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Il cuore artificiale più piccolo del mondo.

25 grammi di peso, grande come una pila mini-stilo. É una delle principali novità presentate nel corso del V Congresso di Ecocardiochirurgia, in programma a Milano fino al 25 marzo.

24/03/2011
Giuseppe ha 70 anni e nel suo petto batte il “cuore artificiale” più piccolo al mondo. 25 grammi di peso, grande come una pila mini-stilo, è stato impiantato con successo - con un intervento mini-invasivo in minitoracotomia sinistra - per la prima volta in Italia dal dott. Ettore Vitali, responsabile del Dipartimento Cardiovascolare dell’Istituto Clinico Humanitas, insieme all’équipe di Cardiochirurgia dell’ospedale, insieme ai dott. Alessandro Barbone e Diego Ornaghi. L’operazione è stata eseguita tre mesi fa, e oggi il paziente sta bene. Questo micro-cuore high-tech, Synergy Circulite, rappresenta l’ultima evoluzione dei sistemi di assistenza ventricolare (VAD), macchine capaci di sostituire in parte o completamente il lavoro del cuore ammalato. I risultati della prima esperienza italiana saranno presentati nel corso del V convegno nazionale di Ecocardiochirurgia, che riunisce fino al 25 marzo a Milano alcuni tra i più importanti esperti del settore cardiovascolare. L’evento è diretto dal dott. Antonio Mantero e dal dott. Giuseppe Tarelli e presieduto dal dott. Ettore Vitali e dal dott. Cesare Fiorentini. Il micro-cuore rappresenta l’ultima conquista nella ricerca e nella messa a punto di nuove soluzioni tecnologiche per lo scompenso cardiaco, ovvero l’incapacità del cuore di svolgere adeguatamente la propria funzione di pompa. “Si tratta un dispositivo per un supporto circolatorio parziale, indicato in pazienti affetti da scompenso cardiaco moderato, in grado di pompare 4 litri di sangue al minuto - spiega il dott. Ettore Vitali, presidente di Ecocardiochirurgia -. La potenza del device, sommandosi alla funzione del cuore, aumenta così la gittata cardiaca totale. É una sorta di ‘stampella’ per il cuore. La micro-pompa è stata impiantata nel paziente in una tasca sottocutanea (come un pacemaker) con una procedura chirurgica mini-invasiva, che implica solo una piccola incisione sul torace (minitoracotomia). Il dispositivo è associato ad una batteria esterna ricaricabile molto leggera, della durata di 20 ore”. Finora questo micro-cuore artificiale è stata impiantato in 42 pazienti in tutto il mondo, arruolati in un trial clinico avviato ad aprile 2007 presso i centri cardiochirurgici di Lovanio, Hannover e Munster. Humanitas è il primo ospedale italiano ad entrare in questo trial. Questo pone l’Istituto all’avanguardia nel trattamento cardochirurgico dello scompenso cardiaco e per la ricerca sui cuori artificiali.”I primi dati del trial e la nostra esperienza in Humanitas - spiega il dott. Giuseppe Tarelli, co-direttore di Ecocardiochirurgia e responsabile dell’Unità Operativa di Cardiochirurgia dell’Istituto Clinico Humanitas - hanno dimostrato che l’impianto della micro-pompa ha portato un recupero immediato e un sostanziale beneficio emodinamico: dopo le fasi iniziali di assistenza i pazienti presentano piuttosto costantemente una ripresa della attività contrattile dei ventricoli nativi. Anticipando l’impianto ed evitando le fasi critiche dello shock cardiogeno, questo device può essere sufficiente a sostenere il circolo in pazienti con scompenso cardiaco avanzato”. “Data la sua mini-invasività e facilità di applicazione - prosegue il dott. Vitali - questo nuovo dispositivo è concepito per essere impiantato anche in pazienti giovani con un grado moderato della malattia, prevenendo così un danno d’organo che con il passare del tempo, nei casi più severi, può essere risolto solo con il trapianto cardiaco. Rappresenta, quindi, una decisa evoluzione rispetto agli attuali dispositivi di assistenza ventricolare (VAD) di dimensioni notevolmente più ingombranti e per questo destinati a pazienti giunti allo stadio terminale della malattia. Questo dovrebbe fare sperare in una maggiore diffusione della pratica di impianto dei dispositivi di supporto alla funzione cardiaca ad oggi ancora molto limitata, se si pensa che in Italia - al di là di alcuni limiti oggettivi dei VAD finora disponibili - a fronte di una stima di 2.300 impianti ne vengono applicati circa 30 all’anno, rispetto a una media di 300 trapianti cardiaci”. Questo nuovo minicuore è una possibilità in più che oggi, in casi selezionati, si affianca ai farmaci, ai defibrillatori e ai pacemaker biventricolari, ed ai trapianti, già a disposizione contro quella che negli ultimi anni è diventata la prima causa di ricovero ospedaliero. Lo scompenso cardiaco si conferma infatti l’unica malattia cardiovascolare in continuo incremento per incidenza e mortalità, nonostante oggi le patologie cardiache vengano curate in modo più efficace rispetto al passato: secondo uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine, infatti, la riduzione di mortalità in campo cardiovascolare ha inciso per il 70% sull’allungamento della vita media, ben 7 anni dal 1960 al 2000. Ciò grazie alla maggior efficacia dei farmaci, all’innovazione tecnologica, alla miniaturizzazione dei dispositivi biomedicali e alla sempre minore invasività delle tecniche operatorie. “Ecocardiochirurgia - spiega il dott. Antonio Mantero, co-direttore dell’evento scientifico - è l’unico congresso in campo cardiovascolare incentrato sui percorsi clinici del paziente e non su singole specialità mediche o diagnostiche. Questo particolare tipo di impostazione ha trovato l’interesse di cardiologi, cardiochirurghi, cardiorianimatori, radiologi, medici di medicina d’urgenza, internisti che si confrontano in uno spazio nel quale gli interessi delle singole specialità sono subordinati al raggiungimento dell’aggiornamento sul miglior percorso diagnostico-terapeutico possibile per il paziente. Ogni anno l’interesse è sempre cresciuto proprio per questa originale impostazione che mette il paziente al centro della comunicazione delle numerose novità dei vari settori”.
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