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GRAN BRETAGNA:VIA LIBERA A EMBRIONI IBRIDI

Produrranno cellule staminali da usare per cercare cure a molte malattie Al loro interno Dna umano e animale I commenti di Luca e Francesco Cavalli Sforza e Angelo Vescovi.

06/09/2007
Gli scienziati del Regno Unito potranno creare embrioni ibridi, contenenti cioè materiale genetico sia umano che animale, a scopo di ricerca. Lo ha deciso l'autorità britannica per la fertilizzazione e l'embriologia (Hfea), che dato il via libera "in principio" all'utilizzo dei cosiddetti "embrioni-chimera" per la produzione di cellule staminali utili a studiare cure per un gran numero di malattie. Anche se la maggior parte dell'opinione pubblica è d'accordo con il provvedimento, sono molti i gruppi religiosi che si sono opposti. Secondo monsignor Elio Sgreccia, presidente della Pontificia accademia per la vita, si tratta di un "atto mostruoso". Gli embrioni-chimera vengono creati trasferendo materiale genetico umano dentro un ovulo di bovino o di coniglio privato del suo Dna. Al termine dell'operazione, l'embrione è al 99,9% umano e allo 0,1% animale. E' un modo per risolvere il problema della scarsa disponibilità di ovuli umani da utilizzare a scopo di ricerca, che normalmente provengono dai trattamenti di fertilizzazione in vitro. In base alle norme in vigore in Gran Bretagna, gli embrioni ibridi dovranno essere distrutti dopo 14 giorni, ovvero quando non sono più grandi di una cruna di un ago, e non potranno essere impiantati nell'utero. Con questa tecnica, i ricercatori potranno disporre di moltissimi embrioni dai quali estrarre cellule staminali. Di conseguenza, avranno più materiale per condurre i propri studi e cercare cure a patologie come il morbo di Parkinson e quello di Alzheimer e persino per le lesioni del midollo osseo. Le prime richieste all'Hfea sono arrivate nel novembre scorso. Due équipe di ricercatori, una del King's College di Londra e una dell'università di Newcastle, avevano richiesto la licenza per condurre alcuni studi con embrioni-chimera. Anche Ian Wilmut, il creatore della pecora Dolly, vorrebbe richiedere il permesso di condurre alcune ricerche sulle malattie dei neuroni che controllano il movimento. Nei prossimi mesi l'autorità esaminerà le singole domande per concedere i permessi. La decisione dell'Hfea, che ha reso il Regno Unito il paese con la legislazione più avanzata in materia, è arrivata dopo una lunga discussione sul tema costata circa 220mila euro. Per tre mesi si sono svolti incontri aperti e dibattiti e sono stati condotti dei sondaggi tra la popolazione. Il pubblico, inizialmente scettico, si è dimostrato gradualmente più aperto all'idea e alla fine il 61% dei cittadini si è detto favorevole. Assolutamente contrari invece molti gruppi religiosi, che vorrebbero mantenere una distinzione netta tra esseri umani e animali e che considerano l'utilizzo di embrioni ibridi innaturale e sbagliato. Secondo monsignor Elio Sgreccia, presidente della Pontificia accademia per la vita, si tratta di "un atto mostruoso contro la dignità umana". "E' necessario - aggiunge il prelato - che la comunità scientifica si mobiliti quanto prima. Il governo britannico ha ceduto di fronte alle richieste di un gruppo di scienziati certamente contro la morale". Alla fine dello scorso anno, l'esecutivo britannico ha presentato una proposta di legge che avrebbe messo al bando quasi ogni ricerca con embrioni-chimera. Nella comunità scientifica era però subito scoppiata una vera e propria rivolta. Da allora il governo ha deciso di ritirare la proposta e si prepara a discutere entro la fine dell'anno un altro progetto di legge che potrebbe mettere al bando soltanto gli embrioni ottenuti mescolando gameti animali e umani. IL COMMENTO DI LUCA E FRANCESCO CAVALLI-SFORZA Dalla caprecora alle staminali, quarant'anni di sperimentazioni ai confini dell'etica. La soluzione britannica riapre strade oggi chiuse alla scienza per ottenere nuove terapie.E ora solo la ricerca ci dirà se servono ma certo non vedremo un minotauro. NELLA mitologia greca, la Chimera era un essere mostruoso, descritto dai poeti con testa di leone, corpo di capra e coda di drago, che dalla bocca vomitava fiamme. In biologia, si parla oggi di una chimera per indicare un individuo composto di genomi diversi, il cui Dna cioè comprende sequenze che provengono da più di una specie. Vi sono vari modi per ottenere questo, per cui "chimera" è un termine molto ampio, che copre categorie assai diverse tra loro. Un procedimento relativamente semplice, oggi parecchio utilizzato in campo farmaceutico, sta nell'inserire in un batterio uno o più geni, prelevati da un altro organismo, che permettono al primo di produrre determinate sostanze a noi utili. Per esempio, l'insulina, necessaria nella cura del diabete, che fino a qualche decennio fa veniva ricavata dal pancreas di mucche, maiali o cavalli, viene oggi fatta produrre da batteri modificati in laboratorio, inserendovi il gene che codifica per l'insulina umana. Con un procedimento più complesso, inserendo geni umani nel genoma di animali da laboratorio, come cavie e conigli, ma anche pecore, capre, maiali, è possibile produrre proteine umane (come l'ormone della crescita) a scopo terapeutico, raccogliendole dal latte o dal siero sanguigno, dall'urina o dallo sperma dell'animale donatore. A un livello più semplice di questo, negli anni Sessanta si diffuse in Inghilterra un test di fecondità consistente nel fecondare cellule uovo di criceti con spermatozoi umani, per verificare la capacità di penetrazione degli spermatozoi: il test veniva arrestato una volta che lo zigote (la cellula risultante dalla fusione) iniziava a riprodursi. Ad un estremo opposto di complessità, è possibile fondere non i gameti (le cellule riproduttive) ma gli zigoti di individui appartenenti a specie diverse: così, nel 1984, è stata prodotta una 'caprecora', che combinava gli embrioni di una capra e di una pecora. Con tecniche analoghe si spera di potere in un futuro salvare alcune specie dall'estinzione. Nel 2003, scienziati cinesi annunciavano di avere ottenuto, a Shanghai, ibridi di cellule umane e di coniglio, inserendo il nucleo di cellule somatiche umane all'interno di cellule uovo di coniglio private del proprio nucleo, e di avere lasciato che la cellula risultante si sviluppasse fino allo stadio di blastocisti (uno dei primi stadi dello sviluppo embrionale), cioè fino a formare una masserella di cellule, che furono poi utilizzate per la ricerca sulle cellule staminali. La produzione di embrioni che rappresentino un vero e proprio ibrido fra uomo e animale è universalmente vietata dalle leggi - nei Paesi dove esistono leggi al riguardo - oltre ad essere condannata dal buonsenso. In Paesi avanzati dal punto di vista etico e legislativo, come la Nuova Zelanda, esistono anche precisi limiti alla sperimentazione su animali. D'altro canto, la ricerca medica oggi ha bisogno di lavorare su cellule staminali, quali sono quelle degli embrioni nei loro primissimi stadi di sviluppo, perché si tratta di cellule dallo straordinario potenziale, in grado di generare tessuti ed organi. È una nuova frontiera di ricerca, da cui ci si ripromette non solo di acquistare una comprensione fondamentale del modo in cui da una cellula può nascere un intero organismo, ma anche vantaggi senza precedenti per la medicina: la possibilità, per esempio, di ricostruire in laboratorio tessuti danneggiati, o di fare crescere interi organi da trapianto nel corpo di un animale ospite; o di capire i meccanismi di malattie degenerative molto diffuse, che impediscono il corretto funzionamento delle cellule, e di studiare farmaci per contrastarle. Per farlo però non è necessario creare embrioni umani transgenici, né tantomeno ibridi o embrioni/chimera, e le leggi in ogni caso vietano di stabilire, sia pure a soli fini di ricerca, linee cellulari che potrebbero, almeno in teoria, portare allo sviluppo di un embrione umano o ibrido animale/uomo, per cui si studiano strategie alternative. L'Authority inglese preposta a valutare i procedimenti relativi all'embriologia e alla fecondazione umana (Hfea - Human Fertilization and Embriology Authority, http://www. hfea. gov. uk/), dopo alcuni anni di attente valutazioni e dopo avere condotto un'indagine, con interviste a campione, sugli atteggiamenti dei cittadini al riguardo, propone ora di autorizzare la produzione di linee cellulari che utilizzino il nucleo di una cellula somatica umana e una cellula uovo bovina privata del proprio nucleo. La cellula risultante viene attivata con stimoli elettrici perché inizi il processo di riproduzione, e dalle linee cellulari che ne nascono si ricavano le varie cellule da utilizzare a fini di ricerca. Con questo metodo sarebbe praticamente impossibile ottenere un embrione che dia origine a un individuo (una sorta di minotauro, in questo caso), perché le cellule così ottenute non hanno il potenziale per farlo. È una soluzione che potrebbe riaprire strade oggi precluse alla ricerca, soddisfacendo però i requisiti etici che vietano l'uso di embrioni umani. Rimangono alcuni dubbi sull'effettivo valore di questa soluzione, che non potranno essere sciolti se non sperimentandola. Fra gli obiettivi che ci si ripromette vi è quello di trovare nuovi metodi per ricavare cellule staminali direttamente da cellule somatiche, senza bisogno di ricorrere a cellule uovo o ad embrioni, e quello di sviluppare modelli di malattie degenerative della cellula, quali disturbi motori di origine neuronale, diabete, morbo di Parkinson, Alzheimer, così da studiare terapie che permettano di trattarli. (Repubblica, 6 settembre 2007) IL COMMENTO DI ANGELO VESCOVI Macché chimera, questa sembra una vera bufala Http://www.hfea.gov.uk/en/1581.html. La sigla inintelligibile qui sopra è la chiave per svelare il mistero che circonda la (inesistente) decisione dell'HFEA (human fertilization embryology authority) inglese di autorizzare la creazione di chimere animale/uomo, a fini di ricerca e sperimentazione biomedica. Chi ha accesso ad internet e mastica un po’ d'inglese, vada a questo indirizzo e si prepari ad una sorpresa. Gli altri leggano quanto segue. La notizia è di quelle che fanno sgranare gli occhi. Ci viene spiegato come, in Inghilterra, sia stata concessa l'autorizzazione a produrre embrioni chimerici uomo/animale, da cui estrarre cellule staminali per studiare e curare numerose malattie terribili. Poiché il telefono ha suonato ininterrottamente con richieste d'interviste sul tema, ho deciso di visionare direttamente il testo della decisione dell'HFEA... trasecolando. Non solo la decisione non riguarda le chimere di cui sopra, ma l'HFEA non ha autorizzato alcuna procedura. La perfida Albione colpisce ancora, con un comunicato che è un gioiello d'equilibrismo semantico, tra il decidere ed il procrastinare. Al sodo: dopo una lunga prolusione che spiega come, nel ponderoso processo di valutazione, tutti abbiano potuto dire la loro, l'HFEA comunica di avere stabilito che non esistono motivi fondamentali per impedire questo tipo di ricerca, salvo specificare subito dopo che questo non equivale ad un «totale semaforo verde». In essenza e senza storture, il comunicato continua dicendo che HFEA spera di poter decidere se autorizzare o meno l'avvio dei due progetti sottoposti entro novembre. Nessuna decisione. Nel migliore dei casi è un mezzo passo in avanti. C'è da capirli. Si tratta di un argomento spinosissimo, con reazioni persino ataviche. Un essere (embrione), fatto in parte da frammenti umani (le cellule, i mattoni che, in miliardi, formano i nostri organi) ed in parte da cellule di mucca? Alzi la mano chi non prova un senso di repulsione o disagio. Ma, come se non bastasse, ecco la seconda sorpresa. HFEA dice che la ricerca su chimere uomo/animale non viene proprio presa in considerazione, nemmeno dagli scienziati! Quindi, se non stiamo discutendo di (non)decisioni che riguardano la produzione di chimere di cosa parliamo? Parliamo di qualcosa di profondamente diverso. HFEA esclude studi su organismi che contengono contemporaneamente cellule umane ed animali - le chimere appunto - ma deve decidere sulla clonazione umana, fatta partendo da cellule uovo d'animale. Si tratta di una clonazione ibrida, in cui si prende una cellula uovo animale e si sostituisce il suo nucleo e patrimonio genetico con quello preso da una cellula umana. Il risultato è una cellula né umana né animale, un ibrido. Se sopravvive, questa genera un embrione clonato, anche lui fatto delle stesse cellule ibride, composte di parti animali ed umane allo stesso tempo. Ahimé, alcune di queste parti sono responsabili della produzione dell'energia con cui le cellule si alimentano e sopravvivono. Morale, la cellula ibrida ha un «pilota» umano che, abituato a guidare una centrale energetica umana, deve gestirne una d'origine animale, con cui deve comunicare ma non può, poiché quest'ultima parla un linguaggio biologico diverso, quello animale appunto. Mentre questo vi chiarisce immediatamente come sia veramente difficile pensare di utilizzare un'entità biologica così aberrante per eventuali trapianti cellulari, vi è un ultimo ma importante dettaglio. Ci viene proposto che queste cellule ibride (denominate «cibridi») verranno utilizzate «per studiare lo sviluppo di malattie neurologiche come Parkinson, Alzheimer ed atrofia muscolare». Bene, un fenomeno fondamentale nello sviluppo di queste specifiche malattie è proprio l'alterazione dell'attività delle centrali energetiche nelle cellule dei pazienti. E per capirle ci dovremmo mettere a studiare cellule in cui tali centrali non solo provengono da altra specie animale ma sono incapaci di parlare con il loro «pilota genetico» umano? La valenza delle cellule ibride uomo/animale per questi studi è a dire poco questionabile. Ma è anche l'unica giustificazione fin qui addotta per supportare la richiesta a procedere con la creazione di cellule ibride, parte uomo, parte animale. Nel frattempo, siamo tutti qui a discuterne, grande risalto sulla stampa mondiale, riapertura dei dibattiti su embrioni, clonazione, trapianti. Ho appena rilasciato un’intervista televisiva sull'argomento. Ancora una volta mi è arrivata, piccata, ritrita ed infondata, la domanda: ma per i malati di Parkinson, Alzheimer, sclerosi multipla questa non è l'unica strada per la terapia? Ed ho capito che forse un motivo per tutto questo polverone in fondo c'è e non ha nulla a che fare con la scienza ed i malati, ma con ben altri interessi, anche economici. Ma la risposta a quella domanda resta la seguente. La sperimentazione per le malattie neurodegenerative è già possibile e le cellule sono già disponibili. Mancano solo i soldi... ma anche la solidarietà, l'umanità ed il pudore. Angelo Vescovi Neurobiologo Università Milano Bicocca (Il Giornale, 6 settembre 07)
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