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iTransplant, un’app per la donazione e il trapianto delle cornee.

Progetto della Fondazione Banca Occhi del Veneto.

17/07/2012
Un tablet per raccogliere tutti i dati sulle cornee donate e trapiantate, per seguirle dall’assenso del donatore agli esiti nel paziente che le ha ricevute: niente più carta o innumerevoli passaggi di informazioni da un medico all’altro, tutta la banca dati sarà a disposizione con un click. Lo consentirà il progetto “iTransplant” della Fondazione Banca degli Occhi del Veneto ONLUS, grazie allo sviluppo di una piattaforma informativa per il miglioramento della donazione e del trapianto di cornea. PROGETTO Perché sia utile informatizzare le procedure e semplificarle più possibile lo spiegano i numeri della Banca, la prima in Europa per numero di cornee raccolte e distribuite: solo da gennaio a giugno di quest’anno sono stati raccolti oltre 2.100 tessuti corneali ed eseguiti più di 1.400 trapianti, 38 cornee sono state inviate per interventi in urgenza (due all’estero, in Serbia e Portogallo) e 383 lembi corneali sono stati usati per scopi di ricerca. Nel 2011 i tessuti oculari raccolti e processati hanno superato quota 4.400 e ogni anno transitano nella Banca circa due milioni di dati sensibili: una mole di informazioni che deve essere gestita al meglio per garantire sicurezza e qualità delle procedure. «Il progetto iTransplant, all’avanguardia nel settore, prevede la ridefinizione di tutto il flusso informativo di Fondazione Banca degli Occhi, attraverso lo sviluppo di programmi ad hoc per la gestione delle fasi di donazione e trapianto», spiega Giovanni Mazzacurati, presidente di Fondazione Banca degli Occhi. «Oggi molte informazioni relative alle donazioni passano attraverso il telefono e la carta, per poi rientrare in un secondo momento in un sistema informatizzato con diversi passaggi di dati che vengono scritti, riscritti e trascritti – aggiunge Diego Ponzin, direttore della Fondazione –. Nell’era dell’informatizzazione anche il processo di donazione e trapianto di cornea fa un passo in avanti, per migliorare la tracciabilità dei tessuti: questo aiuta a ridurre tempi e risorse necessarie, ma soprattutto ad arginare il rischio di errore umano. La prospettiva è arrivare a dialogare con i sistemi informatizzati adottati dalla rete regionale e nazionale dei trapianti, avviando un nuovo metodo di lavoro che potrebbe essere scelto anche da altre organizzazioni che si occupano di donazione e trapianto». DATI Il progetto, sostenuto da diverse Fondazioni di banche venete e friulane fra cui la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, prevede che ci siano tablet a disposizione di medici e operatori di laboratorio della Banca degli occhi; sui tablet sono raccolte e recuperate in tempo reale le informazioni sul donatore, l’assenso dei familiari, la valutazione biologica della cornea, fino all’invio del tessuto in uno dei 150 ospedali legati alla Fondazione veneta nei quali si effettuano i trapianti. Quindi, vi sarà la possibilità di monitorare il decorso dell’intervento e le condizioni del paziente che, grazie a quel dono, è tornato a vedere. Il sistema sarà applicato anche per l’attività di biobanca, cioè l’utilizzo di tessuti che non sono idonei al trapianto ma vengono usati per gli studi scientifici, per dare un contributo prezioso alla ricerca sulle cellule staminali e le nuove tecniche chirurgiche. PROSPETTIVE Proprio grazie agli studi scientifici si stanno aprendo nuove prospettive per il trattamento delle distrofie corneali, di cui si è discusso in un recente convegno presso la Fondazione Banca degli Occhi a cui ha preso parte anche Jayne Weiss, una delle massime esperte mondiali di queste patologie della cornea di origine genetica, che possono colpire la cornea in tutti i suoi strati rendendo necessari trapianti totali o parziali. «La nostra banca può fornire tessuti per trapianto adatti a sostituire solo gli strati danneggiati della cornea, per interventi di cheratoplastica lamellare anteriore o posteriore: operazioni più selettive, che si stanno oggi diffondendo nella pratica di molti chirurghi oftalmologici», spiega Ponzin. Nei primi tre mesi dell’anno un centinaio di interventi con le cornee della Banca degli Occhi sono stati effettuati proprio per risolvere distrofie corneali, ma la ricerca punta alla terapia genica: «La nuova classificazione delle distrofie corneali, che Jayne Weiss ha stilato a oltre un secolo di distanza dalla precedente, è determinante per l’avanzamento della diagnosi e della cura di queste patologie. Oggi possiamo pensare di intervenire sulla struttura genetica della cornea, mirando a modificarla», conclude Ponzin. (Elena Meli, corriere.it)
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