indietro

IL TRAPIANTO IN CRONACA: NIENTE TRAPIANTO A 71 ANNI, MUORE

È deceduto Vincenzo Leoluca Visalli, medico di base di Pordenone. L’Asl di Padova non lo aveva inserito nella lista d’attesa per l’età Il suo ultimo appello: «Trovo assurdo che un Paese civile metta la corda alla gola degli anziani»

09/07/2006
Si sentiva condannato dall'anagrafe e aveva ingaggiato una crociata che, partendo dalla sua esperienza personale, sollevava un problema che intrecciava sanità ed etica. A settantantuno anni reclamava la possibilità di essere messo in lista d'attesa per un fegato nuovo. Settantuno, troppi si era sentito dire. Vincenzo Leoluca Visalli, medico di base pordenonese, è scomparso giovedì scorso con quell'ultima speranza nel cuore. Niente da fare, gli era stato risposto nell'azienda ospedaliera di Padova che per lungo tempo l'aveva accolto per complicazioni della cirrosi epatica di cui soffriva. La ventilata ipotesi di un trapianto che lui, da medico qual era, ha subito tenuto in considerazione, il "no" dei chirurghi: perché le sue condizioni generali, compromesse, non lo consentivano e perché i donatori sono troppo pochi, troppo preziosi gli organi a disposizione, bisogna riservarli a chi ha maggiori chances di vita, a chi è più giovane. Sessanta, sessantadue anni al massimo. Lui no, era troppo in là con l'età, avrebbe avuto una speranza di vita limitata rispetto a pazienti con meno primavere sulle spalle. Lui, padre di famiglia, lascia un figlio di appena 13 anni. «Trovo assurdo che in un Paese civile come il nostro non si vada incontro alle persone, le si metta con la corda alla gola, le si tratti - sbottò quest'inverno dal letto nella sua stanza al decimo piano del Monoblocco - come dei vecchi ormai inutili». Laureatosi in Medicina e chirurgia nel 1964, Visalli è stato tenente colonnello medico, presidente di un'imponente casa di riposo con 150 dipendenti e oltre 300 ospiti, fino a quando era in forze ha gestito nel Pordenonese un ambulatorio di medicina generale che seguiva 1.500 pazienti. «Parlo per me ma anche per tutti quelli che, come me, si sentono rispondere che sono troppo avanti con l'età per un trapianto di fegato. Ho settantun anni, e allora? Vi sembra poco - soleva ripetere - allungare la vita di un uomo di 10/15 anni? Se non è possibile ricevere un fegato nuovo qui, l'alternativa è rivolgersi all'estero, a pagamento: per sottoporsi a trapianto bisogna sborsare dai 200 ai 300mila euro. Di fronte a situazioni come la mia il Sistema sanitario nazionale dovrebbe venirci incontro. Il mio è un caso drammatico, forse si potrebbero concedere delle deroghe al protocollo nazionale». Decine le telefonate di affetto e sostegno giunte al suo indirizzo quando il caso divenne di dominio pubblico. La frenetica ricerca di un altro ospedale, altri dinieghi ricevuti in Italia, l'ultima spiaggia all'estero, Innsbruck dove Vincenzo aveva mandato tutta la documentazione clinica. Ma il suo cuore si è fermato prima che giungesse una risposta. (Il Gazzettino 9 luglio)
torna su