indietro

ITALIA: MANCANO 4MILA POSTI LETTO DI RIANIMAZIONE

I dati diffusi dall'Associazione Nazionale Anestesisti Rianimatori Ospedalieri Italiani (Aaroi) durante l’VIII Congresso nazionale.

08/12/2005
Sono 3.814 i posti letto di rianimazione presenti nel Paese, uno per ogni 15.328 abitanti. Nel Molise la situazione migliore, cenerentola d’Italia la Calabria, a Napoli più posti letto di Milano. A snocciolare, per la prima volta in Italia, il numero dei posti letto nelle rianimazioni e terapie intensive presenti sul territorio nazionale, è l’Associazione Nazionale Anestesisti Rianimatori Ospedalieri Italiani (Aaroi) durante l’VIII Congresso nazionale in corso a Napoli. Attraverso un censimento effettuato nel 2005, l’Aaroi ha rilevato il numero dei posti letto presenti nelle rianimazioni e terapie intensive del Paese. La ricerca è durata circa 12 mesi ed ha coinvolto tutti i presidenti regionali dell’Associazione. Nel nostro Paese, risiedono 58.462.375 abitanti (Dato Istat - anno di riferimento 2004). Secondo l’Aaroi in Italia, in base agli standard degli altri Paesi Europei, occorrerebbero, per assicurare una adeguata e sufficiente assistenza ai pazienti critici, almeno 7.700 posti letto di rianimazione. L’indagine - censimento Aaroi rivela, invece, che su tutto il territorio italiano ne sono disponibili solo 3.814. All’appello mancano,quindi, 3.886 letti che, in termini percentuali, rappresentano il 50% dei posti necessari. E ancora, analizzando nel dettaglio i dati, emerge che a livello nazionale vi è un posto letto ogni 15.328 abitanti. Al Nord vi è un posto letto ogni 14.215 abitanti, al Centro uno ogni 13.601, al Sud ogni 20.070 e nelle Isole un posto letto ogni 17.306 residenti. È emergenza al Sud, quindi, dove in Calabria c’è un posto di rianimazione ogni 26.437 abitanti. Non meno felice la situazione in Puglia dove esiste un posto letto ogni 24.655 residenti. Spostandoci al Centro la situazione tende a migliorare decisamente ma affiora una certa disomogeneità dei numeri. Le percentuali dei posti letto, rispetto al numero totale, sale dal 16,3% del Sud al 24,8%. Nel Molise addirittura si sfiorano gli standard ottimali: qui, gli anestesisti dell’Aaroi hanno rilevato un posto letto ogni 8.255 abitanti. Media che, invece, precipita in Toscana dove vi è un posto ogni 16.355 residenti. Non particolarmente grave, ma comunque al di sotto della media prevista, la situazione nel Lazio: i 432 posti presenti nella regione, riescono a garantire un posto letto ogni 12.200 abitanti. In Abruzzo ed in Umbria, invece, i posti di rianimazione non superano, rispettivamente, la soglia di 100 unità e garantiscono mediamente un posto ogni 15.000 residenti. Nel Nord, al contrario, assistiamo ad una situazione un po’ più omogenea. In quasi tutte le regioni si superano i 100 posti letto mentre l’unica regione ad avvicinarsi agli standard ottimali è la Liguria dove è garantito un posto letto ogni 9.768 abitanti. Discreta anche la situazione del Veneto: 398 letti ed un posto per ogni 11.808 residenti. “Dopo questo censimento, che ha coinvolto tutte le segreterie regionali dell’Aaroi e che in assoluto è il primo censimento effettuato in Italia, si evince che vi è una grave carenza di posti letto, necessari ed indispensabili, per assistere adeguatamente il malato critico, quello cioè le cui funzioni vitali, respiratorie, cardiovascolatorie, renali sono compromesse” sottolinea Vincenzo Carpino, Presidente Nazionale dell’Aaroi. Questi centri sono pertanto definiti anche centri salvavita, in cui l’assistenza medico infermieristica deve essere continua, ad alto livello di specializzazione e 24 ore su 24. Questo censimento – prosegue Carpino - ha messo in evidenza una carenza del 50% di quei posti letto in riferimento agli standard degli altri Paesi europei. In questo quadro, come al solito, sono le regioni meridionali a pagare il prezzo più alto, con un numero di posti letto pari solo al 25% dei posti letto necessari. Si dovrebbero cioè triplicare, in queste realtà, - spiega il Presidente dell’Aaroi - il numero dei posti letto attualmente funzionanti. Il piano sanitario nazionale del 1998 e quasi tutti i piani regionali hanno indicato nel 3% il posto letto di terapia intensiva rispetto al totale dei posti letto di un ospedale. Questo standard non è stato ancora raggiunto, infatti, siamo intorno alle percentuali del 2,2-2,3% con variabilità regionale maggiore al Nord e minore al Sud. Della carenza di queste strutture – conclude Carpino - purtroppo se ne parla solo quando si verificano fatti eclatanti, ma subito si tende a dimenticare il problema”. Ma il censimento Aaroi ha anche monitorato lo stato dell’arte delle Centrali Operative -118. Nell’80% dei casi le strutture risultano essere affidate ad un anestesista rianimatore, mentre le restanti unità sono coordinate da altre figure di specialisti. Ad esempio, tutte le Centrali operative presenti in Abruzzo, Molise e Province autonome di Trento e Bolzano non sono gestite da anestesisti rianimatori. Infine, l’Aaroi, denuncia che in Italia vi è una carenza di specialisti nella disciplina: all’appello ne mancano più di 1.000. Due sono le cause principali. La prima senza dubbio è lo stress e le responsabilità che questa professione comporta, l’altra è nella bassa retribuzione: gli anestesisti rianimatori italiani guadagnano la metà di quanto percepisce un altro collega europeo e addirittura un quarto rispetto allo stipendio di un anestesista che lavora oltreoceano. (Il Sole 24 ore sanità n. 47)
torna su