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IL DONO DI SE'

Quest'anno la giornata del malato ha per tema "il dono di sé". Previsti in molte parrocchie momenti di riflessione sulla donazione degli organi, del sangue, midollo osseo e cordone ombelicale.

07/02/2003
Martedì 11 febbraio p.v. si celebrerà in tutte le chiese la giornata del malato. Il tema proposto quest'anno dalla Conferenza Episcopale Italiana è "Il dono di sé": dono degli organi, del sangue, del cordone ombelicale, del midollo osseo, dono del tempo. In un opuscolo preparato per l'occorrenza e che viene diffuso nelle parrocchie è detto che per diventare dono per i fratelli e le sorelle che soffrono è necessario impegnarsi in un cammino di crescita, per interiorizzare le parole e l'esempio di Gesù e di chi lo ha imitato più da vicino. Un cammino che parte dalla consapevolezza dei doni ricevuti - da Dio, dalle persone vicine - e che arricchiscono la vita: come la bellezza della natura, l'amicizia, la salvezza donata da Cristo, l'aiuto ricevuto nei momenti di bisogno. Riflettendo su quanto abbiamo ricevuto possiamo educarci a donare a nostra volta. Di solito visitando i malati ci chiediamo: "Cosa posso dare o fare?"; così i doni che offriamo si riducono a qualcosa di materiale: portiamo regali, rendiamo dei servizi, trascorriamo del tempo con loro, diamo consigli,tentiamo di consolarli. Ma la vera domanda da porsi è: "Chi posso essere per il malato?". In questo ambito il dono prende valore se avviene all'interno di una relazione significativa io-tu. Il malato non va considerato come oggetto di compassione, ma come una persona autonoma e degna di rispetto, portatrice di valori che sfuggono all'osservazione superficiale. A causa della sua fragilità egli prova un acuto bisogno di relazioni interpersonali autentiche, di essere ascoltato e capito. Una comunicazione adeguata può aiutarlo a trovare un senso a ciò che sta vivendo. Vari possono essere gli atteggiamenti e le iniziative per esprimere il dono di sé al fratello che soffre a partire dall'espressione di un cuore ospitale, che crea spazio per accogliere l'altro e farlo sentire da estraneo a familiare e amico. L'attenzione al malato si esprime non solamente con l'abituale visita, ma anche con la presenza assidua, il servizio, la preghiera ed il "camminare insieme", ad esempio accompagnando i malati nei pellegrinaggi ai santuari, oppure aiutandoli - mediante l'ascolto e il colloquio idoneo - a trovare risposta alle domande sul senso della vita, sul significato del dolore, del male e della morte. Dono del sangue e degli organi. Una delle espressioni più significative di solidarietà è costituito dalla donazione del sangue e degli organi. Si tratta di un autentico "servizio alla vita", quanto mai urgente oggi. Il dono del sangue è uno dei simboli più efficaci per esprimere l'amore verso gli altri. E ce n'è tuttora una grande necessità: pensiamo ai bambini malati di leucemia, alle persone in gravi condizioni dopo un incidente, o a chi deve subire un'operazione chirurgica. La donazione degli organi, quando è compiuta in forme eticamente accettabili, è una delle forme più alte del dono di sé. Essa va incoraggiata per venire incontro ai gravi e urgenti bisogni di quanti sono in attesa di un trapianto da cui può dipendere la loro vita; a questo scopo "occorre seminare nei cuori di tutti, e in particolare dei giovani, motivazioni vere e profonde che spingano a vivere nella carità fraterna, carità che si esprime anche attraverso la scelta di donare i propri organi". (Giovanni Paolo II). Il ruolo delle comunità La capacità di donare ed essere dono per coloro che soffrono va educata a livello sia personale che comunitario; spetta alle famiglie cristiane creare nei figli la sensibilità verso i malati, gli anziani, i portatori di handicap, indicandola come uno dei frutti più significativi della fede in Gesù Cristo. Non meno importante è la responsabilità delle parrocchie nel coinvolgere tutte le proprie componenti nella cura e nell'accompagnamento dei malati, preoccupandosi di valorizzare il contributo di tutti, di armonizzare progetti personali e progetti comuni, superando l'individualismo, la sfiducia negli altri, la paura del confronto. Il dono che facciamo di noi stessi ai fratelli e alle sorelle che soffrono, oltre a rafforzare i legami di solidarietà e la fraternità universale, ci immagine e somiglianza del Signore, garantendo la presenza del suo amore nel nostro cuore: "Se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l'amore di lui è perfetto in noi (S. Giovanni).
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