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IL DONO SEGRETO DEL SALTIMBANCO

Il racconto di Natale di Paolo Coelho.

23/12/2007
Una leggenda austriaca racconta di una famiglia di nome Burkhard composta da marito, moglie e un bambino che recitavano poesie, cantavano ballate e intrattenevano la gente con la loro arte di giocolieri ai mercatini di Natale. Come ci si può ben immaginare, non avanzava mai abbastanza denaro per i regali di Natale. «San Nikolaus non porta solo doni che si possono vedere» spiegò il padre a suo figlio, «ma anche i cosiddetti “doni invisibili”. In una casa in cui regna la discordia, nella notte santa della cristianità, lui cerca di portare pace e armonia. Dove manca l’amore, pianta nel cuore dei bambini il seme della fede. A coloro ai quali il futuro appare nero e incerto, porta la speranza. Noi, in ogni caso, siamo ricchi di doni invisibili,perché siamo in vita e possiamo fare il nostro lavoro che consiste nell’arrecare gioia alla gente. Non lo dimenticare mai». Passarono gli anni e il bambino diventò un giovanotto. Un giorno la famiglia si trovò a passare davanti all’imponente abbazia di Melk. «Padre, ti ricordi di quando, tanti anni fa, mi hai raccontato la storia dei doni invisibili? Credo di aver ricevuto anch’io uno di questi doni: la vocazione di diventare prete. Avresti qualcosa in contrario se facessi il primo passo per realizzare il mio sogno?». Sebbene avessero bisogno di loro figlio, i genitori rispettarono il suo desiderio. Bussarono al portone del monastero e furono accolti con generosità e benevolenza dai monaci che presero con loro il giovane Burkhard come novizio. Venne la vigilia di Natale e, proprio quel giorno, a Melk accadde un miracolo: Nostra Signora con Gesù Bambino in braccio scese sulla terra per visitare il monastero. I monaci erano felici di questa visita e formarono una lunga fila. Uno dopo l’altro si inginocchiarono di fronte alla Vergine e ognuno le rese omaggio alla sua maniera. Uno indicò i bei quadri che adornavano la chiesa; un altro portò un esemplare della Bibbia scritto a mano e impreziosito da miniature, frutto di anni di lavoro; un altro ancora recitò i nomi dei santi. Ultimo della fila, il giovane Burkhard aspettava il suo turno in preda all’agitazione. I suoi genitori erano semplici saltimbanchi e gli avevano insegnato soltanto a fare il giocoliere. Quando toccò a lui, i monaci avrebbero voluto concludere gli omaggi, perché credevano che il giovane novizio non avrebbe potuto contribuire con niente di importante e che avrebbe probabilmente danneggiato la reputazione del monastero. Tuttavia, anche lui voleva a ogni costo offrire qualcosa alla Vergine e a Gesù Bambino. Pur vergognandosi, sotto lo sguardo di disapprovazione dei suoi confratelli, tirò fuori dalla tasca alcune arance e cominciò a tirarle in alto e a farle ruotare. Tracciò in aria un bellissimo cerchio, così come aveva sempre fatto quando andava ancora di mercato in mercato con i suoi genitori. Solo allora Gesù Bambino, in grembo alla Madonna, cominciò a battere le mani per la gioia. La Santa Vergine tese le braccia verso il giovane e per un momento gli fece tenere il bambino che continuò a ridere ininterrottamente. Alla fine della leggenda si dice che in seguito a questo miracolo, ogni duecento anni un Burkhard bussa ancora al portone dell’abbazia di Melk, dove viene accolto, e che, mentre si trova lì, “i doni invisibili” possono trasformare i cuori di coloro che lo conoscono. PAULO COELHO Traduzione Francesca Gabelli. Titolo originale Il saltimbanco di Nostra Signora Per gentile concessione dell’agenzia Sant Jordi Asociados, Barcelona
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