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Gli Stati Uniti scoprono l’ingiustizia delle iscrizioni plurime.

Da Trapianti.net

28/12/2015
L’iscrizione degli stessi pazienti in più centri di trapianto (plurime iscrizioni) sembra dare un vantaggio ai pazienti ricchi rispetto a quelli con maggiori necessità cliniche (i più gravi). È quanto sostiene uno studio recentemente presentato in occasione dell’American Heart Association Scientific Sessions 2015. I ricercatori della Columbia University hanno preso in esame il database nazionale dei donatori di organi, gestito dalla United Network for Organ Sharing (UNOS) dal 2000 al 2013 identificando 33.928 pazienti in attesa di un trapianto di cuore (il 2% era iscritto in più centri), 24.633 pazienti in attesa di un trapianto di polmone (3,4% con plurime iscrizioni), 103.332 pazienti in attesa di un trapianto di fegato (6% con più iscrizioni) e 223.644 pazienti in attesa di un trapianto di rene con il 12% di questi iscritti in più centri. Va precisato che tale possibilità è lecita visto che la politica UNOS permette ai candidati al trapianto di iscriversi in più centri contemporaneamente. Tuttavia, lo studio evidenzia che i pazienti contemporaneamente iscritti in più di un centro, avevano tassi più elevati di trapianto e tassi di mortalità più bassi durante l’attesa. Non c’è dubbio che quello delle plurime iscrizioni è un escamotage efficace per affrontare i lunghi tempi di attesa dovuti alla carenza di organi e alla crescente domanda tra candidati al trapianto. “Nondimeno questa opportunità mina un principio fondamentale del trapianto, ossia che i pazienti più gravi dovrebbero essere trapiantati per primi”. È quanto sostiene Raymond Givens, ricercatore presso la Columbia University Medical Center di New York e primo autore dello studio. “Crediamo fermamente che la politica delle multiple iscrizioni debba essere riconsiderata”, aggiunge. Infatti, secondo i ricercatori le plurime iscrizioni sono alla portata dei soli pazienti più facoltosi che possono permettersi una copertura sanitaria privata e quindi sostenere spese di viaggio, alloggi temporanei e altri costi legati alle plurime valutazioni, che non sono coperti dall’assicurazione sanitaria statale. Mentre i pazienti con la copertura statale Medicaid (il programma federale sanitario degli Stati Uniti che provvede a fornire assistenza alle famiglie con basso reddito salariale), non possono avere la possibilità di iscriversi in più stati diversi. “Il problema principale rimane il divario tra l’offerta e la domanda”, spiega Givens. “La necessità di organi aumenta ogni anno mentre l’offerta è sostanzialmente invariata”. “Quindi, da un lato c’è la necessità assoluta di avere più donatori, ma dall’altro, c’è quella di diminuire le attuali disuguaglianze di accesso al trapianto, ridisegnando il sistema di allocazione al fine di garantire un accesso più equo”. Indubbiamente le liste di attesa sono un fenomeno sociale odioso comune a tutti i servizi sanitari, ed è solitamente percepito dai pazienti come una forte criticità del sistema. Quindi, laddove non si possono eliminare, vanno comunque regolamentate come è stato fatto in Italia. Nel sistema italiano, infatti, il numero di iscrizioni consentite varia a seconda della tipologia di trapianto e del numero di donatori di ciascuna regione (linee guida per il trapianto renale da donatore vivente e da cadavere. Gazzetta Ufficiale N. 144 del 21 Giugno 2002), ma sono in vigore programmi nazionali di allocazione, come il pediatrico e le urgenze (per citare i due principali), che garantiscono l’allocazione nazionale degli organi a prescindere dalla regione di provenienza del ricevente e dal suo stato sociale. Quindi tutto può essere migliorato e l’Italia ne è un esempio. Bibliografia Givens R, Schulze PC, Mancini D, et al. Wealthiest – not sickest – patients may have edge in organ transplants. American Heart Association Meeting Report Abstract 15991 (Poster M 4293 Hall A2).
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