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Il record di trapianti, il bimbo salvato dal fegato del padre nell'ospedale che il lockdown non ha fermato

Undici trapianti in 48 e 22 nei tre mesi dell'emergenza coronavirus all'Ismett di Palermo dove i viaggi della speranza seguono il percorso inverso

24/05/2020

Per salvare la vita al suo bambino ha fatto un viaggio della speranza “al contrario” - da Napoli a Palermo – ed è dimagrito 12 chili in un mese, così da farsi trovare pronto per donare una parte del suo fegato. Quando papà Vincenzo, finanziere di Caserta di stanza a Roma, ha saputo di essere un donatore compatibile con il figlio di 10 mesi nato con una grave patologia, non ci ha pensato su due volte. Con la moglie Monica ha preso il primo aereo per Palermo per raggiungere l'Ismett, centro di eccellenza per i trapianti: “Abbiamo saputo che ci lavora Jean de Ville de Goyet, uno dei massimi esperti mondiali di chirurgia pediatrica addominale – raccontano – e abbiamo scelto di affidarci a lui”.

Vincenzo, Monica e il piccolo Loris sono arrivati a febbraio, poco prima che scoppiasse l'emergenza Covid-19, per un controllo preliminare all'intervento, ma sono rimasti bloccati dal lockdown. Per fortuna la macchina dei trapianti di Ismett non ha mai spento i motori, nemmeno in periodo di pandemia: sono 22 i trapianti eseguiti nei tre mesi di blocco, 11 solo nella giornata tra il 20 e il 21 maggio. Un record nazionale.

Fra i pazienti trapiantati c'è Loris, affetto da una rara forma di atresia delle vie biliari, cui il suo papà ha donato il fegato. Un doppio intervento durato 14 ore, ma adesso padre e figlio stanno bene e non vedono l'ora di riabbracciarsi: “Sono entrambi fuori dalla Terapia intensiva – racconta la mamma – e non appena mio marito sarà in grado di camminare, si riabbracceranno”.

Monica spiega così il loro viaggio verso Sud: “Stavamo cercando il meglio e saremmo andati anche fuori dall'Italia. Tramite un'associazione, siamo venuti a conoscenza di Imsett e dell'attività del professore de Ville”. A ridosso di Natale la famiglia si è messa in contatto con il luminare belga che da due anni lavora a Palermo. Cinque mesi fa la prima visita. “Ci ha confermato che il bambino aveva bisogno di trapianto. Il papà aveva deciso essere il donatore se compatibile, ma doveva dimagrire, mentre Loris doveva crescere un po'. Siamo tornati a febbraio solo per gli esami preliminari, ma siamo stati bloccati dall'epidemia”.

Per tre mesi la famiglia ha trovato ospitalità nella casa d'accoglienza per i parenti dei ricoverati, all'interno del vicino ospedale Civico, gestita da Suor Susanna Sacaraggi. “Vincenzo – racconta la moglie – ha fatto grand sacrifici per perdere 12 chili ma l'amore per suo figlio ha vinto”. Il professore de Ville sperava di non operare Loris in periodo Covid. Ma le sue condizioni sono peggiorate e il 20 maggio padre e figlio sono entrati in sala operatoria: “Prima Vincenzo per il prelievo del fegato – racconta Monica – poi Loris per il trapianto”.

Una staffetta che l'ha tenuta incollata dietro le porte del blocco operatorio fino alle 22: “Sapevo che entrambi erano in buone mani”, sorride adesso tenendo tra le braccia il piccolo Loris che piange. “Non ha dolore, solo voglia di stare in braccio”, rassicura la sua mamma. Che adesso non vede l'ora di tornare a casa: “Vorrei fare il regalo più bello al professore de Ville, persona deliziosa che si è presaa cura di tutta la famiglia. Ismett è un'eccellenza mondiale e lo ha dimostrato anche in un momento così delicato”. Un'opinione condivisa anche dall'assessore alla Salute Ruggero Razza: “Ho avuto modo di parlare con il ministro della Salute Roberto Speranza di quanto fatto in queste ore dalle équipe dell’Ismett di Palermo, che non hanno mai cessato la loro attività nemmeno durante la fase più acuta della emergenza coronavirus. Una straordinaria eccellenza che deve inorgoglire la sanità siciliana”.

(Giusi Spica, La Repubblica)

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