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Il cuore si dona anche dopo i 55 anni.

Messo a punto dal Consiglio Nazionale delle Ricerche un test che apre nuove frontiere.

12/03/2011
Dopo un primo progetto pilota nelle regioni Emilia-Romagna e Toscana, si estende a livello nazionale ‘Adonhers’, programma con l’obiettivo di utilizzare cuori da donatori over 55. Lo start-up è stato presentato presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche nel corso di un convegno organizzato da Istituto di fisiologia clinica del Cnr e Centro nazionale trapianti ‘Anche un cuore anziano può donare una vita’ è il titolo del convegno tenutosi ieri a Roma presso l’aula Marconi del Consiglio Nazionale delle Ricerche (C.N.R.), organizzato dall’Istituto di fisiologia clinica (I.F.C.-C.N.R.) di Pisa e dal Centro Nazionale Trapianti (C.N.T.), che ha dato il via alla creazione di un network nazionale per utilizzare cuori prelevati da donatori over 55 attraverso il coinvolgimento dei centri cardiochirurgici di trapianto, dei livelli interregionali (A.I.R.T., N.I.T.P. e O.C.S.T.) e creando una rete nei centri di neuro rianimazione che statisticamente forniscono il maggior numero di donazioni. La manifestazione ha visto la partecipazione del presidente del C.N.R., Luciano Maiani e del direttore del C.N.T., Alessandro Nanni Costa. Il convegno ha ricevuto il patrocinio di Ministero della Salute, Associazione Italiana per la Donazione di Organi, Tessuti e Cellule (A.I.D.O.) e Cittadinanza Attiva. Il progetto prende le mosse dai risultati scientifici acquisiti a partire dallo studio “Adonhers” (Aged Donor Heart Rescue by Stress Echo) condotto dall’Istituto di Fisiologia Clinica di Pisa unitamente alle Regioni Emilia–Romagna e Toscana. “La ricerca in forma sperimentale ha evidenziato la possibilità di prelevare, a fini trapiantologici, cuori da donatori superiori ai 55 anni d’età una volta escluse, attraverso il sistema di accertamento dell’eco-stress, coronaropatie prognosticamente significative e cardiomiopatie occulte, solitamente legate all’età anagrafica”, spiega il responsabile scientifico, Tonino Bombardini dell’I.F.C.-C.N.R.. “Il progetto ha permesso di effettuare con successo 19 trapianti, registrando un esito del tutto sovrapponibile a quello dei donatori standard. La novità è, dunque, la possibilità di usare questa tecnica nell’esame dello stato dell’organo per garantire una maggiore attendibilità nella valutazione della funzionalità stessa, rispetto agli accertamenti standard”. L’estensione del programma a livello nazionale sotto il coordinamento del Centro Nazionale Trapianti è stata ora finanziata dal Ministero della Salute attraverso il C.C.M. (Centro Nazionale per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie). “L’ampliamento della platea di donatori di cuore tra coloro che hanno superato i 55 anni potrebbe portare a una netta diminuzione dei pazienti in lista trapianto”, aggiunge Eugenio Picano, direttore dell’I.F.C.-C.N.R. di Pisa. “Con l’aumento dell’età media dei donatori potenziali, è necessario collaudare il cuore anziano prima del disco verde alla donazione. Questo sistema può contribuire a rilanciare la donazione di cuore, in lieve flessione nel 2010”. Secondo i dati del C.N.T. sono stati 273 i trapianti di cuore eseguiti nel nostro Paese al 31 dicembre 2010. I pazienti in lista di attesa sono 728 e la permanenza media in lista è di 2.36 anni. Inoltre, dal confronto con i registri europei, l’Italia è al di sopra della media europea per quanto riguarda la sopravvivenza dell’organo. “Per rispondere alle richieste dei pazienti in lista d’attesa è necessario lavorare sulle opposizioni alla donazione e sulla comunicazione ai cittadini. Eppure, aumentare il numero degli interventi non è strettamente vincolato a quello delle donazioni”, commenta il direttore del C.N.T., Alessandro Nanni Costa. “L’aumento dell’età media dei donatori, ad esempio, ci pone di fronte a nuove sfide che il Centro ha già raccolto e l’estensione a livello nazionale del programma ‘Adhoners’ va nella giusta direzione”. Il presidente Nazionale A.I.D.O. Vincenzo Passarelli ha sottolineato che “il progetto Adonhers deve essere portato all’attenzione del cittadino come esempio di buona sanità, capace di salvare sempre più vite umane e garantire migliore qualità di vita ai pazienti”.
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