indietro

Il coach dona un rene al suo giocatore.

Il coach della squadra di baseball di Wake Forest ha donato un rene a uno dei suoi giocatori, colpito da una gravissima malattia e costretto a lunghissime sessioni di dialisi.

09/02/2011
Con circa 4.500 studenti iscritti, Wake Forest è uno dei più piccoli college statunitensi a competere ad alto livelli nei campionati universitari. E le piccole dimensioni del college, si dice, hanno aiutato a cementare quello che è uno dei punti d’orgoglio della scuola: un grande, gradissimo senso di appartenenza alla famiglia. E questo “sentimento”, se così lo vogliamo chiamare, si è espresso alla perfezione lunedì scorso, quando il coach della squadra di baseball, Tom Walter, ha donato un rene a uno dei suoi giocatori, la matricola Kevin Jordan. Nato a Columbus, in Georgia, Jordan contrasse nel 2010 di una grave e rarissima malattia renale, proprio due mesi dopo essersi iscritto all’università di Wake Forest. Il ragazzo cominciò a frequentare le lezioni del primo semestre, ma fu presto costretto a ritirarsi in casa per sostenere lunghissime ed estenuanti sessioni di dialisi, che duravano dalle 18 alle 20 ore al giorno. I suoi reni, infatti, funzionavano soltanto all’8% del loro potenziale, e la necessità di un trapianto era quanto mai urgente. Nessuno dei familiari, però, poteva donare, e Walter si elesse così a volontario: il test effettuato disse che il suo rene era compatibile, e il coach accettò di buon grado di sottoporsi all’intervento chirurgico per salvare la vita del suo giocatore. “Quando reclutiamo i nostri ragazzi – spiega Walter – parliamo di appartenenza a una famiglia e della necessità di fare sacrifici. Ma la cosa è reciproca, e noi la prendiamo molto seriamente. Dite che sono stato coraggioso? Mai quanto Kevin, che provava comunque a seguire i corsi nonostante la malattia. Ora io e lui siamo legati per sempre”. “Ho chiesto a Tom Walter – ha aggiunto il direttore atletico di Wake Forest, Ron Wellman – se fosse davvero sicuro di quello che stesse facendo. Lui mi ha risposto che quando recluta le matricole, dice loro che saranno accolte in una nuova famiglia, e dunque li tratta come suoi familiari. È un individuo unico”. E il ragazzo, scelto, tra l’altro, al 19esimo giro del draft l’anno scorso dai New York Yankees? Le speranze dei medici sono buone. “Dovrà riprendersi dall’intervento – dice il dottor Becker, che l’ha operato – seguire una terapia costante e rassegnarsi al fatto che sarà molto più vulnerabile alle infezioni. Ma è un ragazzo forte e giovane, e abbiamo esempi come Alonzo Mourning e Sean Elliott che ci mostrano come il vero limite sia il cielo. Ha tutte le possibilità per provare a tornare a giocare”. Di altro profilo, e decisamente più umane, sono invece le considerazioni di coach Walter. “L’importante è che lui non debba più essere attaccato a una macchina per la dialisi e che io possa tornare a correre e a giocare con i miei ragazzi. Se poi dovesse addirittura riuscire a tornare a giocare, beh, allora sarebbe una grandissima storia. Ma, per ora, voglio soltanto che possa tornare ad avere una vita normale e a essere un normale studente di college”. (Daniele Fantini, Eurosport)
torna su