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IL PROTOCOLLO PER LA SICUREZZA DELLA DONAZIONE DI ORGANI IN EMILIA ROMAGNA

La rivista Transplantation (76, 1605 - 1609, 2003) riporta i risultati dei primi due anni di applicazione del protocollo di screening per neoplasie in 271 donatori multiorgani.

11/01/2004
Uno studio riportato sull'ultimo numero di Transplantation ha presentato i risultati dei primi due anni di applicazione del protocollo di screening per neoplasie nei donatori multiorgano della regione Emilia Romagna. Per l'applicazione del protocollo è stato organizzato un servizio attivo 24 ore al giorno che comprende le 16 unità di terapia intensiva della regione e una unità centralizzata di anatomia patologica, tutte dirette da un centro di coordinamento trapianti. L'applicazione del protocollo è stata possibile su tutti i 271 candidati effettivi alla donazione presentatisi in Emilia Romagna negli anni 2001-2002. Il protocollo prevede una fase pre-chirurgica che contempla la raccolta dell'anamnesi, l'esame esterno e tutti i controlli strumentali e di laboratorio, ed una fase chirurgica che prevede l'esplorazione degli organi interni e l'eventuale prelevamento di campioni di versamenti o tessuti considerati sospetti. Ai fini della donazione i candidati sono stati classificati in base alle seguenti categorie di rischio di trasmissione di malattia neoplastica: * rischio standard (nessun rischio di trasmissione); * rischio non-standard (basso rischio di trasmissione, eleggibilità ristretta agli organi salvavita certificata da emergenza clinica e con consenso informato del paziente); * rischio inaccettabile (esclusione incondizionata a causa di un alto rischio di trasmissione neoplastica valutata sulla base dei parametri clinico-patologici di aggressività del tumore). In 61 dei 271 candidati effettivi l'applicazione del protocollo ha evidenziato un totale di 82 lesioni o versamenti clinicamente sospetti per neoplasia. Al controllo istologico estemporaneo, oltre ad un caso di rischio inaccettabile (per tubercolosi), sono stati evidenziati 8 casi di tumore maligno (tutti a basso stadio e a rischio non-standard: 5 tumori della prostata, 2 tumori della tiroide e un tumore renale); le rimanenti lesioni sono invece risultate tutte benigne (rischio standard). L'applicazione del protocollo ha portato quindi alla esclusione di 8 candidati (3%) mentre è stato effettuato un solo trapianto di un organo salvavita con rischio non-standard. Questo protocollo adottato con qualche modifica anche a livello nazionale, fornisce un esempio di intervento finalizzato ad aumentare la sicurezza della donazione di organi razionalizzando, allo stesso tempo, l'uso dei donatori marginali. (Fatti e cifre n. 47)
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