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IN ARRIVO UN NUOVO CUORE ARTIFICIALE

L'annuncio durante i lavori del XXIII Congresso della Società italiana di chirurgia cardiaca.

06/12/2006
E' attesa a brevissimo, già dall'inizio del nuovo anno, l'autorizzazione all'uso della terza generazione di cuore artificiale, una sorta di bottone di qualche centimetro di diametro che, sostituito a un cuore che non ce la fa più, permetterà ai pazienti di vivere una vita praticamente normale con un bisogno ridotto di terapie anticoagulanti indispensabili con i device più vecchi. E' quanto dichiarato da Ettore Vitali, Responsabile del Dipartimento Angelo De Gasperis Divisione Di Cardiochirurgia presso l'Azienda Ospedaliera Niguarda Cà Granda di Milano al XXIII Congresso della Società Italiana di Chirurgia Cardiaca che si è tenuto a Roma. Il nuovo cuore artificiale, spiega Vitali, è una piccola centrifuga che con palettine simili a un timone in miniatura pompa il sangue in un modo ottimale riducendo i rischi per il paziente. E' stato sperimentato in molti stati tra cui Austria, Germania, Usa, Australia ed ha dato ottimi risultati tanto da essere ormai prossimo all autorizzazione. Il cuore artificiale, spiega Vitali, permette di avere una vita normale e può essere un salva-vita in tutti quei, moltissimi, casi in cui il trapianto di cuore non è praticabile, almeno 3000 vite in più ogni anno in Italia potrebbero essere salvate e in alcuni casi sembra addirittura capace di 'rimettere in moto' il cuore del paziente in modo da poterlo poi rimuovere dopo un certo periodo di applicazione. C'è sempre più bisogno di cuori da trapiantare, spiega il cardiochirurgo, perché aumenta l'età media della popolazione e aumentano i pazienti reduci da un infarto cardiaco che sono destinati ad ammalarsi di scompenso cardiaco. Per fortuna si salvano più vite da infarto, precisa Vitali, ma il decorso naturale dello scompenso porta ad una insufficienza di funzionalità cardiaca tale da richiedere il trapianto di cuore. Purtroppo, sebbene l'Italia sia il secondo paese al mondo per donatori d'organo e il numero di donatori sia in aumento, non lo é quello di donatori di cuore che è più 'delicato' e non si può prelevare, come per gli altri organi, da donatori anziani. Aumentando il numero di persone con insufficienza cardiaca ma non il numero di cuori disponibili, le liste d'attesa si allungano. Il cuore artificiale, nato come strumento per sostenere i pazienti in quel periodo finestra in cui il loro cuore non ce la fa più ma un cuore nuovo non è ancora disponibile, oggi permette al paziente di tornare a una vita del tutto normale, sostiene Vitali. I cuori artificiali attualmente in uso sono quelli di seconda generazione, le cosiddette 'pompe assiali', che funzionano come turbine aspirando il sangue da una parte e buttandolo fuori da un'altra. Grandi come un pacchetto di sigarette e alimentati con due batterie esterne cui sono collegati, questi congegni sono intracorporei e permettono al paziente di condurre una vita normale, con il più il vantaggio, rispetto al trapianto, di non richiedere terapie antirigetto. In Italia si fanno circa 30 impianti l'anno con buoni risultati, spiega Vitali, ma facendo una stima di quanti avrebbero bisogno di un cuore nuovo però non possono sottoporsi a un trapianto, si calcola che con il cuore artificiale si potrebbero salvare almeno 3000 vite in più ogni anno. Infatti il trapianto di cuore di solito non si fa se la persona ha più di 65 anni ma al tempo stesso i pazienti con insufficienza cardiaca grave sono molto spesso ultrasessantacinquenni. Per questi il cuore artificiale sarebbe dunque l'unica possibilità di salvezza. Ecco quindi che, con la nuova generazione di dispositivi a un passo dal letto del paziente, questa tecnologia farà un ulteriore salto di qualità, sostiene Vitali. Infatti oggi il 90% delle complicanze relative al loro uso è dovuto all'utilizzo di anticoagulanti che il paziente deve sempre assumere per evitare che il sangue, a contatto col materiale artificiale del cuore, coaguli. Le complicanze trombo-emboliche si ridurranno drasticamente con questi nuovi apparecchi, rivoluzionandone l'utilizzo. E in un futuro un po' più lontano, anticipa Vitali, ci sono cuori fatti come 'pompette' grandi quanto una pila stilo e impiantabili con la chirurgia mininvasiva. "Il futuro è anche del cuore artificiale conclude l'esperto dispiace che in Italia non siano stati sperimentati quelli di terza generazione, ma purtroppo le società all'avanguardia preferiscono andare all'estero per evitare i problemi burocratici-amministrativi italiani, togliendo ricchezza e cultura scientifica al paese nonostante la cardiochirurgia italiana sia d'eccellenza". (vipas)
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