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IL FEGATO BIOARTIFICIALE DEL CARDARELLI DI NAPOLI

Designato dal Ministero della salute come centro pilota italiano, utilizza cellule fresche e non congelate di maiale.

28/01/2004
Viene utilizzato da oltre due anni, al Cardarelli, il fegato bio-artificiale messo a punto per sostituire le funzioni dell'organo compromesse da un evento acuto e consentire il recupero funzionale o la sopravvivenza fino al trapianto. Il Cardarelli coopera con l'Istituto Zooprofilattico di Brescia e il centro universitario di Bologna. Qui, rispettivamente, si allevano i maiali in particolari condizioni di igiene e i fegati degli animali considerati idoenei. Secondo le esperienze della letteratura internazionale, infatti, le prodigiose capacità rigenerative del fegato, alleggerito del carico tossico acuto grazie al trattamento con organo bioartificiale, consentirebbe, in alcuni casi, anche il pieno recupero dello stato di salute evitando il ricorso al trapianto. Le cellule del fegato dei maiali, indenni da tutta una serie di infezioni, vengono idrolizzate e immesse nel filtro in quantità di miliardi di unità. Il loro ruolo è vicariare, per il tempo strettamente necessario, le funzioni epatiche perse a causa dell'epatite o di altre condizioni tossiche. Il rischio, ancora allo studio, è che particolari virus endogeni, ossia integrati nel Dna animale, possano infettare l'uomo. Nessun caso del genere, dagli studi condotti finora, è stato documentato. Il fegato bioartificiale utilizzato al Cardarelli è l'unico in Italia che utilizza cellule fresche e non congelate. Il laboratorio del Cardarelli, che con il settore biofarmacologico affianca le attività del centro trapianti dell'ospedale, è stato designato dal ministero come centro pilota nel quale vengono prodotte ed assemblate le unità di fegato bioartificiale richieste dalle altre quattro città italiane e tre europee coinvolte nella fase di sperimentazione (Roma-Sant'Eugenio, Bologna, Genova, Milano-Niguarda, Amsterdam, Groninge, Leuven). L'organo artificiale, estende la sopravvivivenza di un malato critico in attesa di trapianto, per un periodo che oscilla dalle sei alle dodici e fino a ventiquattro, quarant'otto ore e in futuro si pensa di utilizzare questa tecnologia anche nei malati cronici. Il tempo necessario per permettere ad un fegato danneggiato di rigenerarsi. Per il laboratorio di produzione del Cardarelli sono previste al massimo ventiquattro ore di attesa dall'arrivo della richiesta per la fornitura al reparto ospedaliero dal quale è partito l'allarme. Si calcola che in Italia sono circa cento i pazienti acuti che possono aver salva la vita ogni anno grazie all'utilizzo del fegato bioartificiale che diventerebbero decine di migliaia se si passasse all'utilizzo sui pazienti sub acuti, in alternativa ad altre terapie come in una sorta di dialisi.
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