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IL TRAPIANTO IN CRONACA

Padova 1: l'imam dice sì al prelievo degli organi di un islamico. Padova 2: Testimone di Geova sceglie di farsi cancellare dalla lista di attesa per i trapianti di fegato e muore. Altri due pazienti epatici pronti a sacrificare la loro vita

06/11/2005
PADOVA L'imam dice sì, malati salvi con gli organi di un islamico Le siamo grati per la sensibilità e la collaborazione dimostrate. È una lettera di sentito ringraziamento quella inviata dal Centro regionale trapianti del Veneto (nella foto) all'imam di Agrigento che ha acconsentito al prelievo degli organi di un giovane marocchino, deceduto mercoledì scorso sulle strade del Trevigiano in seguito alle ferite riportate in un incidente stradale. Come da prassi, i medici hanno chiesto ai familiari se autorizzassero la donazione; loro hanno domandato un parere all'imam di Agrigento, la città natale del loro congiunto. Dalla Sicilia è arrivato in Veneto un "sì". E grazie a quel "sì" ora un trentanovenne di Treviso vive con un rene nuovo, una donna di 49 anni è stata sottoposta a Padova a un doppio trapianto rene-pancreas, un uomo cinquantaseienne di Verona ha nel petto un cuore bello funzionante, un romano un fegato. Se non avesse avuto i polmoni contusi a causa di un'emorragia post-traumatica, al giovane extracomuniatio sarebbero stati prelevati anche quelli. Quattro persone possono dunque continuare a vivere grazie al "dono" di Amadine Redauane, classe 1984, che la sua di vita l'ha persa sull'asfalto di Castelfranco Veneto. E grazie a quell'Imam che da lontano ha dato l'ok. È la prima volta che il Coordinamento regionale per i trapianti ringrazia un capo spirituale. Generalmente le lettere vengono inviate solo ai parenti dei donatori. «A nome di tutto il personale del Reparto di rianimazione/Coordinamento per i trapianti dell'Ospedale e del Sistema regionale trapianti, desideriamo esprimervi la riconoscenza e la stima per la generosità e la solidarietà dimostrate con la donazione degli organi e dei tessuti del vostro caro»: questo l'incipit della lettera di ringraziamento che da qualche anno viene spedita ai congiunti di tutti i donatori del Veneto perchè le famiglie sappiano di non essere sole ma sostenute in un momento così delicato e difficile (a loro è dedicato un servizio ad hoc di assistenza psicologica). La lettera prosegue: «Vi esprimiamo il nostro cordoglio per la perdita che avete subito e il rispetto per il valore sociale e civile della donazione: attraverso questo gesto avete permesso che il vostro dolore si trasformasse in speranza di nuova vita per tante persone in attesa di trapianto. Speriamo che questo sia presto per voi motivo di conforto e consolazione». Vengono quindi fornite informazioni, assolutamente anonime, sulla buona riuscita del trapianto sul ricevente. Notizie che saranno date anche all'imam di Agrigento. PADOVA Testimone di Geova ha scelto di farsi cancellare dalla lista di attesa per i trapianti di fegato. Non vuole trasfusioni e preferisce morire Dopo il decesso altri due pazienti epatici pronti a sacrificare la loro vita. Il suo credo gli imponeva di rifiutare trasfusioni di sangue. E fino all'ultimo ha tenuto fede al severo precetto. In attesa di un trapianto di fegato nella Clinica chirurgica I dell'Azienda ospedaliera di Padova, un testimone di Geova ha scelto di togliersi dalla lista che disciplina l'accesso all'intervento. I medici non hanno potuto far altro che rispettare la sua volontà. Il paziente voleva la garanzia che, una volta entrato in sala operatoria, non gli sarebbe stata trasfusa neppure una goccia di sangue. «Possiamo fare il possibile per venirle incontro - gli hanno risposto i chirurghi - ma l'assicurazione di non dover ricorrere a trasfusioni non gliela diamo perchè la certezza matematica non c'è». Reso edotto del rischio a cui si esponeva, il paziente ha comunque deciso di rinunciare al trapianto. Poco tempo dopo è deceduto. Ora il problema che intreccia scienza medica, implicazioni etiche, possibilità individuale di scegliere cosa fare della propria vita, si sta ripresentando: altri due testimoni di Geova, malati epatici, sono in lista d'attesa a Padova per ricevere un fegato nuovo. Che fare? La proibizione delle trasfusioni di sangue - divieto cui sottostare sempre anche quando queste si rivelassero essenziali per la sopravvivenza - è una delle più convinte (e controverse) credenze dei seguaci di Geova: per loro accettare liquido ematico equivale a rinnegare la fede, incorrere nella disapprovazione divina e disprezzare il provvedimento per la salvezza eterna che Dio ha disposto, cioè il prezioso sangue di Cristo. «L'ospedale di Padova ha una chiara linea di indirizzo, individuata dal Servizio di medicina legale: si rispettano le convinzioni dei Testimoni di Geova e si va loro incontro nella misura in cui è possibile ma non si può escludere a priori che si presenti la necessità di ricorrere alla trasfusione di sangue - spiega Claudio Rago, responsabile operativo del Centro regionale per i trapianti - In questo caso si avvisa il paziente dell'eventualità, gli si dice chiaramente quali possono essere le conseguenze delle sue decisioni, se necessario si consulta il Comitato etico in modo che la scelta definitiva sia frutto di un'elaborazione, quindi consapevole». Ma di fronte a un "no" secco della persona, la medicina deve fare un passo indietro. «È giusto informare i pazienti ed è altrettanto giusto tutelare i professionisti: la rete di commissioni etico-cliniche creata nel Veneto ha l'intento di aiutare a riflettere su queste delicate tematiche sia gli operatori sanitari sia i pazienti - osserva il direttore del Centro regionale trapianti Giampietro Rupolo - e di fungere da garanzia per tutti. Sicuramente si tratta di scelte che vanno rispettate». Rimane ora da valutare cosa decideranno i due testimoni in lista d'attesa per un organo nuovo: una delle strade percorribili è che si affidino alle mani dei chirurghi che così verrebbero "responsabilizzati" della scelta di un'eventuale, inevitabile trasfusione, evitando al paziente la sensazione di sentirsi "colpevole". C'è anche da dire che il divieto di trasfusioni imposto dai testimoni di Geova è stato anche pungolo alla medicina per rintracciare nuove strade e perfezionare metodiche innovative che non prevedono l'impiego di sangue. fonte: Il Gazzettino
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