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IN 15 ANNI RADDOPPIATI I PAZIENTI IN DIALISI

Malattie renali: sotto accusa ipertensione arteriosa e diabete.

10/03/2004
Sono l'ipertensione arteriosa e il diabete di tipo 2 i maggiori nemici dei nostri reni, che costringono circa di 10.000 persone ogni anno in Italia ad entrare in dialisi: come dire un paese di medie dimensioni che, per poter continuare a vivere, almeno tre volte alla settimana deve spostarsi in ospedale a purificare il proprio sangue per circa 4 ore. Attualmente si calcola siano complessivamente oltre 40.000 gli uomini e le donne in trattamento: praticamente il doppio dei pazienti in cura 15 anni fa e 7.000 in più rispetto al 1998. "Come la popolazione generale, anche la popolazione dialitica ha una prevalenza di persone anziane - ha affermato il prof. Francesco Locatelli, Direttore del Dipartimento di Nefrologia e Dialisi all'Ospedale "A.Manzoni" di Lecco e Presidente della Societ? Italiana di Nefrologia (SIN) - con una situazione clinica, specie cardiologica, così compromessa che, spesso, pregiudica anche la possibilità di trapianto". Da questi dati emerge un quadro preoccupante, che fa della malattia renale uno dei principali problemi di salute pubblica, destinato tra l'altro a crescere esponenzialmente con l'aumento della vita media. "Nell'arco di 10-15 anni - ha aggiunto - abbiamo assistito ad un radicale mutamento dell'andamento epidemiologico della patologia: se in precedenza il rapporto tra 20/40enni e ultra sessantacinquenni era di 1 a 1, oggi per ogni paziente giovane in cura ce ne sono 6 anziani. Sicuramente ciò è dovuto, in larga misura, all'incremento dell'aspettativa di vita e quindi ad un' 'usura' fisiologica dell'organo, ma proprio per questo è fondamentale intervenire in tempo, tenendo sotto controllo i principali fattori di rischio - ipertensione, sovrappeso e perdita di albumina nelle urine - impedendo così che si instauri la malattia renale progressiva". Di patologie renali se ne è parlato nei giorni scorsi al Centro Congressi Frentani a Roma, durante i lavori delle " Giornate nefrologiche romane", organizzate e presiedute dai proff. Giulio Alberto Cinotti e Francesco Pugliese della cattedra di Nefrologia della Sapienza di Roma, con il patrocinio della Società Italiana di Nnefrologia. "Si tratta di un appuntamento di prestigio e di grande contenuto scientifico - ha spiegato il prof. Pugliese - Il tema della malattia renale viene affrontato sia sotto l'aspetto biomolecolare che clinico terapeutico, con relazioni di altissimo livello di illustri colleghi provenienti anche da altri Paesi". "L'unica possibilità di arginare il fenomeno - ha proseguito il presidente della Società Italiana di Nefrologia - è investire in prevenzione. Di malattie renali si parla purtroppo molto poco: per esempio non tutti sanno che le cause principali dei danni ai reni sono l'ipertensione e il diabete. Basterebbe cioè monitorare la pressione arteriosa, il peso corporeo e controllare la perdita di albumina, tramite un banale esame delle urine, per accendere il campanello d'allarme e intervenire in tempo utile". L'aumento della pressione arteriosa e il diabete, quindi, non solo moltiplicano il rischio di infarto e ictus, ma possono sfociare in un danno ai reni da costringere alla dialisi. Un problema tra l'altro di proporzioni epidemiche, se si pensa che nel mondo sono 40 milioni i diabetici e gli ipertesi alle prese con l'insufficienza renale. "Fortunatamente il dato positivo - ha sottolineato Locatelli - è che oggi non si tratta più di una condanna inevitabile: molti studi clinici dimostrano come curare in modo appropriato questi principali fattori di rischio, diminuisca sensibilmente il pericolo di arrivare alla dialisi. Vi sono molti farmaci efficaci e ben tollerati, tra questi gli ace-inibitori, gli antagonisti dei recettori dell'angiotensina II. Gli ace-inibitori si sono dimostrati efficaci nell'allontanare la necessit? di dialisi nelle malattie renali con importante perdita di proteine nelle urine e nel diabete tipo 1. Gli antagonisti del recettore dell'angiotensina II (irbesartan nello studio IDNT) hanno dimostrato la loro efficacia nell'allontanare la necessità di dialisi nella nefropatia da diabete 2. "Due grandi studi clinici, che insieme confluiscono nella sigla PRIME (Program for Irbesartan Mortality and Morbidity Evaluations) - ha confermato il prof. Giacomo Deferrari, ordinario di Nefrologia e direttore del Dipartimento di Medicina Interna presso l'azienda ospedaliera universitaria 'San Martino" di Genova - hanno dimostrato che l'antagonista dei recettori dell'angiotensina II irbesartan è in grado di abbassare la pressione e di allontanare lo spettro della dialisi e del trapianto. L'effetto favorevole di irbesartan non si limita a normalizzare la pressione, ma ha anche un effetto nefroprotettivo. Il farmaco è efficace nel rallentare la progressione della nefropatia diabetica e questo effetto si osserva sia nei diabetici-ipertesi con funzione renale conservata, sia in quelli già portatori di insufficienza renale". Le patologie renali sono dunque sempre più di tipo vascolare: prevenire le malattie renali significa conservare anche la funzione del cuore. "Il nostro obiettivo - ha aggiunto Locatelli - è di evitare le deriva degli Stati Uniti, a cui si stanno accodando la Germania e altri paesi europei, dove stili di vita sbagliati, un'alta percentuale di persone in sovrappeso o obese, fanno sì che il 50% dei malati di reni candidati alla dialisi sia diabetico e cardiopatico. Avere un cuore in ordine significa inoltre poter affrontare l'eventuale trapianto con minori rischi".
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