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In tempo di coronavirus, meno trapianti ma più consensi per il prelievo di organi

Da inizio emergenza, i donatori di organi utilizzati sono stati 127, contro i 166 dello stesso periodo dello scorso anno. Una diminuzione del 23,5 %

18/05/2020

La pandemia del Coronavirus ha rallentato l’attività di donazione e trapianti di organi in Italia. Nel frattempo, però, è cresciuto il tasso di consenso al prelievo. Ovvero: il numero dei «sì» che permetteranno in futuro di avere nuovi organi a disposizione. In occasione della giornata nazionale della donazione, tenutasi domenica 19 aprile, il Centro Nazionale Trapianti ha fatto il punto della situazione sull’attività durante il periodo di «lockdown».

Donazioni e trapianti ai tempi del Covid-19
Dall’inizio dell’emergenza, i donatori di organi utilizzati sono stati 127, contro i 166 dello stesso periodo dello scorso anno (27 febbraio-16 aprile). Una diminuzione del 23,5 per cento, inevitabile data la situazione complessa delle terapie intensive che sono i luoghi in cui si può procedere all’eventuale donazione di organi dopo l’accertamento di morte. Nella parte dell’anno antecedente alla crisi sanitaria, invece, le donazioni erano aumentate considerevolmente: +13,1 per cento dal 1 gennaio al 26 febbraio 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019.
Più contenuto, invece, il calo dei trapianti: durante la pandemia sono stati 362 (-16,8 per cento rispetto alle stesse settimane del 2019), ma la Rete è riuscita a mantenere sostanzialmente attivi anche i centri trapianto degli ospedali più impegnati nella cura dei pazienti covid-19, da Bergamo (dove nei giorni del picco è stato addirittura effettuato un trapianto di polmoni: fino agli ospedali milanesi (due i trapianti di cuore conclusi a Riguarda in piena emergenza: e a Torino, dove sono stati trapiantati anche reni di donatori svizzeri che rischiavano di rimanere inutilizzati a causa della sospensione dei trapianti nella Confederazione elvetica. Al momento il bilancio del 2020 resta comunque positivo (+3 per cento), grazie alla forte crescita dell’attività che si era registrata tra gennaio e febbraio.

In calo le opposizioni
Ad attenuare l’impatto del calo delle donazioni sui trapianti eseguiti è una significativa diminuzione del tasso di opposizione al prelievo: nella finestra temporale della pandemia i “no” alla donazione sono scesi dal 33,1 per cento del 2019 al 25,3 per cento. Il calo delle opposizioni era stato osservato già prima dell’inizio dell’emergenza: tra gennaio e febbraio i “no” erano stati il 26,7 per cento (30,5 negli stessi mesi del 2019).
«L’impatto della pandemia sui trapianti era atteso, ma il sistema sta tenendo», afferma Massimo Cardillo, direttore del Centro Nazionale Trapianti. «Questo aspetto non era scontato, visto che negli altri Paesi europei si stanno registrando cali decisamente più drammatici». Per Cardillo, «il merito è dello sforzo straordinario che stanno compiendo tutti gli operatori sanitari della rete, contemporaneamente impegnati anche nell’assistenza ai pazienti con Covid-19 ricoverati nelle rianimazioni e nei reparti».

(Fabio Di Todaro, LaStampa.it)

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