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L’ultimo desiderio di Reyhaneh Jabbari.

“Cara mamma, dona i miei organi. E poi dammi al vento”.

28/10/2014
É una toccante lettera alla madre l’ultimo audio-messaggio dell’iraniana Reyhaneh Jabbari giustiziata per impiccagione per aver ucciso l’uomo che voleva stuprarla. La ragazza ricorda gli ultimi orribili 7 anni trascorsi nelle prigioni di Teheran e chiede che cuore, occhi, reni e quant’altro possa servire venga dato in dono. E nessuna tomba su cui piangere. «L’ultima pagina del libro della mia vita» l’ha voluta scrivere lei stessa. Reyhaneh Jabbari, la 26enne che sabato è stata impiccata in Iran perché “colpevole” di essersi difesa da un tentativo di stupro, ha detto addio alla madre Sholeh Pakravan con un toccante messaggio audio (registrato ad aprile ma reso noto solo dopo l’esecuzione grazie all’impegno degli attivisti del Consiglio Nazionale di Resistenza iraniano). Ripercorrendo i suoi sette anni negli inferi delle prigioni di Teheran, a partire da quella sera in cui tutto ebbe inizio: quando Morteza Abdolali Sarbandi, un ex agente dell’intelligence, l’attirò nel suo appartamento con la scusa di offrirle un incarico come interior designer e tentò di abusare di lei. Prima di dire addio a questo mondo Reyhaneh ha espresso il suo ultimo desiderio per il quale, lei che aveva imposto alla famiglia di non implorare mai i giudici, chiede di arrivare fino alla supplica purché venga esaudito. «Mia dolce madre, cara Sholeh, l’unica cosa che mi è più cara della mia stessa vita, non voglio marcire sottoterra. Non voglio che i miei occhi o il mio giovane cuore diventino polvere. Prega perché venga disposto che, non appena sarò stata impiccata il mio cuore, i miei reni, i miei occhi, le ossa e qualunque altra cosa che possa essere trapiantata venga presa dal mio corpo e data a qualcuno che ne ha bisogno, come un dono. Non voglio che il destinatario conosca il mio nome, compratemi un mazzo di fiori, oppure pregate per me. Ti dico dal profondo del cuore che non voglio avere una tomba dove tu andrai a piangere e a soffrire. Non voglio che tu ti vesta a lutto per me. Fai di tutto per dimenticare i miei giorni difficili. Lascia che il vento mi porti via».
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