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Il trapianto di cuore in Italia compie 30 anni di vita.

Il primo trapianto di cuore nel ricordo del Presidente Nazionale A.I.D.O., Vincenzo Passarelli

14/11/2015
Il 14 novembre del 1985, dopo un intervento durato quattro ore, il cardiochirurgo dell’università di Padova Vincenzo Gallucci trapiantò nel petto di un falegname trentanovenne, Ilario Lazzari, il cuore del giovane trevigiano Francesco Busnello, morto in un incidente stradale. L’organo era stato prelevato dallo stesso chirurgo, che lo aveva trasportato personalmente in automobile da Treviso a Padova. Trenta anni sono passati da quella notte in cui la cardiochirurgia italiana recuperò d’un balzo il ritardo accumulato: il primo trapianto di cuore fu eseguito nel 1967 a Città del Capo dal prof. Christian Barnard. Un ritardo – come si vide dall’efficienza con cui venne eseguito il primo intervento e dal primato mondiale conquistato dall’Italia nel corso degli anni – non imputabile alla carenza di formazione o all’impreparazione dei cardiochirurghi italiani, piuttosto alla burocrazia che negava l’autorizzazione al trapianto cardiaco. L’allora ministro della Sanità, Costante Degan, dava il via libera l’11 novembre 1985: appena 3 giorni dopo il primo paziente italiano aveva un cuore nuovo. Trenta anni fa: sembra ieri eppure erano altri tempi. Chi proponeva il trapianto, in particolare quello di cuore, era considerato un assassino. Alcuni cardiochirurghi subirono aggressioni pesantissime, con scritte sui muri, con minacce. Era difficile far capire che asportando il cuore non si provocava la morte del paziente già deceduto: l’idea della vita legata al cuore era durissima da smantellare e la campagna contro il trapianto durò molti anni, legando l’immagine vita all’immagine cuore. Quel famoso primo intervento del novembre 1985 fu un traguardo e un primo passo importante: oggi l’Italia è tra i paesi più avanzati non solo per il numero dei trapianti ma soprattutto per la qualità dei risultati. Trapianti di cuore in Italia nei tre decenni: 1985 ÷ 1995: 1.412 1996 ÷ 2005: 3.331 2006 ÷ 2015: 2.815 Il primo trapianto di cuore nel ricordo del Presidente Nazionale A.I.D.O., Vincenzo Passarelli «Il programma “trapianto di cuore” varato nel 1985 ha usufruito, per il decollo e lo sviluppo, dell’attitudine favorevole della popolazione alla donazione degli organi, ma anche del lavoro di informazione e sensibilizzazione che fin dal 1972 ha svolto l’A.I.D.O. Ricordo le perplessità, le polemiche e le aspettative che precedettero tale attività. Alcuni titoli della stampa dell’epoca: “Ci vuole umiltà”, “Attenti ai faciloni”, “Cuore nuovo, vecchi guai”, “Sui trapianti di cuore solo buoni propositi”, “Con i nostri ospedali? Ridicolo”. L’A.I.D.O. invece in quei mesi appoggiò l’iniziativa del Ministro della sanità, on. Costante Degan, e offrì la propria collaborazione al professor Luigi Donato, presidente del Comitato ministeriale per la cardiologia e la cardiochirurgia, preoccupato soprattutto per l’andamento delle donazioni che in alcune aree dell’Italia erano assai modeste, per non dire irrilevanti. Intensificammo l’opera di informazione e di sensibilizzazione, che dal 1972 ci vedeva impegnati, come cittadini organizzati, su tutto il territorio nazionale. Trovammo accanto a noi per la prima volta alcune Istituzioni (Ministero della Pubblica Istruzione, Regioni, Amministrazioni Provinciali e Comuni), molte figure professionali del mondo sanitario e della società civile. Un impegno premiato nel 1986 con l’assegnazione della medaglia d’oro al merito della Sanità pubblica, conferita all’A.I.D.O. dal Presidente della Repubblica, prof. Francesco Cossiga. Iniziò ad affermarsi ancora di più quel processo di maturità civile, di sensibilità, di consapevolezza e di solidarietà umana, che ormai a distanza di 30 anni ha portato il nostro Paese ai livelli di quei paesi più progrediti, nei quali i trapianti di organo sono ormai diventati interventi di routine».
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