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IL TRAPIANTO DI FEGATO DA DONATORE VIVENTE IN ITALIA

Tappe legislative e procedure operative.

02/05/2004
La legge 16 dicembre 1999 n. 483 "Norme per consentire il trapianto parziale di fegato", introduce nel nostro Paese la possibilità di disporre, a titolo gratuito, di parti di fegato a scopo di trapianto tra persone viventi in deroga all'art. 5 del codice civile. In realtà tale legge rimanda all'applicazione dei principi fondamentali espressi nella legge del 26 giugno 1967 n. 458 "Trapianto di rene tra persone viventi". Da allora autorevoli organismi (Consiglio d'Europa, "Convenzione sui diritti dell'uomo e la biomedicina", 19 novembre 1999; Comitato Nazionale di Bioetica, "Il problema bioetica del trapianto di rene non consanguineo") si sono espressi in maniera chiara e determinata sulla necessità di adottare una condotta improntata alla massima prudenza, trasparenza e rispetto della persona umana quando si decide di effettuare il prelievo da donatore vivente di un organo, o di una parte di esso, a scopo di trapianto terapeutico. In considerazione di tale premessa, e pur riconoscendo che i principi enunciati nella legge 458/1967 relativa al rene sono trasferiti e applicati nell'attuazione della legge 483/1999 relativa al trapianto di fegato da vivente, il Consiglio Superiore di Sanità (II Sezione, Parere del 28 marzo 2001, "Norme procedurali per consentire il trapianto parziale di fegato") ha evidenziato che le peculiarità dell'intervento di trapianto di fegato da vivente impongono una messa a punto di protocolli operativi specifici. Per questi motivi lo stesso Consiglio Superiore di Sanità, in accordo con il Dipartimento delle Professioni sanitarie e delle Risorse umane e tecnologiche del Ministero della Salute e con il Centro Nazionale Trapianti, ha intrapreso un percorso di garanzia per il donatore e di qualità per la valutazione del centro. Il documento, oltre alla identificazione dei requisiti che i centri di trapianto devono possedere per la richiesta di autorizzazione al trapianto di fegato da donatore vivente individua alcuni principi irrinunciabili che sinteticamente riportiamo: * il prelievo di fegato da un donatore vivente viene effettuato per il beneficio terapeutico del paziente su esplicita, motivata, e libera richiesta del donatore e del ricevente, dopo una corretta e completa informazione, che deve contemplare: i rischi per il donatore, le alternative per la terapia del paziente (trapianto di fegato o di emifegato da cadavere) e l'indicazione dei prevedibili tempi di attesa; * l'attività di trapianto da vivente è da considerarsi aggiuntiva e non sostitutiva dell'attività di trapianto da donatore cadavere; * le indicazioni al trapianto da vivente sono identiche a quelle per il trapianto da cadavere. Il Consiglio Superiore di Sanità, nei quattro pareri (28 marzo 2001, 16 luglio 2002, 15 luglio 2003 e 11 marzo 2004) che ad oggi documentano il percorso evolutivo di questo programma, si è sempre espresso sulla necessità che siano ammessi all'attività di trapianto di fegato da donatore vivente i centri che: * abbiano effettuato per un anno un numero di trapianti di fegato da donatore cadavere non inferiore a 25; * abbiano conseguito, nell'attività di trapianto di fegato da donatore cadavere, una percentuale di sopravvivenza ad un anno dell'organo e del paziente trapiantato non inferiore alle rispettive medie desunte dai dati ufficiali del Registro Europeo, calcolate sugli ultimi cinque anni di attività; * nel rispetto dei precedenti punti, raggiungano sui primi venti trapianti da donatore vivente effettuati, una percentuale di sopravvivenza del graft e del paziente non inferiore a quella prevista per il trapianto di fegato da donatore cadavere. Sulla base di tali parametri, unitamente alle verifiche effettuate, sono stati autorizzati al trapianto di fegato da donatore vivente 12 centri.
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