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IL DONO: UNA PROPOSTA CHE FA BENE AI FAMILIARI

Le considerazioni di Alessandra Romanini della Fondazione Banca degli Occhi.

17/02/2008
Per raggiungere gli oltre duemila trapianti all’anno non servono solo bravi medici, centri specializzati, attrezzature all’avanguardia. Senza il sì di molte famiglie, quelle che nel momento più doloroso accettano l’importanza della donazione di cornee, tutta la strada fatta non servirebbe a molto. «Alle famiglie non arriva una richiesta, ma una proposta: viene data loro l’opportunità di donare, e quindi di poter trarre conforto da questo gesto». Lo precisa subito Alessandra Romanini, che dal 2001 si occupa dei familiari di donatori. La donazione non si fa perché c'è un'urgenza, né perché la vita di altri è appesa ad un filo che solo un lutto di qualcun altro può riannodare: «Noi spieghiamo ai familiari che esiste questa possibilità, ma non lo intendiamo come un obbligo morale - spiega Alessandra - non solo perché non c'è più il problema delle urgenze, ma anche perché non è giusto dare ad una famiglia un peso morale in più oltre al dolore che già sta provando in quel momento. La nostra è una proposta che può far bene ad altri, ma fa bene anche a loro». Per ringraziare, per avere delucidazioni, o per conoscere l'esito della donazione, cioè per sapere l'età, il sesso e la città del trapiantato che ha riacquistato la vista, o per sapere che quel dono non è stato inutile perché, anche se non idonea al trapianto, la cornea è stata utilizzata per la ricerca. «Per questo, o per altri motivi, molti familiari chiamano quasi tutti i giorni», spiega Alessandra. «Abbiamo circa una quindicina di incontri all'anno, poi abbiamo modo di incontrare i familiari durante gli eventi, nei concerti e nelle rappresentazioni teatrali che hanno proprio lo scopo di ringraziarli: con tre eventi l’anno ne raggiungiamo oltre duemila». Ma quelle poche righe che raggiungono quanti hanno dato il consenso alla donazione di un loro caro restano il gesto più significativo per le famiglie: «Ogni anno partono circa 1.600 lettere di ringraziamento: è uno strumento importante in Fondazione – continua Alessandra – perché rappresenta il grazie dell'istituzione, quello del Sistema sanitario, dei malati in attesa di trapianto e insieme il grazie della società. Il tempo idoneo è di circa un mese dal decesso, ed è anche un modo di rinforzare il conforto della donazione. Non tutti lo desiderano, ma per molti è un segno che attesta il loro gesto, alcuni familiari ci chiamano ringraziando, e dicendoci che hanno messo la lettera in cornice». In questo modo, negli incontri come nelle telefonate, le persone hanno la possibilità di confidarsi, di commuoversi, e in qualche caso avere un’opportunità in più per elaborare magari un lutto difficile. Fondazione Banca degli Occhi cura il rapporto con i familiari di donatori dal 1998, in collaborazione con il Centro regionale trapianti, con i Coordinamenti locali per i Trapianti degli ospedali del Veneto, e le associazioni come l'Aido. Poi, racconta Alessandra, con alcuni si crea un rapporto speciale: «Alcuni li conosciamo da 10 anni, molti mantengono un contatto con noi, e ci sembra sempre positivo». Qualcuno organizza addirittura concerti ed eventi di beneficenza per promuovere in varie città del Veneto la cultura della donazione. E l’obiettivo principale resta sempre lo stesso, quello di dare conforto. «Quando vengono in Fondazione li vedo andar via più sereni: alcuni vengono per conoscere l'esito della donazione, altri per comprendere come funziona Fondazione, altri ancora per sfogarsi: tra loro ci sono anche persone sole, vedove che non hanno più nessuno. Così in tanti riescono, da un contesto completamente negativo come il lutto, a tirar fuori qualcosa di positivo, che è la donazione». Vedere come funziona il laboratorio, cos'è una cornea, sapere che nel caso non sia idonea viene comunque utilizzata per la ricerca sulle malattie oculari, serve – spiega Alessandra - anche a riportare molti familiari ad un piano di realtà, ad elaborare meglio il dolore: «Molti se ne vanno da qui con nuove consapevolezze». vipas
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