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ITALIA: MALATTIE RENALI IN CRESCITA

Gli impegni della Società Italiana di Nefrologia: prevenzione primaria e secondaria.

29/01/2008
Si stima che nella popolazione adulta circa 1 individuo ogni 10 abbia, senza saperlo, un grado d’insufficienza renale moderata, cioè una funzione renale dimezzata o più che dimezzata rispetto alla norma. In Italia il problema è virtualmente sconosciuto dalla popolazione, ancora poco conosciuto e largamente sottovalutato dai medici ed ignorato dagli organi di governo della salute pubblica regionali e/o nazionali, nonostante questa condizione, se non trattata in tempo porti al rischio di dialisi. Al riguardo, la Nefrologia italiana si è data una nuova sfida per il futuro: quella della prevenzione. “I rischi dell’insufficienza renale vanno ben oltre il mal funzionamento dei reni - ha sottolineato il prof. Giovanni Cancarini, Chairman del Governo Clinico della Società Italiana di Nefrologia (SIN) nel corso di un incontro su questa tematica - un intervento precoce sui pazienti con malattia renale cronica aumenta la possibilità di successo della prevenzione e della cura delle patologie cardiovascolari come ictus, infarti e scompenso cardiaco. Per questo la SIN ha individuato la necessità di mettere a punto un’organizzazione che migliori le opportunità di prevenzione delle nefropatie (prevenzione primaria), ne rallenti l’evoluzione (prevenzione secondaria) e prevenga le complicazioni cardiovascolari. Di particolare importanza una maggiore collaborazione fra i medici di medicina generale e la Nefrologia territoriale per la rapida individuazione dei pazienti nefropatici nell’ambito di una strategia di prevenzione e diagnosi precoce.” “Per raggiungere in modo efficace l’obiettivo della diagnosi precoce e della prevenzione, è importante anche che favorire una maggiore informazione all’opinione pubblica attraverso campagne che mirino ad accrescere la conoscenza sulle patologie renali – ha detto il prof. Vittorio Emanuele Andreucci, Presidente della Fondazione Italiana del Rene (FIR) - La FIR e la SIN hanno insieme avviato una collaborazione per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di conoscere il livello della propria funzione renale attraverso esami molto semplici quali la pressione arteriosa e l’esame delle urine.” Nel campo delle malattie renali il nostro Paese può contare su una rete di Nefrologia fra le migliori in Europa ed il primo aspetto di eccellenza, è dato dalla ricerca in campo nefrologico. “L’Italia è all’avanguardia nella ricerca, con un impegno che coinvolge anche strutture nelle piccole città come Bergamo, Reggio Calabria, Lecco oltre ai grandi centri universitari – ha commentato il prof. Carmine Zoccali, Presidente della Società Italiana di Nefrologia (SIN) – il nostro Paese inoltre è annoverato come primo in Europa per numero di pubblicazioni sull’insufficienza renale seguito dalla Germania e dal Regno Unito”. Anche la qualità dell’assistenza nei malati che raggiungono la fase terminale dell’insufficienza renale è alta. E’ il risultato della studio DOPPS (Dyalisis Outcomes and Practice Patterns Study) che ha messo in evidenza i più che soddisfacenti risultati ottenuti dagli specialisti italiani. In particolare, nel nostro Paese i dializzati hanno un rischio di morte del 40% inferiore rispetto agli inglesi e addirittura dell’80% rispetto agli statunitensi e nei pazienti italiani si osserva una minor morbilità cardiovascolare rispetto a quelli d’oltre Oceano. Secondo il censimento della SIN sono 961 le strutture di Nefrologia (pubbliche e private) in cui ogni anno vengono ricoverate oltre 105.000 persone (1.800 per milione di abitanti) ed effettuate 5.774 biopsie renali per malattie dell’organo (99 per milione di abitanti). Sono 9.858 l’anno i nuovi casi di pazienti con insufficienza renale che necessitano di dialisi cronica. L’accesso alla dialisi è garantito su tutto il territorio nazionale e il numero medio di postazioni si aggira intorno ai 220 per milione di abitanti. “In termini di organizzazione della rete assistenziale il livello è buono, anche se esistono margini di miglioramento - ha commentato il dott. Sandro Alloatti, Coordinatore I Commissione del Governo Clinico della SIN - In particolare, la distribuzione dei centri privilegia il Nord al Sud, dove pur essendo presenti centri di eccellenza, questi non sempre sono sufficienti a far fronte al numero crescente di pazienti che hanno bisogno di dialisi”. Per questo le nuove linee di indirizzo della SIN evidenziano la necessità di ampliare l’attività nefrologica sul territorio attraverso lo sviluppo di centri satellite, l’aumento del numero di nefrologi, una maggiore collaborazione con altri reparti per una migliore gestione del paziente e un più efficace coordinamento fra strutture pubbliche e private. La SIN ha inteso indicare le caratteristiche che ritiene ottimali per lo sviluppo della rete nefrologica italiana, stabilendo parametri e specifiche per le risorse strutturali e strumentali, per quelle umane, per le attività e per gli aspetti organizzativi delle strutture nefrologiche. Per raggiungere questo scopo la SIN è partita da una dettagliata descrizione dell’esistente: è stato realizzato un Censimento in via informatica su tutto il territorio nazionale che ha esaminato la situazione nel 2004. I principali risultati dell’inchiesta sono stati i seguenti: 363 strutture pubbliche di Nefrologia e/o Dialisi 303 strutture satellite dipendenti da queste ultime 295 strutture private distribuite in 13 delle 20 regioni italiane per un totale di 961 strutture pari a 16,4 per milione di popolazione (pmp) che comprendevano 2.742 letti di degenza nefrologica (47 pmp). L’attività nefrologica è stata condotta da 3.728 medici (63 pmp) dei quali solo l’80% specialista in Nefrologia. I ricoveri in Nefrologia sono stati 105.238, pari a 1800 pmp/anno Le Biopsie renali per patologie nefrologiche: 5.774, pari a 99 pmp/anno I Pazienti con insufficienza renale acuta: 13.456 casi pari a 230 pmp/anno I Nuovi casi di insufficienza renale che hanno richiesto dialisi cronica: 9.858, pari a 169 pmp/anno I Pazienti in dialisi cronica: 43.293 (741 pmp); 90% in emodialisi e 10% in dialisi peritoneale I Pazienti con trapianto di rene seguiti ambulatorialmente:16.765 pari a 287 pmp. L’Italia risulta essere ai primi posti nel trattamento dei pazienti uremici, a testimonianza dell’avanzato sviluppo della realtà nefrologica nel nostro Paese. Il costo derivante dal trattamento dialitico è tuttavia rilevante, circa 25.000 euro all’anno per un paziente in emodialisi in base ai dati Censis 2001, senza contare altri costi sociali aggiuntivi. Partendo da questa rilevazione dell’esistente, la SIN ha ipotizzato le principali linee di indirizzo: come indicazione generale, l’assistenza del paziente nefropatico va affidata agli specialisti nefrologi poiché la letteratura scientifica ha dimostrato che il precoce riferimento al Nefrologo migliora i risultati clinici a breve, medio e lungo termine. Cardine della rete nefrologica nazionale dovrebbe essere una rete di Strutture Complesse di Nefrologia (SCN), dotate sia di letti di degenza nefrologica, sia di letti di dialisi, capillarmente distribuite sul territorio negli ospedali di maggiori dimensioni con funzioni di centri di riferimento per l’assistenza nefrologica nel territorio di competenza. Già attualmente le SCN svolgono questa funzione, anche se il loro numero e la loro organizzazione varia notevolmente da regione a regione. E’ auspicabile che ogni SCN disponga, oltre che di un centro dialisi principale, di uno o più Centri satelliti al fine di ampliare sul territorio la rete nefrologica dipendente da un’unica struttura. In tali centri la presenza del medico durante i trattamenti dialitici sarà in funzione dell’organizzazione del centro e della tipologia dei pazienti. Una componente privata dell’assistenza nefrologico-dialitica può rappresentare un’integrazione dell’assistenza pubblica. La SIN ritiene che nelle regioni dove coesistono sistema pubblico e sistema privato (ovvero in 13 delle 20 regioni italiane), entrambe le componenti debbano far parte di una rete assistenziale coordinata dalla regione e che debbano essere soggette alle stesse regole. Il documento descrive in dettaglio le caratteristiche delle risorse strutturali, strumentali, umane, delle attività e degli aspetti organizzativi che la SIN giudica opportune e ne fissa i principali parametri utili come punto di riferimento sia per i direttori delle singole strutture nefrologiche, sia per le amministrazioni regionali in fase di programmazione e controllo. Tra le principali novità organizzative che la SIN propone vi è la collaborazione con i MMG (Medici di Medicina Generale) perché una rapida individuazione delle nefropatie e una corretta e capillare attività di prevenzione è possibile solamente in presenza di una stretta collaborazione tra SCN e MMG attraverso periodici incontri, stesura di protocolli comuni diagnostici e terapeutici, analisi epidemiologiche. (vipas)
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