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Il sogno di Erik Compton, l'uomo dai tre cuori.

Il golfista 30enne a caccia della vittoria nello US Open in California.

15/06/2010
L’uomo con tre cuori è pronto a vivere il suo sogno. Erik Compton, golfista 30enne nato a Miami, da giovedì farà compagnia ad altri 155 giocatori a caccia della vittoria nello US Open sull’impegnativo percorso di Pebble Beach, California. Esserci è un sogno per ogni amante del golf. Ma per uno che, come Compton, ha subito due trapianti di cuore, è qualcosa di più. “Ci sono tante famiglie che stanno vivendo situazioni difficili – spiega Erik -. Spero che vedermi giocare e vivere una vita normale dia loro speranza. Il golf mi ha aiutato a superare le tante difficoltà della vita”. La storia di Compton è piena di ostacoli. A 10 anni gli viene diagnosticata una cardiomiopatia virale, un allargamento del cuore che rallenta il flusso del sangue. A 12 subisce il primo trapianto e sembra avviato verso una vita normale. Grazie al golf si guadagna una borsa di studio come studente-atleta all’Università della Georgia, disputando anche la Walker Cup, lo US Amateur e il British Amateur. Passa professionista nel 2001 ma non riesce mai a lasciare il segno, intrappolato nei tornei minori e lontano dai Major, dove sogna di giocare. E’ sul green, nel settembre 2007, che il suo secondo cuore inizia a cedere. Poi un giorno mentre è a pesca sente un formicolio nelle braccia e guida fino al più vicino ospedale, dove scopre di essere sopravvissuto a un attacco di cuore. Torna a nuova vita nel maggio 2008, quando nel petto batte il suo terzo cuore, donatogli da Isaac Klosterman, un giocare di volley dell’Università di Dayton ucciso da un pirata della strada. “Credevo che non avrei giocato più, avevo persino venduto le mie mazze – racconta -. Ma sono un sognatore, e grazie a mio padre ho continuato a sognare. Mentre ero in ospedale mi leggeva Golfweek e continuava a vedermi riprendere a giocare” Per Compton comincia una nuova vita, in cui il golf all’inizio sembrava non avere posto. “Credevo che non avrei giocato più, avevo persino venduto le mie mazze – racconta -. Ma sono un sognatore, e grazie a mio padre ho continuato a sognare. Mentre ero in ospedale mi leggeva Golfweek e continuava a vedermi riprendere a giocare a golf”. Erik sul green ci è tornato meno di 6 mesi dopo l’ultimo trapianto, alla Pga Tour Qualifying School, dove si assegnano le qualificazioni automatiche per i tornei più importanti della stagione successiva. “Pensavamo che non fosse la cosa più intelligente da fare – ha spiegato Peter, il padre di Erik -, ma non c’era modo di fermarlo. In fondo, la ragione per cui aveva sofferto così tanto era per continuare la sua vita e viverla come voleva”. “Ho lavorato tutta la mia vita per giocare un torneo Major. Sto ancora cercando di avere una Pga card, ma so che prima o poi la otterrò. In fondo sono passati solo due anni dall’ultimo trapianto, e ho ancora qualche problema di condizione. Una volta risolti, sono certo che diventerò un golfista migliore”. Anche la qualificazione allo US Open, che Compton aveva già fallito nel 2003, non è stata una passeggiata. Erik, che prende 40 pillole al giorno, chiude con 82 colpi l’ultimo giro al The Memorial, e sembra intenzionato a ritirarsi dal torneo di qualificazione per lo US Open in programma il giorno dopo a Springfield, Ohio. A fargli cambiare idea un giro di allenamento notturno con un nuovo set di mazze. Compton centra la qualificazione dopo uno spareggio, al termine del quale scoppia in lacrime: “Ho lavorato tutta la mia vita per giocare un torneo Major – racconta -. Sto ancora cercando di avere una Pga card, ma so che prima o poi la otterrò. In fondo sono passati solo due anni dall’ultimo trapianto, e ho ancora qualche problema di condizione. Una volta risolti, sono certo che diventerò un golfista migliore”. Sabato camminava per il percorso di Pebble Beach con tutta la famiglia: “Il panorama qui ha il potere di ipnotizzarti: ne vieni abbagliato perché sembra tutto così surreale”. (Davide Chinellato, La Gazzetta dello Sport.it)
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