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Il prezzo dell’altruismo, costi diretti e indiretti della donazione di rene da vivente

Da Trapianti.net

22/04/2016
L’articolo di seguito tratta la questione delle spese a cui va incontro, nella realtà americana, il donatore di organi da vivente. E’ interessante conoscere come gli americani stanno affrontando il dibattito su questo tema, sebbene nel nostro paese tale questione non sussista, essendo le prestazioni mediche riguardanti il donatore a carico del Servizio Sanitario Nazionale e godendo, quest’ultimo, di permessi lavorativi riconosciuti. In questo numero dell’American Journal of Transplantation Rodrigue e colleghi riportano uno studio di coorte prospettico che ha esaminato i dati inerenti donatori viventi di rene (LKDs) per quantificare i costi legati alla donazione sostenuti nei 12 mesi successivi all’intervento. Gli autori riferiscono che il 92% dei donatori statunitensi ha dovuto sostenere i costi relativi al trasporto, all’alloggio, ai pasti e all’assistenza sanitaria. Inoltre, il 36% degli stessi ha perso più di 33.000 ore di lavoro, il 40% delle quali non è stato retribuito. È andata lievemente meglio ai loro accompagnatori che nel 19% dei casi hanno riferito una diminuzione degli stipendi. Anche se il 21% dei donatori ha ricevuto un minimo di assistenza finanziaria, l’89% ha riportato, entro l’anno post-donazione, una sostanziale perdita economica che, in un terzo di loro, ha superato i 2500 dollari. Insomma, un quadro generale che non invoglia certo all’altruismo e su cui gli autori richiamano l’attenzione delle autorità governative, delle compagnie di assicurazione, della comunità dei trapianti e della società in generale, affinché la donazione da vivente possa almeno raggiungere un equilibrio finanziario. Vale a dire: va bene non prevedere incentivi economici, ma è indiscutibile e prioritario sollevare i donatori da ogni impegno economico legato all’atto di donazione. In un editoriale di commento all’articolo, Formica e i colleghi della Yale University School of Medicine, pur sottolineando che lo studio di Rodrigue con i suoi 182 casi (3%), non può essere rappresentativo di tutto il campione, riconoscono che esiste una spesa legata alla donazione e che la stessa non può essere ignorata. È vero, dice Formica, che lo studio di Rodrigue riguarda solo l’area geografica nord-est degli Stati Uniti, ma è altrettanto vero che per stimare i costi totali della donazione di rene da vivente, si devono combinare questi dati anche con i costi associati alla valutazione di idoneità pre donazione che non sono riportati nell’analisi di Rodrigue. Il che fa ipotizzare che i costi da sostenere siano anche superiori (Rodrigue JR, et al. Predonation direct and indirect costs incurred by adults who donated a kidney: Findings from the KDOC Study. Am J Transplant 2015). Storicamente, coloro che decidono di donare un rene in vita, sono considerate persone altruiste disposte anche a pagare di tasca propria per aiutare gli altri e questo altruismo è stato considerato uno degli approcci più sostenibili nel ridurre la lista d’attesa. Tuttavia, il pensiero corrente si sta convincendo che il calo delle donazioni da vivente sia dovuto anche al maggior riconoscimento dei costi legati alla donazione e al fatto che tali costi ricadano proprio sul donatore. “È pur vero che, sino ad oggi, non ci sono dati a sostegno di questa ipotesi e nessuna certezza che il rimborso di tali costi porterebbe ad un aumento del numero di donatori. Ma questo non significa aspettarsi che i donatori continuino a pagare di tasca propria”, spiega Formica. “Noi crediamo che i donatori di rene da vivente debbano essere rimborsati non solo di tutti i costi connessi alla donazione, ma bisognerebbe anche prendere consapevolezza che gli stessi potrebbero incorrere in maggiori rischi di salute a lungo termine e quindi a ulteriori conseguenze economiche negative che non possono non essere compensate (Muzaale AD, et al. Risk of end-stage renal disease following live kidney donation. JAMA 2014). Tra l’altro la donazione di rene da vivente porta con se un grande risparmio economico da cui tutte le parti traggono vantaggi (riceventi, ospedali, contribuenti e la società in generale). E’ stato infatti stimato che il trapianto da vivente accorcia l’esposizione al trattamento dialitico con un risparmio di circa 100.000 dollari annui di cui Medicare è il creditore principale (Irwin FD, et al. Kidney paired donation: A payer perspective. Am J Transplant 2012). Perché allora questi risparmi non dovrebbero essere utilizzati per rimborsare le spese sostenute dai donatori? “Identificare i problemi senza proporre soluzioni, non è affatto produttivo”, commenta giustamente Formica. In considerazione di ciò, ricorda che Negli Stati Uniti la Health Resources and Services Administration (HARSA) ha assegnato dei fondi a sostegno della National Living Donor Assistance Center (NLDAC) con i quali si dovrebbero coprire i costi del viaggio, della chirurgia e il follow-up dei donatori viventi e di un accompagnatore. Fino ad oggi la NLDAC ha sostenuto la valutazione di 3.918 potenziali donatori, dei quali 1.941 hanno completato la loro donazione e senza i quali la stessa non sarebbe stata sostenibile (Warren PH, et al. Development of the National Living Donor Assistance Center: Reducing financial disincentives to living organ donation. Prog Transplant 2014). Tuttavia la NLDAC ha diversi limiti imposti dalle condizioni dell’HRSA tra cui un reddito annuo molto al di sotto della soglia di povertà e un rimborso complessivo che non può superare i 6.000 dollari. Bisogna dunque adoperarsi affinché tale opportunità venga estesa e i vincoli rivisti. Indipendentemente da questo, lo studio di Rodrigue porta elementi di riflessione alla discussione e anche se c’è un dibattito in corso circa l’opportunità di fornire incentivi economici alla donazione di rene da vivente, non c’è nessun argomento eticamente giustificabile per perpetuare un sistema che avvantaggia la società a spese del donatore. È dunque responsabilità della società in generale farsi carico delle spese sostenute dai donatori visto che gli stessi con il loro dono garantiscono, tra l’altro, un risparmio sui costi per la cura dei pazienti con malattia renale allo stadio terminale. Bibliografia Formica RN Jr, Newell KA. What Is the Price of Altruism? Am J Transplant. 2016;16(3):741-2. Rodrigue JR, Schold JD, Morrissey P, Mandelbrot DA, et al. Direct and indirect costs following living kidney donation: findings from the KDOC Study. Am J Transplant. 2016;16(3):869-76. (Trapianti.net)
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