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IL CORPO UMANO E I SUOI ORGANI: SIGNIFICATI SIMBOLICI E FANTASMATICI

Il fegato e i reni.

11/11/2003
IL FEGATO Il fegato è anch'esso investito di una grande ricchezza di significati simbolici (Chiesa, 1989). Nell'antichità veniva usato per l'osservazione del destino nella pratica divinatoria. Alla fine dell'Ottocento, a Piacenza, venne ritrovato un modello di fegato in bronzo di origine etrusca, risalente al 700-800 a.C., arricchito di segni grafici incisi che costituiscono una vera e propria mappatura delle possibilità divinatorie; al British Museum, ne è conservato uno simile risalente alla civiltà sumerica (3000-4000 a.C.), probabilmente usato come strumento didattico per l'istruzione degli allievi aruspici. Di tale pratica divinatoria si fa menzione persino nella Bibbia (Ezechiele 21, 26): "Il re di Babilonia si è fermato a un bivio per prendere gli auspici: egli ha sparso le frecce e ha guardato nel fegato". La medicina prescientifica, con la dottrina caratterologica di Ippocrate, correla alla bile caratteristiche personologiche (Luccio, 1980). Il motivo di tanta attenzione per questo organo nasce dal fatto che esso per lungo tempo venne considerato come una delle radici della vita: si trova, infatti, nel corpo umano, nel vero e proprio centro di trasformazione dell'energia, nel punto in cui questa passa da un livello viscerale, istintuale, di pura sopravvivenza, a un altro in cui diventa coscienza, pensiero, spiritualità, affettività. Il fegato, che dalla materia dei cibi ingeriti estrae forza da infondere agli organi superiori, sembra l'immagine speculare del cuore. Questa duplicità (e complementarità) dei modi di manifestarsi dell'energia vitale umana si riverbera anche a livello del linguaggio: nel coraggio di chi "ha cuore" è implicita una connotazione etica positiva, collegata ad una sottintesa finalità di bene e di giustizia, mentre nel coraggio di chi "ha fegato" leggiamo una sfumatura di forza guerriera, meno elaborata, meno controllata, più spregiudicata. Non a caso il fegato è al centro del mito di Prometeo, punito da Zeus per l'irriverente affronto del furto del fuoco (simbolo dell'intelligenza, del dominio razionale sulla cose e sulle situazioni, della civiltà). A Prometeo, incatenato sui monti del Caucaso, un'aquila divora il fegato, che gli ricresce di notte. Egli viene considerato nella mitologia greca come un grande benefattore dell'umanità, perché ha regalato all'umanità il fuoco. Il supplizio che gliene deriva, dopo lo scontro con Zeus, rappresenta drammaticamente il vissuto del paziente "incatenato" dalla patologia, con un fegato aggredito dalla malattia, in angosciosa attesa dell'opera del chirurgo, che lo libererà dalla schiavitù della sofferenza. I RENI Infine i reni, organi pari e perciò, apparentemente meno essenziali (si sopravvive con un solo rene e comunque, per lungo tempo, anche senza reni, con l'aiuto della dialisi) ma non meno investiti di fantasie e di significato. Essi sono spesso citati nella Bibbia come la sede dei pensieri e degli affetti segreti. Più spesso si trovano associati al cuore ad indicare l'insieme delle potenze interiori dell'uomo: "Ego, Dominus scrutans cor, et probans renes..." (Geremia 17, 10). In altri ambiti culturali sono simbolo di potenza, di aggressività e sono fortemente investiti di rappresentazioni sessuali. Ne sono un esempio le fantasie di danneggiamento di tipo castratorio o, al contrario, di rafforzamento della sessualità, come conseguenza del trapianto di reni (Kemph, 1966, p. 1273). E' noto come l'immaginario dell'Occidente abbia visto in questi organi la sede della potenza generatrice: "nella rappresentazione simbolica degli angeli i reni sarebbero, secondo lo pseudo-Dionigi detto l'Areopagita, l'emblema della grande fecondità delle celesti Intelligenze" (Chevalier e Gheerbrant, 1969, sub voce "reins"; de Vries, 1981, sub voce "reins"; cit. in Cozzi, Nigris, 1996, p.365). La stessa qualità fallica e generatrice di vita è attribuita ai reni anche in altre culture: in India essi venivano collocati nelle mani del defunto, e nella mummificazione venivano lasciati al loro posto vicino al cuore. Per la tradizione ebraica i reni sono la sede della sensualità, e la letteratura talmudica usa, per indicare i testicoli, il termine che designa i reni. Infine, anche Géza Róheim, sulla base di un ampio materiale comparativo, ha messo in luce l'importanza che questi organi assumono nella magia australiana, quali sostituti simbolici del pene, spiegando il costume dell'estrazione del grasso renale del nemico ucciso come lieve modifica della castrazione (Róheim, 1975, pp. 67-78). Nel determinare il significato personale del nuovo organo, concorrono dunque i valori simbolici di cui la cultura carica quella specifica parte del corpo. Ciò è di estrema importanza, se si pensa alle numerose evidenze di cui ormai disponiamo a proposito di quel fenomeno indicato in antropologia come efficacia simbolica e a cui ci si riferisce in medicina con il termine di effetto placebo. "Oggi sappiamo infatti che stimoli simbolici, anche di natura squisitamente culturale, sono in grado di promuovere la produzione di endorfine e di ormoni, di inibire o di rafforzare il sistema immunologico" (Cozzi, Nigris, 1996, p. 366). Ciò significa che il vissuto del paziente non assume rilevanza solo ai fini di un soddisfacente adattamento psicologico al nuovo organo, ma che è importante in rapporto alla stessa riuscita del trapianto. Una delle maggiori proprietà della cultura è quella di essere pervasiva: essa informa ogni aspetto e momento della nostra vita quotidiana. I valori e le credenze condivisi all'interno di una cultura, i modelli esplicativi che essa mette a disposizione di un individuo, l'attribuzione di significato che si opera sulla loro base, sono fondamentali per la comprensione e gli orientamenti di una popolazione. (Vania Sessa)
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