indietro

India, vescovo cattolico dona rene a indù

Padre Davis Chiramel, della Federazione per i reni dell’India e monsignor Mar Jacob Muricken

02/06/2016

Un «esempio per i cattolici nell’anno giubilare della Misericordia, ma anche un concreto segnale di fratellanza senza barriere di fede». Nessuna pretesa di farne un «caso», ma un atto semplice di fraternità. Così monsignor Mar Jacob Muricken, vescovo ausiliare della diocesi di rito siro-malabarese di Palai, nello Stato meridionale del Kerala, ha motivato la scelta di donare un rene a un indù, il 30enne Suraj, in dialisi da tempo e in grave pericolo di vita. Il «via libera» alla sua scelta ispirata – come dalle sue parole – dall’invito evangelico che «chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha», era stato dato venerdì scorso dalle autorità sanitarie del Kottayam Government Medical College per l’intervento in programma per ieri nel Lakeshore Hospital di Kochi, nello stesso Kerala. Un’anteprima per quanto riguarda un’autorità ecclesiale, nata dal rapporto di monsignor Muricken con padre Davis Chiramel, fondatore della Federazione per i reni dell’India, che da tempo promuove la donazione altruista di cui ha dato lui stesso l’esempio. Nel 2009, il sacerdote dell’arcidiocesi di Thrissur ha donato un rene a un indù, motivando successivamente attraverso la Federazione una quindicina di sacerdoti e suore e una settantina di laici a seguire la sua scelta. Secondo padre Chiramel, la legge prevede che chi riceva un organo autorizzi un membro della famiglia a donarlo a sua volta a altri. Una condizione irrealizzabile nel caso di Suraj, al quale proprio l’impegno del sacerdote ha garantito un donatore compatibile a titolo gratuito nella persona del vescovo. A Suraj, nato con una grave patologia renale, un anno e mezzo fa era stato comunicato dai medici che solo un trapianto avrebbe potuto salvarlo. Sia la madre, sia la sorella erano risultate tuttavia incompatibili e nel tempo trascorso sinora, la famiglia ha dovuto vendere la casa e il terreno per garantirgli cure essenziali. Come rileva il giornalista cattolico indiano Anto Akkara, originario del Kerala e in contatto con il prelato, «il vescovo Muricken, aveva incontrato padre Chiramel lo scorso anno in occasione di una conferenza sulla donazione altruista di organi. La scelta del ricevente è caduta su Suraj perché il suo caso è particolarmente significativo per la mancanza di studi, la povertà della famiglia, con il padre morto per il morso di un serpente, la madre pure molto ammalata e una moglie con cui condividere una vita stentata messa da tempo a rischio dalla sua condizione fisica». Suraj, d’altra parte «è rimasto particolarmente colpito dall’idea che sia un vescovo a donare uno dei reni». «La nostra Chiesa, come papa Francesco, sostiene la donazione disinteressata di organi: un atto nello spirito della nostra fede», ha raccontato il vescovo di Palai a una televisione locale, dopo che la sua decisione ha cominciato a sollevare curiosità e interesse da parte di mass media e opinione pubblica. «Credo che questo possa lanciare un forte messaggio a chi chi sta intorno, convincerli a aprirsi alla donazione di organi da trapiantare», ha indicato con chiarezza monsignor Muricken, che compirà 53 anni il 16 giugno e che spera che il suo esempio possa insegnare a altri «l’amore disinteressato verso persone sofferenti ma ancora in vita e non solo successivamente alla loro scomparsa». D’altra parte, ha aggiunto il presule, «l’anno dedicato alla Misericordia mi è sembrato il tempo migliore per metter in pratica la mia intenzione». Una decisione che potenzialmente espone lui e la Chiesa locale a critiche da parte di gruppi ostili, ma che è stata commentata positivamente da molti organi d’informazione indiani. Il quotidiano The Hindu ha sottolineato come in un contesto in cui la donazione di organi è poco incentivata anche per ragioni culturali, «questo trapianto sembra aprire a una maggiore accettazione sociale della pratica».

(Avvenire.it, Andrea Lavazza)

 

Il Commento

Il vescovo dona il rene a un indù: quel gesto che spiazza l'India

È un gesto talmente forte ed eloquente dello spirito giubilare dell’amore per il prossimo e della misericordia verso tutti coloro che sono nella sofferenza da avere suscitato, oltre che plauso e ammirazione, anche critiche e perplessità. Chi è ostile ai cristiani, e non sono purtroppo pochi nella più grande democrazia del mondo, capisce che una simile testimonianza di fede e di altruismo non può che segnare le coscienze e gettare ponti di dialogo sincero e disinteressato laddove qualcuno vuole invece dividere e imporre il proprio credo con la violenza e la sopraffazione. Succede a Palai, nello Stato meridionale indiano del Kerala, dove il vescovo ausiliare di rito siro-malabrico, Mar Jacob Muricken, ha donato un proprio rene a un giovane indù gravemente malato e in pericolo di vita, di famiglia povera e sfortunata per diverse circostanze, non ultima l’incompatibilità per il trapianto di tutti i parenti prossimi. La scelta di monsignor Muricken nasce dall’incontro con un altro straordinario religioso, padre Davis Chiramel, fondatore di un’associazione che promuove la donazione samaritana, come viene chiamata dalla recente legge italiana, e che egli stesso ha praticato per primo nel 2009, sempre a favore di un concittadino di religione induista. Il suo esempio luminoso e la sua predicazione hanno convinto negli anni una quindicina di religiosi, comprese alcune suore, a seguirlo sulla strada davvero esigente dell’oblazione di una parte di sé per il bene del prossimo. In un Paese che ha visto autentici pogrom di cristiani, come quello del 2008 in Orissa, quando estremisti indù massacrarono quasi 100 fedeli, per i quali recentemente si è aperta la causa di beatificazione in quanto martiri, e in cui ancora poche settimane fa è servita una petizione popolare per ottenere il rilascio di cattolici falsamente accusati di un grave reato, l’atto d’amore del vescovo di Palai è una risposta che spiazza. Perché si mette su un piano totalmente diverso, lontano da rivendicazioni, da proposte di dialogo, da offerte di perdono. Semplicemente, dice che c’è un amore più grande, quello di chi è pronto a rischiare la propria vita per l’altro, chiunque esso sia, senza nessuna condizione. L’amore insegnato da Gesù e testimoniato da coloro che hanno il coraggio di seguirlo. Salvezza per il giovane Suraj che ha ricevuto il rene, un seme di riconciliazione e convivenza per l’intera India.

(Avvenire.it, Stefano Vecchia)

torna su