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IL PAPA RINGRAZIA L'AIDO

Con una lettera del Sostituto della Segreteria di Stato indirizzata alla Presidente Nazionale, Enza Palermo.

15/12/2002
Gentile Signora, in occasione dell'Udienza speciale del 30 novembre scorso Ella, anche a nome di codesta Associazione ha voluto presentare al Santo Padre una supplica al fine di ottenere la conclusione del processo di beatificazione del Servo di Dio, don Carlo Gnocchi. Il Sommo Pontefice ringrazia di cuore per il delicato pensiero e per i sentimenti che lo hanno accompagnato e mentre auspica che la celebrazione del centenario della nascita di Don Gnocchi ed il cinquantesimo anniversario dell'Opera da lui voluta, suscitino rinnovato slancio di fede e di carità, imparte di cuore a Lei e a quanti si sono uniti all'atto di ossequio la propiziatrice Benedizione Apostolica, Nell'assicurare che la supplica in parola è stata trasmessa al dicastero competente, profitto della circostanza per porgere distinti ossequi. Mons. Leonardo Sandri Sostituto della Segreteria di Stato Supplica dell'Associazione Italiana per la Donazione di Organi e Tessuti (AIDO) a Sua Santità Giovanni Paolo II per la Beatificazione di Don Carlo Gnocchi Beatissimo Padre, chi Vi scrive appartiene all'Associazione Italiana Donatori Organi (A.I.D.O.), un'associazione senza scopi di lucro, nata trentuno anni fa, il 14 novembre 1971. Quel giorno nacque la D.O.B. (Associazione Donatori di Bergamo), voluta da alcuni cittadini di Bergamo, per sensibilizzare l'opinione pubblica italiana alle possibilità di aiuto e di sostegno e di cura a favore di tanti sofferenti, cui il trapianto di cornee e di, reni poteva dare speranza di vita e di gioia. Da allora abbiamo fatto molto cammino. Ha, dunque, avuto frutti buoni l'intuizione dei primi fondatori, dettata dalla generosità tipica di quella popolazione, della quale icona efficace è, papa Giovanni XXIII, non a caso chiamato il "Papa buono" e che Lei ha donato alla Chiesa ed al mondo come Beato durante il Grande Giubileo, di cui ancora sentiamo viva l'eco. L'Associazione travalicò in poco tempo il territorio bergamasco, diffondendosi rapidamente in molte regioni italiane. Per questo motivo il nome fu mutato in quello attuale (A.I.D.O.), proprio perché si evidenziasse il volto nazionale dell'Associazione, che - al 31 dicembre 2001 - è giunta a contare 20 Consigli regionali, 100 Sezioni provinciali, 2197 Gruppi comunali, 129 Gruppi Locali, per un totale di 1.141.231 iscritti. Né questo slancio sembra esaurirsi. Piuttosto sembra si aprano nuovi sentieri d'impegno e d'animazione. Non a caso con il 1° aprile 1999, in seguito alla promulgazione della nuova legge sui prelievi e i trapianti di organi e tessuti, un altro tassello si è aggiunto alla nostra denominazione: Associazione Italiana per la Donazione di Organi e Tessuti. Ci sentiamo così spinti a sempre nuove iniziative, soprattutto di animazione e di formazione nelle scuole, perché ragazzi e giovani siano educati a riflettere serenamente sul problema dei trapianti e sul profondo significato umano e civile del consenso al prelievo di organi, superando le paure, spesso irrazionali, con cui abitualmente ci si scontra nel campo dei trapianti. E' un'impresa per molti versi appassionante e che ci dà anche non poche soddisfazioni, accanto a pubblici riconoscimenti. Ci ha fatto onore, infatti, ricevere dal Presidente della Repubblica Italiana, in data 15 gennaio 1986, la medaglia d'oro al merito della Sanità pubblica, concessa dal Ministero della Sanità. Ancor più, Santità, ci onorano i frutti del nostro impegno. Osiamo, infatti, ascrivere ad esso la nuova sensibilità verso il dono certamente generoso e coraggioso, che è la disponiblità ad aiutare sorelle e fratelli, i quali possono riprendere a sperare nella vita, usufruendo degli organi e dei tessuti donati dai nostri associati e da quelli che condividono i nostri valori, tanto che il Centro Nazionale Trapianti ha potuto informare che nell' anno 2001 sono stati effettuati n. 2.701 trapianti. E' molto, certamente, ma molto di più rimane da fare, se pensiamo che, accanto a questi fortunati, si trovano circa 9. 000 cittadini che dovranno ancora aspettare e sperare. Pensiamo a tutti costoro in ogni nostra iniziativa, e lo facciamo per quella stima che tutti sentiamo nel valore altissimo di ogni essere umano e che Voi, Beatissimo Padre, continuate a riproporci da quel lontano 16 ottobre 1978, quando ci invitaste a non avere paura; a difendere e diffondere il valore della vita e della dignità di ogni essere umano. Abbiamo custodito queste parole, che ci piace qui riportare in parte. Allora, Beatissimo Padre, sollecitaste tutte le donne e gli uomini a non avere paura; ad aiutare " il Papa e tutti quanti vogliono servire Cristo e, con la potestà di Cristo, servire l'uomo e l'umanità intera!". Vostra Santità ci ricordava con calore che "oggi così spesso l'uomo non sa cosa si porta dentro, nel profondo del suo animo, del suo cuore. Così spesso è incerto del senso della sua vita su questa terra. E' invaso dal dubbio che si tramuta in disperazione". E ci chiedeva con umiltà e fiducia di " permettere a Cristo di parlare all'uomo. Solo lui ha parole di vita, si! di vita eterna". La nostra Associazione, Santità, ha accolto questo invito. Essa mira a coinvolgere ogni donna ed ogni uomo, che creda nell'estimabile valore del suo simile, di ogni essere umano. La nostra Associazione vuole avere come suo carattere distintivo la disponibilità, l'accoglienza di ogni persona, senza alcuna discriminazione, poiché - come recita il secondo paragrafo del nostro Statuto - l'A.I.D.O. è " apartitica, aconfessionale, interetnica, senza scopi di lucro, informata ai principi etici ed a quelli dettati dall'ordinamento giuridico dello Stato". Ci sembra, in questo modo, di vivere per parte nostra quel valore fondamentale che il Concilio Ecumenico Vaticano II ha affidato alle nostre prime parole della Dichiarazione Dignitatis Humanae: "Nell'età contemporanea gli esseri umani divengono sempre più consapevoli della propria dignità di persone e cresce il numero di coloro che esigono di agire ". In questo nostro impegno viviamo l'esperienza preziosa del sostegno e della vicinanza di Vostra Santità e della Chiesa Cattolica, in particolare quella italiana. Ci piace - al riguardo - ricordare un passo della Novo Millennio ineunte, relativo all'importanza della solidarietà, della comunione con ogni uomo, con ogni fratello (n° 43): "per saper condividere le sue gioie e le sue sofferenze, per intuire i suoi desideri e prendersi cura dei suoi bisogni, per offrirgli una vera e profonda amicizia". C'è dunque, nella nostra Associazione, un riferimento spirituale, che ci sembra importante custodire. Ce lo affida la stessa tradizione storica. Infatti, la nascita dei trapianti è fissata dalla tradizione nel III secolo d.C., quando i santi Cosma e Damiano compirono il miracolo di sostituire la gamba del loro sacrestano, andata in cancrena, con quella di un uomo deceduto poco prima. Ce lo affida l'esempio di tanti credenti, sacerdoti, religiosi, che hanno condiviso sino in fondo la sorte dei fratelli più bisognosi, più simili, più piccoli. Tra essi, Padre Santo, ci piace fare riferimento speciale a don Carlo Gnocchi, sacerdote ambrosiano nato proprio cento anni fa - il 25 ottobre 1902 - a San Colombano al Lambro, un paese alle porte di Milano. Sacerdote ambrosiano dal 6 giugno 1925, egli, dopo aver animato gli Oratori di Cernusco sul Naviglio e della Parrocchia di San Pietro in Sala in Milano, fu destinato dal beato cardinale Alfredo Ildefonso Schuster come Direttore Spirituale dell'Istituto Gonzaga, retto dai Fratelli delle Scuole Cristiane. Qui lo colse lo scoppio della seconda guerra mondiale. Sentendo come suo dovere pastorale l'accompagnare quei giovani che aveva formato nelle sicure aule del Collegio anche nei pericoli del fronte militare, chiese di diventare cappellano militare. Partì, dunque, per l'Albania e la Grecia con i ragazzi della Divisione Tridentina, sostenendoli in ogni momento, e soprattutto nella drammatica esperienza della Campagna di Russia tra l'agosto 1942 e il febbraio 1943, rimanendo loro accanto anche nella sconvolgente ritirata; raccogliendo l'ultimo anelito di quei giovani ed il ricordo che essi, morendo, gli affidavano perché lo portasse alle loro mamme, alle mogli, ai figli, alle fidanzate. Tornato in Patria, mantenne la promessa fatta a quei ragazzi morenti e si dedicò ai piccoli orfani di guerra, ai mutilati per causa delle bombe, triste residuato di ogni guerra, realizzando all'Opera pro infanzia mutilata, divenuta poi Fondazione Pro Juventute ed ora, sotto la guida di mons. Angelo Bazzari, intitolata significativamente al suo Fondatore: Fondazione Don Carlo Gnocchi. Don Carlo fu sostenuto in questa titanica impresa sin dall'inizio dall'affetto del suo Arcivescovo, il Beato cardinale Schuster, e da quello del Servo di Dio Papa Paolo VI, quando era Sostituto della Segreteria di Stato prima di divenire suo arcivescovo, colui che ne raccolse le ultime parole e gli portò sul letto di morte la benedizione del Santo Padre Pio XII, il quale pure aveva sostenuto sin dai primi passi l'opera di carità di don Carlo Gnocchi. Proprio sul letto di morte il Servo di Dio don Carlo Gnocchi compì il suo ultimo atto d'amore per i suoi piccoli mutilati e feriti dalla guerra e dalle disgrazie, che così di frequente affliggono gli uomini. Voi stesso, Padre Santo, avete ricordato il gesto di eroica carità e di singolare significato che don Carlo compì. Lo faceste, visitando il Centro Pilota della Fondazione nata dal cuore di don Carlo in Roma, domenica 23 dicembre 1990, quando diceste: " Questo zelante sacerdote, nell'immediato dopoguerra, di fronte alle orribili ferite scavate nelle carni e nel cuore di tanti bambini, vittime innocenti del grande conflitto, si è dedicato alla loro cura, fino al supremo dono di sé, manifestato anche nell'offerta dei suoi stessi occhi ad uno di loro". Come è noto, Santità, il dono delle cornee, operazione allora non ancora autorizzata in Italia, fu elogiato dal Servo di Dio il Papa Pio XII nell'angelus della domenica successiva alla morte ed al trapianto delle cornee di Don Carlo, il che diede impulso al rinnovamento legislativo e culturale di cui la nostra Associazione stessa è frutto. Proprio il gesto supremo di don Carlo Gnocchi ce lo fa sentire vicino e ci aiuterebbe, crediamo, nel nostro impegno. Pensiamo che proporre a tanta gente la figura di un uomo così ricco di virtù e di valori; così generoso e appassionato, potrebbe dare nuovo impulso e profondità di significati spirituali al dono dei propri organi e dei propri tessuti. Sappiamo, Santità, che presso la Congregazione delle Cause dei santi giace la Positio sull'eroicità delle virtù di don Carlo in vista della sua beatificazione. Osiamo, Beatissimo Padre, unire la nostra voce a quella di molti altri, che chiedono di sollecitare l'esame della figura sacerdotale, spirituale, umana di don Carlo Gnocchi, in modo di vederlo al più presto tra i Beati e i Santi della Chiesa, cosi da poterlo proporre come modello a tutti i nostri associati. Don Carlo realizzerebbe, così, il senso profondo della santità, quale Voi, Santo Padre, avete descritto in modo pregnante nella lettera Operosam diem, indirizzata alla diocesi milanese in occasione del sedicesimo centenario della morte di sant'Ambrogio: "E' proprio dei Santi restare misteriosamente contemporanei di ogni generazione: è la conseguenza del loro profondo radicarsi nell'eterno presente di Dio". Don Carlo, profondamente immerso in Dio, è nostro contemporaneo e con il suo esempio e il suo insegnamento può accompagnarci in questo inizio di millennio con quel supplemento di speranza, che Vostra Santità, ci richiamava nella Novo Millennio ineunte. Don Carlo aiuterà certamente tutta la nostra Associazione e - ne siamo convinti - tutta la Chiesa a rendere "più spedito il nostro passo nel ripercorrere le strade del mondo" (cf n. 58). Confidando nella benevolenza di Vostra Santità, mentre attendiamo fiduciosi che i nostri voti siano esauditi, chiediamo scenda su di noi e su tutti i membri dell'A.I.D.O. la Vostra Benedizione Apostolica.
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