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GRANDI USTIONATI: LE TECNICHE DEI TRAPIANTI

La possibilità di rigenerare la cute dello stesso paziente o di donatori. L'importanza delle "banche", dell'impianto e la conservazione.

30/11/2004
La realtà che supera la fantasia: Mary Shelley forse non avrebbe mai creduto che il suo famoso personaggio sarebbe presto diventato reale. I moderni Frankenstein del 2000 infatti espiantano tessuti e organi da cadaveri e li fanno "rivivere" in altri corpi per strapparli dalla morte. Un "mistero" che la Scienza insegue da sempre e che oggi è riuscita finalmente a svelare. Sono sei le "banche della pelle" operanti in Italia: nei cinque centri di eccellenza Grandi Ustionati (Catania, prima banca autorizzata nel'97, seguita dal Cto/Crf di Torino nel '99 dove si è compiuto il primo trapianto di pelle in Italia nel 2000, Cesena, Milano e Verona) e una al Policlinico "Le Scotte" di Siena, prima in Italia ad avere anche la certificazione di qualità Iso9001 (ma non è un Centro Grandi ustioni) I centri d'eccellenza, provvisti di banche della pelle, sono quindi strutture di riferimento nazionale per tutti gli ustionati gravi con più dell'80% della superficie corporea interessata provenienti da altre regioni in modo da ricevere immediatamente il trapianto cutaneo. La "pelle" nuova da trapianto viene infatti conservata in appositi fogli e congelata. Prima del trapianto i fogli vengono immersi in una soluzione per la preparazione della cute. Una procedura che si compie in laboratori appositamente climatizzati e sterilizzati, degli stessi centri ospedalieri o esternamente in laboratori privati di aziende. Le tecniche di conservazione della cute espiantata sono due: oltre alla crioconservazione, cioè congelamento in soluzione per parecchie ore seguito dallo stoccaggio a secco a una temperatura da -80a -196, c'è la glioconservazione, in soluzione di glicerolo appunto ad una temperatura da 4 a 8 gradi centigradi. Nel primo caso si tratta di cellule cutanee di donatore non vitali pur conservando tutte le caratteristiche del tessuto, che saranno disposte sull'ustione o ferita provvisoriamente come "salvavita"; nel secondo invece sono cellule autologhe vitali che possono quindi impiantarsi in via definitiva. Le banche della pelle oggi sono necessarie non solo per la sopravvivenza dei ricoverati ai Centri grandi ustionati ma anche di curare malattie dermatologiche gravi come la sindrome di Leyll, la perdita epidermica congenita dovuta ad infezioni o vari tipi di patologie ulcerose. Nei casi di ustionati gravi è di vitale importanza la ricostruzione del mantello cutaneo. A volte però, a causa della limitata disponibilità di cute sana del paziente (da cui prelevare cellule fibroblastiche e cheratinociti da coltivare in laboratorio con speciali reagenti) si deve ricorrere alla pelle dei donatori multiorgano conservate nelle "banche". "Le soluzioni disponibili in caso di vaste ustioni consistono in due tecniche chirurgiche che prevedono entrambe l'utilizzo di cute alloplastica di donatore", spiega Carlotta Castagnoli, responsabile del laboratorio Banca Cute (Cto) di Torino, al Molinette, "La prima, denominata tecnica di Cuono, per pazienti con ustioni superiori all'80% del corpo, consiste nel trapianto di cute di donatore crioconservata al momento del ricovero e nell'avvio immediato di una coltura di cellule epiteliali dello stesso paziente. Dopo circa 18 giorni, prima che avvenga il rigetto, viene rimosso l'epitelio della cute alloplastica e trapianta quella del paziente coltivata in vitro". In questo modo le condizioni dell'ustionato migliorano immediatamente con un periodo di degenza di gran lunga inferiore. "L'altra tecnica, denominata a sandwich, prevede invece un trapianto di cute autologa espansa nel corso dello stesso intervento", conclude Castagnola. L'attività delle banche della pelle italiane è molto intensa: nel primo trimestre 2003 (indagine del Ministero), sono pervenuti in totale 1266 cm3 di cute e ne sono stati distribuiti 1468 (la pelle viene infatti "coltivata") e nel 2003 sono stati già impiantati 1244 cm3 su pazienti. Susanna Jacona Salafia
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