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GRAN BRETAGNA: CHIRURGO ITALIANO LEADER DEI TRAPIANTI DI FEGATO

Il primo a introdurre la donazione a cuore fermo.

10/07/2009
“Sono stato il primo chirurgo a introdurre in Inghilterra il trapianto di fegato da donatore ‘a cuore fermo’ e con la nostra equipé abbiamo raggiunto l’obiettivo, che ci siamo posti nel 2002, di eseguire il 10% degli interventi con questa procedura. Un risultato importante per far fronte alla scarsità dei donatori nel Regno Unito, e che in Italia non è al momento realizzabile”. Paolo Muiesan, 48 anni, chirurgo bresciano esperto di trapianti di fegato, è uno dei cervelli emigrati all’estero 17 anni fa. Muiesan ha lavorato come “Consultant Surgeon in Hepato-Biliary Surgery and Transplantation” prima al King’s College Hospital di Londra e poi al Queen Elizabeth Hospital di Birmingham (UK), entrambi centri prestigiosi, ai primi posti per numero di trapianti in Europa. Ha eseguito più di 550 trapianti di fegato ed oltre 100 pubblicazioni sulle più prestigiose riviste scientifiche internazionali portano la sua firma. A dimostrazione dell’eccellenza raggiunta dalle sue ricerche, è stato invitato a tenere una lettura magistrale al Congresso della ILTS (International Liver Transplantation Society), la più importante società scientifica al mondo dei trapianti di fegato, che in questi giorni si svolge a New York. “Attualmente – spiega il prof. Muiesan – il maggior numero dei prelievi viene eseguito da donatore deceduto per morte cerebrale. Ma la penuria degli organi disponibili ha portato a implementare anche quelli da donatore per morte cardiaca, una procedura più rischiosa in cui gli organi da espiantare ‘soffrono’ maggiormente perché la circolazione del sangue si interrompe prima rispetto ai casi di morte cerebrale. Nel nostro centro abbiamo ottenuto risultati nei trapianti da donatore ‘a cuore fermo’ comparabili a quelli raggiunti con i donatori deceduti per morte cerebrale. Abbiamo messo a punto una tecnica particolare per il prelievo – continua il prof. Muiesan -, con una attenta selezione degli organi migliori, in grado di funzionare dopo il trapianto. E le nostre percentuali di successo sono più alte di quelle riportate negli Stati Uniti. Il monito però è quello di non sovvertire il sistema. La preferenza va sempre data ai casi di morte cerebrale perché garantiscono organi di alta qualità e solo in situazioni precise si può passare alla donazione ‘a cuore fermo’. Nostalgia del nostro Paese? Certo e molta – conclude Muiesan – anche perché la mia famiglia vive in Italia, però in questo momento all’estero si continua a lavorare bene e ci sono opportunità. Io non sono un caso isolato, e soprattutto nel mio campo, ci sono bravissimi chirurghi italiani in tutto il mondo che danno risalto al nostro Paese”. vipas
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