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L’AIDO in vetta!

A Capanna Margherita, il rifugio più alto d’Europa!

20/07/2021

Un gruppo di fragili ha scalato il Monte Rosa con AIDO per promuovere la cultura della donazione di organi, tessuti e cellule

Domenica 18 luglio, AIDO, l’Associazione Italiana per la Donazione di Organi, Tessuti e Cellule, ha raggiunto Capanna Margherita, il rifugio più alto d'Europa (4.556 mt), sul Monte Rosa.

Valeria Lusztig - ideatrice del progetto GUARDAMI ADESSO, titolo anche del suo ultimo libro - Samantha Ciurluini, Antonella Tegoni, Mirko Dalle Mulle e Gabriel Zeni hanno compiuto l’impresa! Stretti in cordata, hanno spinto Mirko e Gabriel fino alla cima. Stremati e felici, i due, domenica mattina presto, hanno issato la bandiera di AIDO sulla vetta.

Fragili rocce, si definiscono così i nostri sognatori in cordata, chi affetto da fibrosi cistica, chi trapiantato di reni, chi trapiantato di polmoni, ognuno con la sua "scalata" da raccontare, quella vera, affrontata in un letto d'ospedale, ognuno con la sua "vetta" da raggiungere, quella della rinascita grazie al trapianto, quella della forza di guardare al futuro nonostante tutto, quella di "quel respiro che caratterizza ogni cima" (Gabriel Zeni), quella "per portare nel cuore il proprio donatore e festeggiare con il suo angelo la fine di anni di mancanze e privazioni" (Mirko Dalle Mulle), quella per "continuare a sorprendersi e a inseguire sogni: faticando, ma continuando a salire" (Antonella Tegoni), quella per "essere da stimolo a quanti stanno ancora lottando" (Samantha Ciurluini), quella per raccontare una consapevolezza nuova, una "non vetta con la stessa dignità di una vetta", una rinuncia alla scalata che vale di più di qualsiasi cima raggiunta (Valeria Lustzig)... perché ci vuole più forza ad essere fragili, perché è lì la vera "scalata".

Partito sabato 17 da Alagna Valsesia, il gruppo ha raggiunto, con gli impianti di risalita, Punta Indren, per poi iniziare la traversata fino a Capanna Gnifetti a 3647 mt. Domenica 18 luglio, con partenza alle 2:30 di notte, la scalata è proseguita tra i crepacci del ghiacciaio del Lys per raggiungere il Colle del Lys a quota 4151 mt, per poi affrontare la salita finale fino alla Punta Gnifetti (4554 mt), dove il rifugio Capanna Margherita ha accolto i nostri Mirko e Gabriel, gli unici fragili a terminare l’impresa, stremati dalla fatica ma felici fino alla commozione.

Stretti nell’abbraccio liberatorio dei due, anche Valeria, Antonella e Samantha, le altre “fragili rocce” in cordata con loro, ma anche gli oltre 20 amici e sostenitori giunti da ogni parte d’Italia per scalare con loro, oltre che i medici, le guide e i soccorritori. Tutti legati da un’unica eccezionale “cordata solidale” dedicata ad AIDO.

E proprio le parole di un amico di Valeria Lustzig, suo supporto nella scalata, Francesco Ferretti, saranno il nostro “diario della scalata”. Parole arrivate come un dono ad AIDO e che AIDO vuole restituire a chi legge:

“Tutti i diari di vetta hanno un inizio. Questo parte da lontano. 1978, forse 1979. Una notizia brutta per i ragazzini del muretto. Federica ha un incidente con il suo motorino nuovo ricevuto in regalo pochi giorni prima. Batte la testa, è in coma. Il giorno dopo Federica non c’è più. I suoi riccioli castani resteranno un ricordo per gli amici del muretto, un buco a forma di Federica nelle nostre serate di adolescenti spensierati.

Cosa c’entra… c’entra che Federica dona i suoi organi e che poco dopo gli amici si iscrivono ad AIDO. Mi iscrivo anch’io, con la firma di mamma e papà in quanto minorenne… Gruppo AIDO Federica, si chiamava. La tessera AIDO è rimasta legata per sempre al ricordo di quei riccioli.

Molti anni dopo, mio padre viene a trovarsi sulla sponda opposta. Malato di fegato, ha bisogno di un trapianto, al King’s College di Londra lo salvano per un pelo e rinasce almeno per qualche anno a nuova vita. Penso a chi gli donò il fegato, penso a Federica. Penso che un giorno potrei averne bisogno o forse potrei donare, il fiume dei trapianti d’organo ha due sponde e non sta a noi decidere da che parte stare.

Molto tempo dopo, leggo di Valeria e la conosco. Sta dalla sponda dei trapiantati. Le hanno dato due polmoni nuovi per tenere il passo della sua forza di volontà.

Mi piace la sua determinazione, mi piace il suo andare in montagna al passo del suo respiro. La invito a raccontare la sua scalata invisibile ai miei amici camminatori, ha già salito i quattromilacentosessanta metri del Cristo delle Vette al Balmenhorn ma vuole andare oltre. Vuole salire fino a Capanna Margherita, in compagnia di altre persone che come lei hanno subìto un trapianto d’organo e che lei chiama fragili rocce.

Ha nel cuore quella vetta e il ricordo di un amico che non c’è più, anche lui alpinista e anche lui trapiantato di polmoni: Marco Menegus.

Mi regala una maglietta con il suo logo, una donna che passa dallo stroller alla piccozza. Guardami adesso, si chiama il suo progetto. Geniale. Non ho visto Valeria con lo stroller dell’ossigeno ma la vedo adesso con la piccozza e la sua forza sposta le montagne. Le dico subito che vorrei itosalire anch’io a Capanna Margherita con lei, con loro… Per dare una mano, per condividere l’avventura, semplicemente per esserci. Ho vissuto da vicino la vicenda del trapianto di organo, e dei doni ricevuti si deve in qualche modo ringraziare.

Ci siamo, il diario della salita diventa un presente di autostrade, ritrovi, funivie. Io parto in solitaria da Alagna Valsesia un giorno prima per evitare gli impianti di risalita, lo zaino pieno di pensieri belli. Bivacco in tenda nel silenzio del Col d’Olen sotto un cielo pieno di stelle e proseguo il giorno successivo per l’incontro con tutto il gruppo al rifugio Gnifetti.

A tavola si decidono cordate e orari. Ci sono medici, guide alpine, soccorritori, la mia funzione è di supporto: nello zaino trasporto una bombola di ossigeno per le emergenze. La partenza è fissata per le 2:30 del mattino seguente. Scendo la ripida scaletta che porta al ghiacciaio e mi ritiro in tenda a cercare un po’ di riposo sotto le stelle.

La mattina i riti della partenza. Caffè, poi imbragature, ramponi, piccozze… attendo le cordate al buio del ghiacciaio scrutando il cielo, una stella cadente benedice il progetto di Valeria. Mi lego in cordata con lei, la sua guida e il medico e iniziamo la salita del ghiacciaio del Lys con passo lento e costante. Porto con me il ricordo di Federica e di mio padre, delle due sponde del fiume dei trapianti d’organo.

Arriviamo al pelo dei quattromila metri, per Valeria e per altre due fragili rocce la fatica si fa troppa e insieme al medico decidono di rinunciare alla vetta. Rinuncia che non è sconfitta, rinuncia che è avere comunque spinto in su un’asticella, aver gridato al mondo la voglia e la gioia di quell’impresa.

Mi preparo per tornare a valle ma il mio posto in cordata serve ad una delle persone che scendono. Mi dispiace un po’ abbandonare la cordata dell’amicizia con Valeria ma sono parimenti felice di proseguire la salita. Mi lego in cordata con altri soccorritori e un medico. Stavolta il ritmo di salita è altissimo, dobbiamo raggiungere le cordate davanti a noi che nel frattempo stanno arrivando al colle del Lys per il necessario supporto. Quasi fatico a tenere il passo, mordo l’aria rarefatta ad ogni respiro. Raggiungiamo la prima cordata, giusto il tempo per una barretta e un po’ di the caldo. Tutti stanno andando benone, per medico e guide possiamo proseguire. La minore pendenza e il ritmo un po’ più tranquillo concedono un po’ di ristoro anche se la nebbia avvolge tutto intorno. Per fortuna non fa freddo, arriviamo al traverso finale e con un’ultima fatica siamo a Capanna Margherita.

La fatica e la tensione si sciolgono in abbracci e lacrime di gioia, ognuno porta con sé lo zaino del cuore e nessun posto come la vetta può schiuderlo così bene al vento. Vento che nel frattempo ha spazzato le nuvole e apre al sole il bianco eterno delle montagne tutto intorno.

E così poco dopo le otto di una luminosa mattina di luglio lo stendardo di AIDO sventola a Capanna Margherita nelle mani di Gabriel e Mirko, le fragili rocce che hanno portato al rifugio più alto d’Europa i pensieri e le gioie di tutte e di tutti. Non ci sono vittorie e sconfitte, non ci sono arrivi o rinunce. Ci sono solo gioia e gratitudine”.

La gratitudine sicuramente di AIDO, che con la sua Presidente Nazionale Flavia Petrin, rivolge a tutti i protagonisti di questa “cordata di solidarietà” il suo affetto più sentito e sincero: “AIDO è abituata a scalare a montagne. Lo fa da oltre 48 anni. Una continua salita per promuovere una scelta facile quanto un “Sì”, ma, allo stesso tempo, difficile da portare nella coscienza collettiva (e il tasso di opposizione sempre troppo alto, conferma e comprova questa difficoltà).

Ma AIDO non ha paura delle salite, e procede con il passo sicuro di chi ci crede, sempre e da sempre… di chi crede nella bellezza della solidarietà e della vita che rinasce.

Oggi VOI siete stati il “nostro passo deciso”, su una montagna reale, il Monte Rosa, fino a Capanna Margherita, ma con tutta la forza di un simbolo che speriamo possa muovere gli italiani ad una nuova consapevolezza sul tema.

Grazie Valeria, ideatrice del progetto Guardami Adesso. Grazie Mirko, Gabriel, Samantha e Antonella!

Grazie a tutti gli amici che vi hanno seguito in questa impresa.

Grazie alle guide, ai medici, ai soccorritori che vi hanno accompagnato. Voglio citare: il coordinatore del progetto e dei soccorritori, l’alpinista Luca Colli; tutti i soccorritori, Marco Bonacina, Luca Cavallini, Fabio Allkoci, Andrea Parisi; le guide alpine, Cristian Candiotto, Mauro Piccione, Davide Gallian, Luca Bianco, Stefano Pellisero, Gioele Poddine; il medico di spedizione, il dottor Luigi Vanoni; infine, il partner scientifico del progetto, il CeRiSM research center – Rovereto (TN), in particolare il dott. Aldo Savoldelli e il dott. Gianluigi Dorelli.

Grazie a tutti coloro che hanno sostenuto e che sosterranno la scalata con una donazione.

Grazie a tutte le persone che hanno seguito questa avventura e hanno fatto il tifo per voi.

Grazie di cuore a tutti voi, che avete portato AIDO nel cuore e in vetta

Per sostenere la nostra associazione, vi ricordiamo il link:
https://www.retedeldono.it/it/progetti/aido/un-dono-per-la-vita 

Si ringrazia C.F.E.S. Medical che ha noleggiato a titolo gratuto 6 bombole da 3L di ossigeno medicale.
Si ringrazia la AUSL Reggio Emilia (Azienda Unità Sanitaria Locale di Reggio Emilia) per il noleggio a titolo gratuito di 4 bombole da 4 L di ossigeno.
Si ringrazia Reggio Gas per il noleggio a titolo gratuito dell’attrezzatura.
Si ringrazia Xenia global per la donazione di prodotti.

Francesca Boldreghini
Direttore della Comunicazione AIDO Nazionale
Tel. +39 333 456 6590
Mail: direttore.comunicazione@aido.it

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