti con l’unico scopo di conservare i loro organi fino all’espianto, e prelevare il cuore da persone morte da poco per poi farlo ‘ripartire’ una volta trapiantato.

Tra le svariate proposte della British Medical Association (Bma) vi sono anche quella di utilizzare gli organi di donatori ad alto rischio, e quella di espiantare il cuore dai bebè di meno di tre mesi di vita che hanno subito una morte cerebrale.

L’associazione ammette che si tratta di temi etici ‘‘difficili’’, ma sottolinea la necessità di riprendere il dibattito in quanto il numero di persone che muoiono aspettando un organo è troppo alto. La pratica più controversa affrontata dalla Bma nel suo rapporto è probabilmente quella della ‘ventilazione elettiva’, nella quale i pazienti che hanno subito morte cerebrale (che è il parametro per definire la morte di un individuo) vengono ventilati - impedendo così che il cuore, i polmoni e l’intero organismo si spenga - con l’unico scopo di espiantarne gli organi. Questa procedura aveva portato ad un aumento del 50% degli organi disponibili quando era stata introdotta al Royal Devon and Exeter Hospital nel 1988, ma nel 1994 il ministero della Sanità l’aveva dichiarata illegale.

La Spagna e gli Usa già usano questa tecnica e secondo Nigel Heaton, professore di chirurgia dei trapianti del King’s College Hospital di Londra, l’opinione pubblica presto cambierà in suo favore. L’altra è invece quella dell’espianto del cuore di pazienti che hanno subito una cessazione delle funzioni cardio-respiratorie ed il cui organo viene in seguito fatto ripartire e trapiantato. Finora di questi pazienti si sono prelevati soltanto i reni, il pancreas, il fegato e i polmoni, mai il cuore. Si tratta di una procedura sperimentata con successo negli Usa, ma anche - ammette lo stesso rapporto - di un ‘‘concetto difficile’’, che necessita di ‘‘attente spiegazioni’’ alla famiglia del deceduto.  La Gran Bretagna, afferma inoltre la Bma, dovrebbe inoltre introdurre un test standard per verificare la morte cerebrale dei neonati di meno di tre mesi, in modo da rendere possibile l’espianto dei loro cuori e porre fine all’importazione di organini da altri Paesi per questa fascia di età.

La legge britannica sui trapianti prevede che chi intende donare i propri organi metta il proprio nome in un registro. La Bma appoggia invece il sistema opposto - che potrebbe presto essere introdotto in Galles - secondo il quale tutti vengono considerati automaticamente come donatori, a meno che dicano espressamente di non volerlo. Secondo la Bma, maggior attenzione dovrebbe inoltre essere diretta nell’incrementare il numero di donatori provenienti dai reparti di pronto soccorso, contro a quelli in terapia intensiva. ‘‘In molti casi - si legge nel rapporto - il trattamento viene sospeso al pronto soccorso ma la donazione di organi non viene nemmeno presa in considerazione’’.

Prima di arrivare alle ‘misure estreme’ proposte dalla British Medical Association bisogna aumentare i trapianti ‘tradizionali’ sensibilizzando i pazienti. E’ il parere di Bruno Gridelli, direttore scientifico dell’Ismett (Istituto Mediterraneo per i Trapianti e Terapie ad Alta Specializzazione) di Palermo. "Si dovrebbe lavorare per aumentare il numero delle donazioni rispettando i criteri attuali, un’area in cui tutti in Europa hanno molto da fare - spiega Gridelli - attualmente la Spagna ha 33 donatori per milione di abitanti ma è un’eccezione, l’Italia è più indietro, anche se tra i primi posti, e la Gran Bretagna ne ha ancora meno di noi. Bisogna lavorare per aumentare la conoscenza della popolazione del problema, per far sì che tutti i donatori potenziali diventino effettivi".

Fra le misure proposte dalla Bma quella sul prelievo dai neonati non convince il direttore dell’Ismett: "E’ un argomento vecchio, se ne e’ discusso parecchi anni fa - sottolinea Gridelli - al di là di considerazioni etiche bisogna dire che ci sono dei problemi pratici, a partire dalla difficoltà di diagnosticare la morte cerebrale in bambini così piccoli. Inoltre di solito i potenziali riceventi sono più grandi di età, e c’è una maggiore difficoltà nel prelievo degli organi dai neonati. In termini pratici non credo che migliorerebbe di molto la situazione". Diverso il discorso per la cosiddetta ‘elective ventilation’: "Di solito gli organi vengono prelevati da pazienti in stato di morte cerebrale - spiega Gridelli - in qualche caso si può fare il prelievo da persone che hanno avuto invece un arresto cardiaco, seguendo degli accorgimenti. E’ una pratica che sta gia’ prendendo piede non solo negli Usa ma anche in Europa".

(DottNet)

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