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IL TRAPIANTO IN CRONACA (2)

Torino: il trapianto di fegato ad un immigrato clandestino fa discutere.Nel 1996 però a Napoli.....e negli anni 1970,1980,1990 i viaggi della speranza degli italiani.....

17/02/2002
Si chiama Mohamed, di anni 35, ha bisogno di un trapianto di fegato ma è un immigrato clandestino. Per la legge italiana non esiste, quindi deve pagarsi l'intervento (155 mila euro), ma non ha i soldi. Nei giorni scorsi, il Consiglio Comunale di Torino con l'astensione di Fi e An, ha votato una mozione con la quale impegna "la giunta e il sindaco a mettere in atto tutte le iniziative per superare i problemi di ordine burocratico e garantire al malato tutte le cure necessarie e tempestive". La vicenda ha scosso gran parte dell'opinione pubblica non solo torinese, ma anche nazionale. Vari e articolati i commenti e le prese di posizione. Di seguito una sintesi. (Fonti: Torino. Repubblica. It e la Stampa web ) IL POLITICO NAZIONALE (Mario Borghezio della Lega Nord) "La decisione assunta dal Consiglio comunale di Torino per garantire, a favore di un immigrato clandestino, la copertura a carico dei contribuenti torinesi delle spese relative ad un trapianto di fegato, è del tutto inaccettabile. Le motivazioni pseudo-umanitarie, mostrano però la corda di fronte alla preoccupazione più che motivata dei nostri malati che già attualmente sono alle prese con un sistema sanitario penoso. Lo sanno, le anime belle del centrosinistra, che con questa decisione, le liste di attesa per i trapianti saranno presto intasate da malati extracomunitari, clandestini o no appositamente immigrati nel nostro Paese?". IL POLITICO LOCALE (Giovanni Airola, consigliere comunale della Lega nord) "Io sono tra i fondatori della Lega Nord Piemont. Ma sono anche un medico. Credo di conoscere i problemi dei trapianti piuttosto bene. Questo era un caso unico e come tale andava trattato. E' assurdo pensare di risolvere i problemi drammatici e devastanti della sanità piemontese prendendo a calci un marocchino ridotto in condizioni pietose. Il voto su quel clandestino non ha per nulla danneggiato gli altri trapiantandi in lista, che hanno tutto il diritto di essere visitati, curati e trapiantati al più presto, ma che non subiranno alcuna conseguenza dalla decisione della Sala Rossa". Non è questione di precedenza, ma di compatibilità fra l'organismo del ricevente e le caratteristiche dell'organo disponibile. Le raccomandazioni non c'entrano: ci sono organi che vanno bene per un paziente e per un altro no. E poi nel caso del marocchino, la situazione era ancora più particolare perché non si può non soccorrere, nei limiti del possibile una persona che sembra in punto di morte, affetta da una patologia gravissima. Qui non c'è bisogno del voto in Sala Rossa: bastano i doveri deontologici del medico". IL MEDICO (Sergio Curtoni, coordinatore regionale di trapianti) "Un precedente pericoloso. Mi risulta che la notizia si sia già diffusa e alle Molinette siano arrivate dal Nord Africa altre richieste umanitarie per trapianti di fegato. Non vorrei che domani ci trovassimo gli scafisti pronti a portare nel nostro paese malati da operare, ai quali, a questo punto Torino sarebbe costretta a concedere come a Mohamed una sorta di cittadinanza per scopi umanitari per tutto il periodo delle cure. Un trapianto è un bene scarso. In Italia ci sono 1800 persone in attesa di un fegato e solo 800 trapiantate. Mi chiedo che cosa direbbero i cittadini italiani se iniziassero i viaggi della speranza dei clandestini delle altre nazioni o se a Torino fossimo costretti , dopo Mohamed, a mettere in attesa altre persone nella sua stessa condizione. Per un paziente che viene messo in lista, non dimentichiamolo, ce n'è un altro che viene scartato". IL PRETE (Don Piero Gallo, parroco di San Salvario) "Credo che il diritto ad avere o meno la possibilità di un trapianto di fegato o di altri organi, derivi dalle proprie esigenze di salute e non dalla condizione sociale e politica. Quindi non farei distinzioni tra chi è cittadino italiano e chi non lo è. Ma se guardo in modo analitico a questo caso, mi rendo conto che ci sono altri problemi. Conosco la situazione di altre persone che sono in lista di attesa, che attendono un organo e non vengono mai chiamate. Persone che hanno pagato le tasse, qui in Italia e che quindi hanno un titolo in più, un diritto più avanzato di Mohamed. Forse. ....Mohamed deve essere inserito nella lista d'attesa senza scavalcare nessuno. E nessuno deve dare del razzista se qualcuno degli altri malati che stanno aspettando un fegato si ribellerà. E' gente che sta lottando per la propria vita. Si deve fare attenzione agli abusi. Negli anni settanta ho conosciuto un iraniano che è stato a lungo in Italia. Non ha mai lavorato, ma è riuscito a farsi curare per le più diverse malattie. Senza mai pagare una lira e senza mai lavorare. ...chi non rispetta le regole non deve avere vantaggi su chi invece le rispetta, Parlare dei diritti vuol dire parlare anche dei doveri. E per me viene prima la giustizia della carità". IL FILOSOFO (Gianni Vattimo, professore di filosofia morale) "Il diritto alla salute è un diritto fondamentale , per tutti. Qui mi sembra ci sia un'ipocrisia di fondo in chi dice che (Mohamed) ha diritto sì alle cure ordinarie, ma non all'unica che gli può salvare la vita. Penso che il Comune debba concedere la cittadinanza per motivi umanitari. E che poi si debba aprire una sottoscrizione per i fondi necessari a pagare le spese del trapianto. Deve eserre messo in lista d'attesa con gli stessi diritti di tutti gli altri cittadini, italiani o no. Non lascerei morire uno che posso guardare in faccia, che sta in carne ed ossa davanti a me, solo perché esiste la possibilità, che salvandolo, poi nascano altri problemi. Quando si creeranno altri problemi, li si affronterà. Adesso bisogna salvarlo, fare il possibile perché viva. Questo caso mostra con chiarezza come la salute sia ancora una questione di soldi". SEI ANNI FA: L'ITALIA E GLI ALTRI 19 novembre 1996 - Napoli: Ospedale "Monaldi", Cuore nuovo per il clandestino. Un senegalse di 25 anni, M.D., clandestino, sofferente di cardiomiopatia dilatativa trapiantato in tempo record. IL MEDICO (Fabrizio De Vivo) "Quando in Ospedale ci si trova davanti un paziente che sta per morire non si possono fare i conti con leggi e burocrazia". Considerazione: "l'invasione " di aspiranti al trapianto non c'è stata. 1970, 1980, 1990 - L'ITALIA DEI TRAPIANTI NON FUNZIONA I viaggi della speranza: Bruxelles, Lione, Rennes, Parigi, Marsiglia, Pittsburgh, New York, New Orleans, Monaco, Vienna, Londra ....... Considerazione: centinaia di italiani trapiantati all'estero. Non dimentichiamo. (vipas)
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