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I donatori di rene dovrebbero essere pagati? Un dibattito in America.

Dal blog del Washington Post “In Theory”.

10/01/2016
Ogni settimana, il blog del Washington Post “In Theory” prende una grande idea all’interno delle ultime notizie e la esplora da una serie di prospettive differenti. Il tema della scorsa settimana è stato il risarcimento da parte del governo nei confronti dei donatori di organi. Sotto sono riportati alcuni estratti. Per leggere la conversazione completa, e partecipare, visitare il sito washingtonpost.com/news/in-theory Salvare vite umane e risparmiare denaro Un recente studio nel American Journal of Transplantation ha raggiunto ciò che per molti potrebbe essere una conclusione sconvolgente: i contribuenti sarebbero in grado di salvare migliaia di vite e risparmiare circa 12 miliardi l'anno se il governo risarcisse le persone per le donazioni di rene. Secondo lo studio, “questi numeri fanno apparire la cifra proposta di $45.000 per rene, che potrebbe essere necessaria per porre fine alla carenza di reni ed eliminare le liste di attesa per il trapianto di rene.” Per gli economisti che hanno a lungo sostenuto la creazione di un mercato di trapianti di organi, questa notizia non è affatto sorprendente. Vi è una carenza quando i regolamenti tengono i prezzi al di sotto dell’equilibrio – vale a dire, dove la domanda e l'offerta di un prodotto si incontrano. Spesso il risultato è semplicemente un disagio, come con la carenza di appartamenti a New York o le lunghe code dal benzinaio negli anni Settanta. Ma in termini di reni per il trapianto, i regolamenti portano a molto più che un semplice disagio. Il divieto di pagare i donatori di organi ha portato a una carenza di reni e alla perdita evitabile di 5.000-10.000 vite ogni anno. Il costo per curare le persone con malattie ai reni è così alto che un mercato dei trapianti d’organi non soltanto salverebbe vite umane, ma permetterebbe altresì di risparmiare denaro. Secondo lo studio, “Il beneficio netto di salvare migliaia di vite ogni anno e di ridurre la sofferenza di più di 100.000 persone sottoposte a dialisi sarebbe di circa 46 miliardi di dollari l'anno, con benefici che superano i costi con un fattore pari a 3.” Tenuto conto di questa situazione “vantaggiosa per tutti”, perché non è ancora stato creato un mercato degli organi? Scott Sumner, professore di Economia presso la Bentley University e il direttore del programma sulla politica monetaria presso la Mercatus Center della George Mason University. Un colpo alle donazioni volontarie I trapianti di organi hanno allungato e migliorato la vita di oltre un milione di pazienti nel corso degli ultimi 60 anni. Questo è un testamento alla dedizione e alla creatività dei medici professionisti, nonché alla generosità dei donatori. Tuttavia, il crescente tasso di malattie renali comporterà il fatto che alcuni pazienti non potranno ottenere il trapianto che stanno aspettando. Questa carenza di organi ha portato a proposte volte ad abolire il divieto di pagamento come è stata la legge statunitense del 1984. Ma l'acquisto di organi sarebbe altrettanto sbagliato. E danneggerebbe anche gli esistenti programmi di donazione volontaria e sarebbe inefficace per aumentare la disponibilità di organi. Ci sono modi migliori per aumentare il numero di organi donati invece che pagare per le donazioni. Negli ultimi decenni, migliaia di organi sono stati acquistati dai bisognosi di tutto il mondo per il trapianto nell’élite sociale dei loro paesi o per i “turisti del trapianto” provenienti da altre nazioni. Questo ha offuscato la reputazione del trapianto di organi e ha portato a esiti medici mediocri. In tutti i paesi, sono i poveri che vendono gli organi come via d'uscita dalle loro ristrettezze finanziarie - di solito solo temporaneamente. Le vendite di reni da “fornitori” viventi – “donatore” è il termine sbagliato – minano gli sforzi per costruire robusti programmi di donazione volontaria e non retribuita da parenti donatori e viventi, e donatori deceduti. Paese dopo paese, si verifica lo stesso fenomeno: gli incentivi finanziari “tagliano fuori” la donazione volontaria. I pazienti con malattie renali non hanno motivo di rivolgersi ai parenti e, ancora più importante, i governi non hanno bisogno di sviluppare le infrastrutture e il sostegno pubblico per donazioni di persone decedute quando gli organi possono essere ottenuti da poveri sconosciuti. Leggi nazionali e accordi internazionali riconoscono che rimborsare i donatori per i costi della donazione è consentito, in quanto tali costi non fanno parte del dono dell'organo stesso. Purtroppo, il programma attuale degli Stati Uniti non è adeguatamente finanziato ed eccessivamente restrittivo. Rimuovere tutti i disincentivi finanziari per diventare un donatore di rene vivente si tradurrebbe in più trapianti e meno pazienti in dialisi, risparmiando così una grande quantità di denaro da parte dei contribuenti. Francesco L. Delmonico, professore di chirurgia presso il Massachusetts General Hospital e consigliere dell'Organizzazione Mondiale della Sanità sulla donazione e trapianto di organi. Alexander M. Capron, professore della University of Southern California ed ex direttore di etica, commercio, diritti umani e diritto alla salute presso l’OMS. L'altruismo non è sufficiente La nostra politica di trapianto di organi è un fallimento qualificato. Questo perché il nostro attuale sistema, per legge, impone l'altruismo come unico motivo legittimo per la donazione. Abbiamo bisogno di dare alle persone giovani e di mezza età più sane un motivo per diventare donatori viventi. Tragicamente, l'altruismo non è sufficiente. Quindi, per salvare vite umane, mettiamo alla prova gli incentivi. Un piano di rimborso potrebbe essere simile a questo. I donatori non riceverebbero una somma forfettaria di denaro contante; piuttosto, un ente governativo o un ente di beneficenza designato offrirebbero premi in natura, come ad esempio un contributo al fondo pensione del donatore, un credito d'imposta o un buono di iscrizione, l'assicurazione sanitaria a vita, un contributo a un ente di beneficenza, o un prestito per dono. Nel frattempo, la legge può imporre un periodo di attesa prima che la gente doni, assicurandosi che non abbiano agito impulsivamente e che stiano offrendo un consenso pienamente informato. I donatori potenziali sarebbero attentamente esaminati dal punto di vista della loro salute fisica ed emotiva, come lo sono tutti i donatori ora. Tali disposizioni filtrerebbero i soggetti finanziariamente disperati che altrimenti potrebbero correre a donare per una grossa somma di denaro contante immediata per poi pentirsene in un secondo momento. I reni dei donatori dovrebbero essere distribuiti alle persone in lista d'attesa, secondo le regole ora in vigore. (Le persone che volessero donare un rene a una persona specifica – per esempio, un padre per un figlio – potrebbero ancora farlo, parallelamente al sistema sopracitato.) Infine, a tutti i donatori premiati sarebbero garantite le cure post-trapianto per eventuali complicazioni, cosa che al momento non è garantita. Le obiezioni che si sentono normalmente riferite a tale sistema sembrano un po’ logore, per esempio, che premiare i donatori “mercifichi il corpo”. Mercifichiamo già il nostro corpo, parlando rigorosamente, ogni volta che c'è un trapianto: i medici vengono pagati per manipolare il corpo. E così anche l'ospedale e l'agenzia che ottiene e trasporta l'organo. Perché dovremmo obiettare ad arricchire il donatore - l'individuo che in questo scenario dà il prezioso oggetto e se ne assume i rischi? Sally Satel, studioso dell’American Enterprise Institute. Sostenere i donatori Ogni anno negli Stati Uniti, 35.000 persone si aggiungono alla lista di attesa per il trapianto di rene - 20.000 in più rispetto al numero di persone che ne ricevono effettivamente uno. C'è un modo migliore - un percorso di sostegno al trapianto che tratta la donazione di organi come un servizio pubblico e onora i donatori come funzionari pubblici. Ciò significa dare ai donatori un’assicurazione sulla vita per compensare i rischi della donazione e uno stipendio annuale di ricerca che permetta una cura post-trapianto a lungo termine; e pagare i loro salari persi, i viaggi e le spese di custodia dei bambini quando prendono il tempo per poter donare. Ciò significa fare in modo che tutti i pazienti e le loro famiglie ricevano istruzione specializzata sui trapianti. I rischi della donazione sono gestibili ma reali, e anche se la comprensione scientifica continua a migliorare, è ancora imperfetta. I donatori di rene accettano questi rischi individualmente. Ma dal momento che i loro sacrifici aiutano tutti noi, meritano la migliore assistenza sanitaria possibile. Meritano assicurazione sanitaria per tutta la vita e cure post-trapianto. Eppure attualmente non ricevono alcuna garanzia sanitaria. I donatori meritano lo stesso livello di rispetto che noi diamo agli ufficiali di polizia, ai vigili del fuoco, ai soldati e agli insegnanti. Se 1 Americano su 10.000 donasse un rene ogni anno, non ci sarebbe carenza di organi per i trapianti. Sostenere la donazione - rendendola migliore per il donatore e più facile per il ricevente - amplierà notevolmente l'accesso agli organi salvavita. Al momento, gli Stati Uniti non stanno fornendo tale sostegno. Josh Morrison, donatore di rene e direttore esecutivo presso WaitList Zero.
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